Il sindacato chiede una svolta nelle politiche di sviluppo, il 20 novembre sarà sciopero
“Produciamo il 37% di ricchezza per abitante in meno della media nazionale. Senza investimenti produttivi, lavoro stabile e salari dignitosi, l’area metropolitana di Messina continuerà a perdere terreno e giovani”. Lo dice la Cgil Messina commentando i nuovi dati sul valore aggiunto provinciale, elaborati dal Centro Studi Tagliacarne e Unioncamere. Dati che restituiscono una fotografia preoccupante della situazione economica e produttiva della provincia di Messina.
Una fotografia che conferma le criticità strutturali che la Cgil Messina denuncia da anni: debolezza del sistema industriale, insufficienza degli investimenti produttivi e un modello economico incapace di generare sviluppo diffuso, occupazione stabile e prospettive per le nuove generazioni.
Il divario economico e la posizione in classifica
Nel 2025 – prosegue la Cgil Messina riportando i dati dell’ultima rilevazione – il valore aggiunto pro capite della provincia di Messina si attesta ad appena 21.584 euro, contro una media nazionale di 34.317 euro, collocando il territorio al 90° posto su 107 province italiane. Un divario di quasi 13 mila euro per abitante, pari al 37,1% in meno rispetto alla media nazionale, che diventa ancora più evidente nel confronto con le principali città italiane. Ma Messina resta indietro anche rispetto alle principali realtà metropolitane del Mezzogiorno: Napoli registra 23.324 euro, Palermo 22.732 euro e Catania 21.728 euro.
“Questi numeri – dice il segretario generale della Cgil Messina, Pietro Patti – confermano che il nostro territorio continua a scontare un ritardo economico e produttivo strutturale. Non siamo di fronte soltanto a un divario statistico, ma alla rappresentazione di un’economia che non riesce a creare sufficiente valore, occupazione di qualità e opportunità per chi vive e lavora nella nostra provincia. È il risultato di anni di mancate scelte strategiche, di investimenti insufficienti e dell’assenza di una vera politica industriale”.
Crollo dell’industria e squilibrio verso i servizi
La Cgil evidenzia come a preoccupare maggiormente sia proprio il dato relativo all’industria: nel territorio messinese il comparto industriale rappresenta appena il 6,88% del valore aggiunto complessivo, contro il 19,68% della media nazionale. Un peso che equivale a poco più di un terzo di quello registrato nel Paese. Non solo: nel 2025 l’industria messinese ha subito un’ulteriore contrazione dello 0,75%, mentre a livello nazionale ha registrato una crescita dell’1,37%.
Segnali negativi arrivano anche dalle costruzioni, che registrano una flessione dell’1,36%, a fronte di una crescita nazionale del 3,43%. La crescita complessiva dell’economia messinese, pari al 2,19%, rimane inoltre inferiore alla media italiana del 2,30%. La struttura economica del territorio appare fortemente concentrata nei servizi: le attività che comprendono pubblica amministrazione, istruzione, sanità e altri servizi rappresentano il 32,12% del valore aggiunto provinciale, contro il 19,15% nazionale. “Non si tratta di mettere in discussione il ruolo fondamentale dei servizi pubblici, del commercio o del turismo – prosegue Patti – ma di prendere atto che senza una base industriale solida e diversificata non è possibile costruire uno sviluppo equilibrato e duraturo. Il turismo rappresenta una risorsa importante, ma da solo non può garantire quella quantità e qualità di occupazione necessaria a contrastare precarietà, bassi salari e spopolamento”.
Le vertenze aperte e le priorità per lo sviluppo
Per la Cgil Messina, questi dati rendono ancora più urgente affrontare le vertenze industriali aperte sul territorio. Dalla chiusura della “Cargill” alle criticità che interessano la “Duferco”, dal rischio che riguarda il futuro della Centrale A2A al mancato potenziamento della cantieristica navale, emerge la necessità di costruire una strategia complessiva per difendere e rilanciare il patrimonio produttivo della provincia. “Da troppo tempo – sottolinea Patti – assistiamo alla progressiva perdita di attività produttive senza che venga costruita una reale alternativa industriale. Non possiamo rassegnarci a un territorio che perde imprese, competenze e posti di lavoro e nel quale tanti giovani sono costretti ad andare via per trovare un’occupazione dignitosa”.
La Cgil Messina ribadisce la necessità di un piano straordinario per il lavoro e lo sviluppo produttivo della provincia, fondato su alcune priorità: rilancio dell’industria e della cantieristica navale, tutela degli insediamenti produttivi esistenti, investimenti nelle infrastrutture e nella logistica, valorizzazione delle aree industriali, innovazione tecnologica, formazione delle competenze e rafforzamento dei servizi pubblici.
Lo sciopero generale del 20 novembre
Per la Cgil servono scelte, investimenti e impegni concreti, serve un’assunzione di responsabilità da parte del Governo nazionale, della Regione Siciliana e delle istituzioni territoriali. La Cgil ha più volte sollecitato la costruzione di una strategia condivisa per lo sviluppo di Messina, mettendo al centro il lavoro, l’industria, le infrastrutture e la qualità dell’occupazione.
“Il divario tra Messina e il resto del Paese non è un destino inevitabile – dice il segretario della Cgil, Patti – ma il risultato di scelte politiche ed economiche che devono essere cambiate. Il nostro territorio ha risorse, competenze e potenzialità che vanno finalmente messe a sistema. La sfida è creare ricchezza e fare in modo che questa si traduca in salari migliori, diritti, occupazione stabile e futuro per le nuove generazioni”.
Sono anche queste le ragioni della mobilitazione della Cgil e dello sciopero generale del 20 novembre, che vedrà a Messina una manifestazione territoriale con un corteo che attraverserà le strade cittadine. Perché – sottolinea la Cgil Messina – senza lavoro dignitoso, senza salari adeguati e senza sviluppo produttivo non può esserci un futuro per Messina.

