Più che di un Partito del Sud ci vorrebbe una politica per il Sud
C’è poco da fare: l’estate 2009 passerà alla storia come l’estate del fantomatico “Partito del Sud”, il nuovo soggetto politico la cui minaccia di costituzione viene brandita a ogni piè sospinto da esponenti politici meridionali che – di punto in bianco, come se si trattasse di una novità dell’ultimo minuto e non invece di una situazione iniziata con l’Unità d’Italia – pare abbiano scoperto che il Sud è in fase di collasso.
Ma il Sud ha davvero bisogno di un partito?
Sicuramente non ha bisogno di un nuovo soggetto politico costituito da personalità che, vivendo forti difficoltà all’interno dei propri partiti d’appartenenza, si stanno giocando le ultime carte nel tentativo di ritardare, quanto più possibile, la fine delle loro carriere politiche. Il Sud ha bisogno di nuove idee, ha bisogno di essere ripensato alla luce di quel glorioso passato che l’ha caratterizzato sino al 1861, anno che sancì l’Unità d’Italia.
Più che di un Partito del Sud, c’è bisogno di una politica per il Sud che non per forza deve assumere le sembianze di un vero e proprio partito. Basterebbe semplicemente che l’attuale classe dirigente meridionale, e non, avesse il coraggio di mettere in pratica un’innovativa politica imperniata su poche ma necessarie verità.
La suddetta classe dirigente dovrebbe:
– compiere un’operazione verità sul processo che ha portato all’Unità d’Italia e sul perché il Sud, prima che divenisse Italia, fosse quattro volte più ricco del Nord. Un’operazione questa tesa non a rivendicare, ma a far comprendere come lo stato unitario, così come si è formato, ha portato più svantaggi che vantaggi. Addirittura, attraverso un articolo pubblicato domenica, Il Sole 24 ore fa risalire all’Unità l’origine del debito pubblico italiano;
– rifiutare ogni tipo di politica assistenzialista e puntare sulla responsabilità della spesa pubblica. In tal senso una politica innovativa non può prescindere da una seria e rigorosa applicazione del federalismo fiscale;
– chiedere al Governo di intervenire sulle uniche tre questioni sulle quali ha davvero competenze, e cioè: costruzione di nuove infrastrutture da distribuire in modo capillare sul territorio; avviare una massiccia sburocratizzazione dell’apparato statale pubblico che rappresenta la prima vera fonte di corruzione; garantire nei territori interessati dalle varie criminalità organizzate ordine e legalità;
– spiegare alla gente che l’epoca dell’impiego pubblico come ammortizzatore sociale è definitivamente superata e che, proprio per questo, c’è bisogno del concorso di tutti affinché un territorio con tanti problemi, ma ricco di energie e bellezze naturali possa tornare a produrre ricchezza e non solo esportazione di manodopera;
– puntare sulla formazione scolastica e professionale dei giovani promuovendo la sussidiarietà in ogni suo aspetto e declinazione. Una società forte, libera e responsabile nasce da una scuola libera che deve mirare – come recentemente ha ben spiegato il leader dei conservatori inglesi David Cameron – “a invertire il collasso delle responsabilità personali, che deriva inevitabilmente dal trasferimento del controllo dall’individuo e dalla comunità nelle mani di élite politiche e burocratiche. Possiamo invertire il processo di atomizzazione in atto nella nostra società dando alla gente il potere di lavorare collettivamente con i propri pari per risolvere problemi comuni. Possiamo invertire l’infantilizzazione della nostra società invitando la gente a cercare riposte in se stessi, nella propria comunità e nella più vasta società, invece che solo nello Stato. Soprattutto, possiamo incoraggiare la gente a comportarsi in modo responsabile se faremo sapere loro che, comportandosi in modo corretto e prendendosi delle responsabilità, otterranno dei riconoscimenti sociali e potranno fare la differenza”.
Ecco se tutto questo è nelle intenzioni di coloro che vogliono dar vita al Partito del Sud (ai quali consigliamo di chiamarlo Partito per il Sud) allora ben venga tale novità nel panorama politico italiano, altrimenti è meglio lasciar perdere perché si genererebbe ulteriore frustrazione nella gente e si sa che la frustrazione può capitare che sfoci in azioni poco gradevoli e poco edificanti.
