Sul palco anche l'Orchestra giovanile dell'Accademia Teatro alla Scala tra le note di Beethoven, Stravinsky e Mozart
MESSINA – Sabato scorso al Palacultura si è tenuto il concerto inaugurale della Stagione concertistica dell’Accademia Filarmonica, ultima delle associazioni musicali messinesi ad inaugurare la stagione 2026/2027, con un’eccellente orchestra, ed un solista di pregio.
Il concerto è stato preceduto dai saluti di rito del Presidente dell’Associazione, Marcello Minasi, che si è soffermato sul valore intrinseco della musica in questi periodi di guerra che stiamo vivendo, e della Direttrice artistica Grazia Maria Spuria, che ha introdotto il concerto e illustrato brevemente i prossimi appuntamenti.
Protagonisti della serata l’Orchestra Accademia Teatro alla Scala, diretta da Marco Angius, e il pianista Ruben Micieli, in un concerto dedicato alla musica classico/romantica, con due giganti del genere: Mozart e Beethoven, intervallata da un brano più moderno, del Novecento, di Stravinsky.
La prima parte della serata è stata dedicata interamente a Ludwig Van Beethoven, la cui musica in questa stagione dell’Accademia è oggetto di particolare attenzione, celebrandosi l’anno prossimo il duecentesimo anniversario dalla morte (26 marzo 1827).
L’Orchestra Accademia Teatro Alla Scala, con il pianista solista Micieli, hanno eseguito il Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra in si bemolle maggiore, op. 19.
Composto nel 1795, costituisce i realtà il primo concerto per pianoforte composto da Beethoven, risalendo il concerto n. 1 al 1798. Si tratta di una composizione gradevole, ove è innegabile l’influenza mozartiana, specie nel primo movimento, “Allegro con brio”, ricco comunque di spunti di notevole interesse. Il secondo movimento “Adagio” è senz’altro il più interessante e originale, intriso di un intenso lirismo, ma anche qui l’influenza degli adagi dei concerti mozartiani è del tutto evidente. Il terzo movimento “Rondò. Molto allegro”, è un tipico rondò beethoveniano, di carattere brioso, un po’ acerbo, come del resto gli altri movimenti, se paragonati ai successivi concerti per pianoforte composti dal musicista tedesco.
Ottima comunque la prova dell’Orchestra composta esclusivamente da giovani di età inferiore a 30 anni, i quali hanno dimostrato un ottimo affiatamento, e convincente precisione nei fraseggi, grazie anche alla sapiente direzione di 𝐌𝐚𝐫𝐜𝐨 Angius.
Entusiasmante la performance di 𝐑𝐮𝐛𝐞𝐧 Micieli, giovane ma già affermato pianista siciliano, dalla tecnica sicura e raffinata.
Grandi applausi del pubblico, ai quali Micieli ha ricambiato offrendo ben tre bis: “Alla Turca Jazz”, uno strepitoso adattamento jazz del celebre Rondo Alla Turca dalla Sonata K. 331 di Mozart, applauditissimo; la “Tarantella” di Rossini/Liszt e il “Grande Valzer brillante” op. 18 di Chopin.
La seconda parte della serata è iniziata con un prezioso brano di Igor Stravinsky, che, per la sua peculiarità, lo stesso direttore 𝐌𝐚𝐫𝐜𝐨 Angius ha voluto spiegare brevemente.
Molte composizioni di Stravinsky traggono ispirazione dalla musica settecentesca, che lui rielabora in chiave moderna, trasformandola in musica politonale, ricca di dissonanze, e soprattutto conferendole un ritmo accentuato (la componente ritmica è una caratteristica precipua in Stravinsky). Il Concerto in mi bemolle maggiore fu composto nel 1938, l’ultimo lavoro di Stravinsky prima del suo definitivo trasferimento negli USA a causa della guerra. Denominato “Dumbarton Oaks”, dal nome della residenza dei magnati americani Mr. e Mrs. Woods Bliss, è una composizione da camera, per archi e fiati, che si ispira ai Concerti Brandeburghesi di Bach, in particolare al Terzo. In tre movimenti, “Tempo giusto”, “Allegretto” e “Con moto”, si tratta di un brano geniale, di difficile esecuzione, ove le sonorità e i temi barocchi sono rimodulati con una modernità straordinaria, e, in particolare nell’ultimo movimento, accompagnati da un ritmo incessante, irresistibile. Eccellente e matura la prova dei giovani orchestrali, di fronte a un brano così arduo.
L’Orchestra è stata altrettanto convincente nell’ultimo brano eseguito: la Sinfonia n. 29 in la maggiore, K 201, di Wolfgang Amadeus Mozart. Composta nel 1774 , è la seconda Sinfonia di elevato spessore artistico composta da Mozart, dopo quella in do minore K 183. È una composizione incantevole in tutti e quattro i movimenti; la Sinfonia trascende il gusto galante in voga all’epoca per raggiungere vette di intima spiritualità, ma con quella leggerezza tutta mozartiana, una gioia serena, ma sempre velata di una sottile e leggiadra malinconia.
Ogni movimento è un piccolo miracolo artistico. Per chi volesse approfondire, invito a leggere, ove possibile, il commento di Lorenzo Arruga nella copertina del vinile Deutsche Grammophon Resonance, ove il critico musicale dedica a questa Sinfonia, insieme alla n. 33 K 319, una pagina indimenticabile, della quale mi piace riportare l’inizio: “Nostro fratello Mozart….ci presenta due partiture deliziose ed impeccabili, percorse da stupende fantasie, da fremiti d’inquietudine, dal gioco della musica che si fa lieve come una felicità. Ci offre soprattutto la sua compagnia”.
L’esecuzione di questo capolavoro ha entusiasmato il pubblico del Palacultura, al quale l’Orchestra ha offerto come bis il secondo, soave, movimento “Andante”.

