Si lavora ad un piano di risanamento: vanno ripianati i debiti pregressi, altrimenti sarà impossibile votare il bilancio del Comune. Ma i consiglieri, “scottati” dal precedente di Messinambiente e insospettiti da alcune partite di giro dell’azienda, vogliono vederci chiaro
Il tallone d’Achille di Palazzo Zanca si chiama Atm. E’ l’azienda trasporti di via La Farina il punto più debole di un già debole di suo Comune. E nei giorni in cui si lavora alla predisposizione del bilancio di previsione, crocevia della vita amministrativa della giunta Buzzanca, si pone un grande problema: per votarlo, il bilancio, sarà prima necessario risanare le casse dell’Atm. Il che significa, in soldoni, ripianare debiti pregressi per circa 20 milioni di euro, sanare l’anomalia dei bilanci dell’azienda non approvati dal Comune dal 2004 ad oggi, porre le basi per la sua trasformazione in Spa, prevista dalla legge. Roba da “mission impossibile”, dirà qualcuno. Poco ci manca. Anche perché se da una parte dovrà essere abile l’assessore alle Finanze Orazio Miloro a “tessere” una tela senza macchie e a far quadre i conti con una transazione tra Comune e azienda, dall’altra dovranno poi essere i consiglieri comunali ad assumersi l’onere di votare in aula la delibera “salva Atm”.
Si assumeranno questa responsabilità? Ieri, al termine della commissione Bilancio presieduta da Giuseppe Melazzo nella quale erano ospiti proprio Miloro e il commissario dell’Atm Cristofaro La Corte, i mugugni non si contavano. I consiglieri, infatti, vogliono vederci chiaro, come del resto lo stesso Miloro, su “come” si siano formati questi debiti. Melazzo ha chiesto ufficialmente all’Atm la consegna «con assoluta urgenza» di una nutrita documentazione, interna ed esterna. Dalla quale si evincerebbero, tra l’altro, errate imputazioni del Tfr, comunicazioni interne all’azienda sulla gestione delle risorse, addirittura “emissione impropria di mandati di pagamento”. In pratica, questo è il timore (in realtà molto più di un timore) emerso ieri, parte di quei debiti fuori bilancio avrebbero origini “oscure” o comunque non documentabile. Il che renderebbe improponibile una loro copertura da parte del consiglio comunale, ma anche da parte di un’amministrazione responsabile.
E poi c’è uno spettro: a molti questa vicenda ricorda quella che nel 2005 portò i ventisette consiglieri comunali del tempo a votare il “famoso” debito fuori bilancio di Messinambiente, una transazione col Comune da oltre 18 milioni di euro. Un voto sul quale è ancora in corso un procedimento della Procura della Corte dei Conti che, nel peggiore dei casi, potrebbe portare chi si assunse, allora, quella responsabilità a tirar fuori di tasca quasi 24 mila euro a testa. Molti sono ancora oggi in carica (Marcello Capillo, Giuseppe Capurro, Bruno Cilento, Antonio Fazio, Mario Rizzo, Roberto Sparso, Gaetano Gennaro, Giuseppe Trischitta, Tani Isaja, Marcello Greco e Paolo Saglimbeni). E molti si taglierebbero le mani pur di non correre nuovamente questo rischio.
