L'art. 34 della Carta Costituzione è ancora in vigore?!

L’art. 34 della Carta Costituzione è ancora in vigore?!

L’art. 34 della Carta Costituzione è ancora in vigore?!

venerdì 20 Novembre 2009 - 21:29

Il 30 ottobre u.s., al termine della seduta di Diploma di Specializzazione, il Prof. Luigi Giuseppe Angiò, Direttore della Scuola in Chirurgia Generale I, rivolgendosi ai neo-specialisti, si è così espresso.

Innanzitutto Vi porgo le congratulazioni mie e degli altri commissari, così come del Consiglio dei Docenti, con l’augurio che la Vostra futura vita professionale possa essere costellata delle migliori gratificazioni e dei più prestigiosi traguardi.

Noi, Docenti della Scuola e Vostri Tutor, con il prestigioso aiuto degli autorevoli Colleghi che Vi hanno ospitato nelle loro Istituzioni, abbiamo curato la Vostra formazione chirurgica, trasmettendoVi nel contempo quei valori di umanità e di etica sociale che debbono ispirare il nostro operato.

Questo, si badi bene, per quanto perito e diligente, non implica sempre la guarigione della persona malata, ma il serio tentativo di arrivarci sì, l’obiettivo prioritario essendo la sua cura, da espletare nel pieno rispetto della sua dignità, che è appunto garantita dalla consapevolezza terapeutica del nostro agire chirurgico e dalla conciliazione delle potenzialità dello stesso con le aspettative del paziente.

L’esercizio dell’arte medica e, in particolare, di quella chirurgica mette tutti noi nella condizione di disporre dei corpi altrui. Circostanza questa che ci può dare un senso di potenza che pochi altri posseggono.

Orbene, abiurate atteggiamenti di narcisismo e di immodestia, entrambi di estrema pericolosità nella nostra professione, in quanto ci impediscono di cogliere i nostri limiti e i nostri difetti, macroscopici agli occhi degli altri.

Non posso, però, accomiatarmi da Voi, senza soffermarmi sulla triste vicenda vissuta nell’ultimo anno da questa Scuola di Specializzazione e senza esprimere, prendendo da essa spunto, alcune mie considerazioni.

Un erede gattopardesco di un’obsoleta baronia universitaria, degno soltanto di biasimo e di pietà, facendo leva su un potere personale, verosimilmente fondato su una fitta rete di connivenze, in contrasto con la cristallina trasparenza richiesta all’Amministrazione Pubblica, mi ha mosso una guerra, solo apparentemente insensata.

Forte della mia onestà, mi sono ribellato ai soprusi messi in atto nei miei confronti e con inevitabili ricadute su di Voi specializzandi, ottenendo come risposta un ingiustificabile e deprecabile silenzio dagli Organi ai quali mi sono rivolto ovvero ulteriori azioni di prevaricazione, basate su vili menzogne propinate con arroganza e sfacciataggine.

Tutti Voi, quali medici in formazione specialistica, avete avuto modo di assistere a questo indegno, ignobile spettacolo occupando, purtroppo, un posto in prima fila e, inoltre, in alcuni momenti ne siete stati anche interpreti, non mancando di manifestare con indiscusso orgoglio il Vostro risentimento nei confronti del mal celato regista.

Orbene, a Voi neo-specialisti, vittime come me dell’altrui azione, mi sento di dover trasmettere questo monito: la Vostra formazione professionale non può interrompersi oggi, con il conseguimento del diploma di specialista in chirurgia generale. Voi dovete continuare a crescere in questa nostra nobile professione, perché solo così potrete ribellarVi all’amorale familismo, all’intollerabile nepotismo, all’illecito corporativismo, ma anche al clientelismo e al servilismo, riprovevoli malattie etiche di questa nostra Società.

