Dopo il dietrofront e la proroga alla Vivenda, il consigliere comunale interroga i vertici dell'ente. Sotto accusa la qualificazione Anac di Messina Social City
MESSINA – La retromarcia sul bando della mensa e la corsa ai ripari con la proroga tecnica alla Vivenda aprono un fronte politico e amministrativo più ampio. Al centro della discussione c’è adesso l’architettura procedurale scelta da Messina Social City e il ruolo delle società partecipate del Comune, temi sollevati da un’interrogazione urgente del consigliere comunale Alessandro Russo indirizzata al presidente Francesco Giorgio e al direttore generale Giuseppe Arpi.
Il rebus delle stazioni appaltanti e le deleghe esterne
L’esponente dell’opposizione accende i riflettori sui meccanismi che hanno portato prima all’affidamento della procedura all’Atm e poi all’azzeramento. Russo vuole sapere «se la scelta di revocare in autotutela la gara pubblica avrà conseguenze dal punto di vista dell’effettiva fornitura del servizio di mensa alle scuole comunali per il presente anno scolastico, soprattutto in ragione della eventuale nuova indizione della gara, con la relativa tempistica di esecuzione e della circostanza che anche la precedente gara era stata affidata ad Atm Spa (come lo scorso anno a Messina Servizi) che l’avrebbe dovuta gestire in quanto Messina Social City risulterebbe ancora organismo non qualificato Anac per fungere da stazione appaltante per tali tipi di procedure di gara».
La questione dei requisiti e la logica dell’interno
Il ragionamento politico si sposta poi sulla struttura aziendale e sul perimetro delle competenze. Per il consigliere non è accettabile che un’azienda che gestisce servizi così rilevanti non sia ancora autonoma nelle procedure complesse. Per questo chiede «se sia intenzione della dirigenza aziendale di procedere alla qualificazione di Messina Social City secondo i requisiti Anac al fine di gestire queste importanti gare autonomamente. Visto che ormai da qualche anno l’Azienda opera economicamente appare singolare che le gare di una certa entità debbano essere affidate ad alte società partecipate».
La stoccata finale tocca il cuore normativo dell’affidamento interno e del contratto di servizio con Palazzo Zanca. Russo ricorda «che la logica di affidamento interno di servizi pubblici essenziali è giustificata, a norma del vigente Codice degli Appalti, per la maggiore e più efficace capacità di erogazione di un ente interno all’amministrazione, oltre che per maggiore economicità». Da qui la conclusione critica: «Laddove i servizi, soprattutto se contenuti nel Contratto di Servizio che regola i rapporti tra l’Amministrazione e l’Azienda, siano invece affidati in esterna per il tramite di società pur comunali ma di altro settore, ciò comporterebbe una analisi approfondita sulla effettiva capacità gestionale dell’Azienda di assicurare ed erogare i servizi affidatile da Contratto di Servizio».

