Secondo le segreterie sono tredicimila gli iscritti al partito in provincia, oltre seimila in città. Rao: «Cifre chiare, ma c’è ancora da lavorare». La replica “interna” della Bottari: «Dai numeri sembra che siamo i più bravi, abbiamo più iscritti, ma facciamo meno iniziativa politica. Perché? Perché sono elenchi frutto di clientele»
«Messina si presenterà forte al prossimo congresso. Forte soprattutto delle circa tredicimila tessere sottoscritte nella provincia». E’ questo il pensiero del segretario provinciale Pippo Rao, in vista della tappa che l’11 ottobre vedrà il Pd impegnato in un confronto interno importante per il futuro del maggiore partito del centrosinistra, non solo in relazione al rinnovo delle segreterie. Il numero dei tesserati, per la sola città di Messina, è di 6500. Numeri che provengono dalla segreteria cittadina rappresentata da Giuseppe Grioli. Numeri che fanno gonfiare il petto all’asse locale e sembrerebbero dare ragione allo schieramento che fa riferimento a Francantonio Genovese: «Cifre chiare – afferma Rao -, considerando anche il momento di difficoltà del centrosinistra. Cifre che dimostrano il radicamento forte sul territorio».
Radicamento che, secondo “la base”, è anche figlio del lavoro svolto sui circoli: 58 dislocati nei 6 quartieri cittadini e 75 nella provincia, per un totale di 133 complessivi (secondo i dati della segreteria provinciale). Ma che attività svolgono questi circoli? Sono luoghi di confronto politico o semplici punti di raduno per le comunità? Secondo Pippo Rao va contingentato tutto all’interno del momento politico del partito: «C’era l’esigenza di includere e rendere parte integrante del nostro progetto quante più forze del territorio possibili: sensibilità sociali, gruppi di varia natura, associazioni, aree politiche. I circoli in questo senso hanno fatto da collante per l’aggregazione di queste realtà». Dunque manca il reale confronto politico in questi spazi, che nelle intenzioni doveva rappresentare la vera e propria risorsa all’interno del Partito Democratico. Il cuore pulsante. Rao risponde così a coloro che sostengono che i circoli, attualmente, servono probabilmente solo per mostrare i muscoli attraverso i numeri: «Ribadisco che il tutto va contingentato al momento. Il lavoro sui circoli non è ancora terminato. La nuova fase, che dovrà seguire a quella già esposta, è il passaggio dall’aggregazione alla partecipazione, con i circoli che dovranno divenire laboratorio di progettualità e luogo di discussione sul progetto politico».
«In tal senso – continua il segretario cittadino Grioli – abbiamo approntato un coordinamento dei circoli per ciascuna circoscrizione al fine di coordinare meglio l’attività degli stessi sul territorio, in sinergia con i rappresentanti istituzionali».
Abbiamo detto dei numeri. 58 i circoli cittadini secondo la base. Ma c’è qualcuno a cui i conti non tornano. Secondo l’asse dei “non allineati” infatti, facente riferimento ad Antonio Saitta, Filippo Panarello, Gioacchino Silvestro e Angela Bottari, i circoli in città sono 86. Una differenza di “conteggio” che non può non fare sorgere dubbi. «I circoli? Messina è tutta una finzione, un paradosso – afferma l’ex assessore Bottari.- Dov’è il partito? Un partito in cui i dirigenti non sanno con esattezza quanti circoli ci sono che partito è? Il numero dei circoli sembra essere un segreto di Stato tra Genovese, Rao, Lamacchia e Cami. Dai numeri sembra che siamo i più bravi, abbiamo più iscritti, ma facciamo meno iniziativa politica. Perché? Perché non sono adesioni reali, bensì elenchi frutto di clientele. Che tengono lontano chi si vuole iscrivere davvero».
