Nuovi gravi atti intimidatori nelle scorse ore: da inizio anno è una spirale senza via d'uscita, con attentati et similia giorno dopo gioro
Proiettili e minacce da Reggio Calabria a Vibo Valentia. In Calabria non si ferma la spirale di intimidazioni per i magistrati in prima linea contro le cosche della ‘ndrangheta. La situazione è preoccupante, e oltre ai magistrati anche politici e giornalisti sono oggetto di una sequela di episodi inquietanti negli ultimi mesi.
A Reggio Calabria, dove il 2010 è iniziato nel segno dell’attentato all’ingresso della Procura generale, gli avvertimenti ormai si susseguono. L’ultimo è di poche ore fa: una busta, con all’interno un proiettile calibro 9, è stata indirizzata al pm della Dda di Reggio Calabria, Antonio De Bernardo. Il plico è stato intercettato, in fase di smistamento della corrispondenza in una realtà, nella fascia ionica, che il magistrato conosce bene per avere portato alla sbarra esponenti delle principali cosche locali, come i vertici del clan Iamonte di Melito Porto Salvo.
Solidarietà al pm reggino è stata espressa dal ministro della Giustizia Angelino Alfano: -Solidarietà e vicinanza – ha detto il Guardasigilli – che si traducono, da parte del Governo, in un percorso di coerenza e di operatività, mirato ad assicurare, agli uffici giudiziari calabresi, quelle risorse umane e materiali necessarie a proseguire, con determinazione e forza, nell’azione di contrasto alla criminalità organizzata-.
Il presidente della Regione Calabria, Agazio Loiero, esprimendo solidarietà ai magistrati, ha parlato di -clima di imbarbarimento che, secondo me, non è estraneo alle elezioni-.
Ma il rosario di episodi oscuri che hanno avuto come teatro la città di Reggio Calabria è lungo. Dopo la bomba di gennaio e l’auto imbottita di esplosivo scoperta a poca distanza dal tragitto del corteo del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in visita ai magistrati sotto attacco, ci sono stati anche il proiettile di fucile e la lettera di minacce recapitata al pm della Dda Giuseppe Lombardo: insomma, quanto basta per fare dire al procuratore Giuseppe Pignatone che -la situazione a Reggio Calabria continua a essere estremamente pesante e questo episodio è la conferma di uno stato di tensione all’interno delle cosche della ‘ndrangheta che sfocia in attentati e intimidazioni a magistrati, forze dell’ordine e giornalisti-.
La situazione è simile a Vibo Valentia, solo un centinaio di chilometri più a nord, dove, sempre in queste ore, ignoti hanno vergato su un muro, in pieno centro cittadino, la scritta -Spagnuolo vattene o muori- messaggio inequivocabile diretto al procuratore Mario Spagnuolo, già aggiunto della Dda di Catanzaro. La scritta è stata cancellata e le indagini sono state avviate dalla polizia. Dal procuratore Spagnuolo solo -No comment-. Nel clima di tensione si inseriscono le rivelazioni del pentito di ‘ndrangheta Gerardo D’Urzo che ha svelato i progetti delle cosche per eliminare, in due distinte circostanze, l’ex sostituto della Dda di Catanzaro Marisa Manzini e la parlamentare di Alleanza Nazionale Angela Napoli.
