Messina: la città dell’abbandono

Messina: la città dell’abbandono

Messina: la città dell’abbandono

lunedì 10 Agosto 2009 - 15:01

Nei primi mesi del 2009 la cronaca cittadina è stata caratterizzata da numerose storie di degrado sociale

Molto spesso veniamo a conoscenza di classifiche più o meno accreditate che in base a parametri di giudizio differenti tendono a fornire un’immagine dello stato di salute delle città italiane. In queste, Messina, appare sempre negli ultimi posti o quantomeno nelle zone meno nobili della classifica. Ultimamente ha colpito la graduatoria delle università meritevoli, che ha visto posizionare l’ateneo peloritano tra i cosiddetti “spreconi”.

I criteri per giudicare una città, sono molti e variegati, tra questi non può mancare il dato che rilevi il livello qualitativo dei servizi sociali offerti alla cittadinanza. Per Messina, il 2009 appare come l’annus horribilis di questo settore delicato, poiché sin dal mese di Gennaio si sono proposti con prepotenza casi di cronaca che evidenziano delle carenze nelle strutture che si occupano di monitorare le situazioni più difficili.

Nei primi giorni del nuovo anno aveva suscitato clamore la storia dei tre fratelli Di Giovanni di Via Gerobino Pilli a Camaro S. Paolo. Giovanni e Francesco, rispettivamente di 60 e 66 anni erano stati trovati morti in casa il giorno di S. Silvestro. La loro morte era avvenuta da tempo, tant’è che il terzo dei tre, Carmelo, di 68 anni, viveva a loro fianco da almeno sei mesi sommerso dalla sporcizia, in una situazione di totale degrado. Una storia agghiacciante che aveva scosso buona parte dell’opinione pubblica cittadina e dei media nazionali.

A Marzo un’altra storia di povertà travalica il chiuso di una misera casa e diventa cronaca: due donne,una madre di 76 anni e la figlia di 45 anni, vivevano in un’abitazione di via Alding (alle spalle del Collereale) in stato di assoluto deterioramento, senza soldi e fra montagne di rifiuti.

A Giugno le vittime diventano i minori, due sorelline di 8 e 5 anni raccontano la propria storia di terrore al padre. Per due anni la madre, insieme al nuovo compagno le ha costrette a subire violenze fisiche e psicologiche. Particolari agghiaccianti che vedevano coinvolta anche la zia (sorella della madre) in una escalation di orrore inaudito: l’uomo le violentava; la madre le costringeva ad assistere mentre in macchina aveva rapporti sessuali con diversi uomini oppure in altre occasioni le conduceva in un cimitero e le mostrava teschi e altre ossa umane.

Ora lo storia dell’ottantunenne cieco di S. Margherita tenuto in misere condizioni poiché considerato pericoloso.

L’abbandono, la mancanza di attenzione, è uno dei temi più problematici della società contemporanea. Sappiamo come i ritmi frenetici conducano a non tener conto del proprio vicino, anche quando si tratta di un parente, frequentemente le storie di degradazione umana si svolgono tra le mura domestiche . Ancora più grave risulta essere il fatto che spesso ad abbandonare siano le istituzioni che lasciano spazio a situazioni di emergenza sociale. Gli anziani, le donne, i bambini sono le categorie più a rischio: i quattro casi elencati sono solo una piccola parte di una tragedia silenziosa che al momento dell’essere svelata suscita sempre grandi cori di indignazione e di pronto intervento.

In questo periodo di vacanza, di “dolce abbandono” delle città per raggiungere le mete delle vacanze, una piccola riflessione seppur noiosa sembra obbligatoria.

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