E’ vero sì che, quando sai già in anticipo che la tua assunzione, la tua carriera sono correlate alla tua origine e alla logica di un Sistema che, basato sul demerito e sulla tua fedeltà a questa o a quella lobby di potenti, altro non è se non il trionfo dell’appartenenza sulle competenze,

*ti vengono meno entusiasmo e slancio, energia e dinamismo e ti passa la voglia di sgobbare per costruirti il futuro,

*un senso di frustrazione ti pervade e il vuoto di attese di assunzione e di speranze di promozione ti contagia,

*e la crisi di fiducia nelle Autorità di Governo si trasforma fatalmente nel tuo animo in sfiducia nelle regole del Sistema che, fondato sul pilastro dell’imparzialità, proprio dello Stato di diritto, dovrebbe garantire ai migliori un gratificante lavoro, coniugando equità e libertà all’insegna del merito.

Ma, se ti fermi di fronte alla porta a te sbarrata e se pensi di guadagnarti un posto con la sussurrata raccomandazione – deprecabile se non serve ad attestare le tue qualità -, cioè con la spintarella, fai il gioco di quelle cupole

*che promuovono nel Paese la cultura dell’eterno favore, che ormai lo pervade e lo paralizza,

*che appiattiscono le storie individuali,

*che, eredi dell’antimeritocratico sessantotto, ignorano la democratica promozione del merito e frenano il diritto di chiunque al riconoscimento delle personali qualità e capacità, che dovrebbe essere il motore della Società protesa all’affermazione dei migliori;

*che mettono in pratica la scarsa o assente volontà di dare spazio ai non appartenenti,

*che, in sintesi, per salvaguardare l’oligarchia del Sistema che le esprime, mortificano le aspettative di promozione sociale dei singoli individui per il tramite del lavoro.

Eppure già la Carta delle Dichiarazioni dei diritti dell’uomo e del cittadino (1789) sanciva, all’articolo 6, che tutti, essendo uguali agli occhi della legge, possono raggiungere il vertice della scala sociale, secondo le loro capacità, e senza altra distinzione che quella delle loro virtù e dei loro talenti.

Concetto, questo, che trova conferma nella nostra Carta Costituzionale che, all’articolo 34, così recita: I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.

Diritto garantito dallo Stato, quindi, non favore da parte delle lobby che, in nome della logica di clan e con il sistema della cooptazione, operano, nel buio di stanze nascoste agli sguardi altrui, a danno degli interessi dei singoli individui indipendenti, per i quali nella Società non c’è più posto: non hai alcuna speranza di ottenere un’assunzione, di ottenere un avanzamento di carriera se non fai parte della cordata giusta, che si riflette in una lobby; puoi sgobbare, ma è difficile vederti riconoscere meriti quando sei indipendente.

Vista questa sciagurata situazione della Società, che promuove il trionfo del demerito, che scoraggia i più virtuosi, che ne fiacca la tempra, viene da chiedersi: *come uscire da questo putrido e corrotto Sistema? *chi deve occuparsene?

Alla prima domanda si può rispondere che i diritti vanno rivitalizzati. Per rispondere alla seconda, invece, basta mutuare una frase di un celebre discorso di Kennedy: Non chiederti che cosa può fare per te l’America. Chiediti piuttosto cosa tu puoi fare per l’America.

E allora, ritornando a Voi neo-specialisti: se volete ribellarVi alle ingiustizie, dateVi da fare: continuando a promuovere la Vostra formazione chirurgica, avrete la possibilità, forti della Vostra professionalità, di essere spiriti liberi e non sarete obbligati a garantire alla consolidata gerarchia della Casta Bianca il Vostro omertoso silenzio di fronte agli illeciti, agli abusi da essa commessi nelle assunzioni e nelle promozioni e in quella nebbia di disuguaglianze e di privilegi che essa potrebbe dispiegare per ostacolare e/o avvolgere la Vostra futura carriera, così come ha ammantato la mia.

RicordateVi: ciascuno è artefice del proprio destino.

E per concludere, siate rispettosi dei Vostri futuri maestri, siate zelanti nei loro confronti, ma abiurate l’obbedienza cieca spesso reclamata dal potere degli stessi, non divenite cioè loro servi.

E’ questo l’insegnamento che credo di averVi trasmesso con il mio modus vivendi.

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