La sentenza sull'episodio avvenuto a Merì e ripreso dalle telecamere di sicurezza
Si chiude con una condanna e un’assoluzione il processo per l’aggressione a una donna incinta avvenuta due anni fa a Merì. La malcapitata era stata picchiata da un’altra donna mentre si trovava in auto, all’interno della villa comunale. Sotto processo, insieme alla responsabile dell’aggressione, una 44enne messinese, anche il fratello della vittima, allora detenuto a Barcellona.
Il 33enne barcellonese aveva un cellulare in cella e con quello aveva telefonato alla sorella, avvisandola che due donne l’avrebbero avvicinata per spararle. L’aggressione era poi avvenuta, nei prezzi della villa comunale di Merì. La giovane si trovava in auto quando l’aggressora si era avvicinata, sporta all’interno dell’abitacolo e l’aveva colpita al viso, per poi fuggire a bordo di un altro veicolo.
L’aggressione in auto ripresa dalle telecamere
La vittima, pur piegata dai dolori, aveva provato a raggiungerla e ne era nato un breve inseguimento. Tutto era avvenuto sotto la lente di una telecamera di sicurezza che ha permesso ai Carabinieri di ricostruire i fatti, arrestando la responsabile. Indagando sull’episodio era emerso anche il particolare della telefonata dal carcere da parte del fratello della vittima, che subito dopo le botte era stata visitata al pronto soccorso dell’ospedale di Milazzo e curata.
La sentenza
La seconda sezione penale del Tribunale ha dichiarato non doversi procedere nei confronti dell’imputata per le lesioni aggravate e nei confronti del secondo imputato per le minacce aggravate. L’uomo è stato invece condannato Quest’ultimo è stato invece condannato ad un anno e mezzo per utilizzo indebito del cellulare durante la detenzione Hanno dieso gli avvocati Giuseppe Ciminata e Giuseppe Bonavita, assistito dal praticante Giovanni Alacqua Genovese.

