Sull’edificabilità dell’area Triscele di via Bonino interviene l’amministratore del marchio di birra siciliano Francesco Faranda

Sull’edificabilità dell’area Triscele di via Bonino interviene l’amministratore del marchio di birra siciliano Francesco Faranda

Sull’edificabilità dell’area Triscele di via Bonino interviene l’amministratore del marchio di birra siciliano Francesco Faranda

giovedì 20 Maggio 2010 - 22:28

-Nessun progetto di dismissione - spiega Faranda - Nei piani dell’azienda solo nuovi investimenti. I trend di vendita e produzione sono in netta crescita”. La Triscele intanto sbarca su quattro mercati internazionali.

La birra Triscele non lascia anzi rilancia. Nessuna dismissione per gli stabilimenti di via Bonino, storici impianti della famiglia Faranda. La recente sentenza del Tar che rende edificabile l’area su cui sorgono gli attuali stabilimenti non interferisce e non cambia i piani dell’azienda. Ad assicurarlo è l’amministratore della Triscele Francesco Faranda che, anzi, annuncia alcune importanti novità.

Ed ecco alcuni numeri che la dicono lunga sui risultati raggiunti e sui progetti futuri. La Triscele, presente sui mercati della birra con i marchi “Birra del sole” (e la sua variante cruda) e “Patruni e Sutta”, chiuderà il 2010 con una produzione che raggiungerà i centomila ettolitri. Nei mesi scorsi sono stati chiusi contratti che porteranno all’esportazione delle bionde “Birra del Sole” e “Patruni e Sutta” negli Stati Uniti, in Giappone, in Svezia e in Australia. La Triscele, da diversi mesi, produce e imbottiglia birra anche per conto di importanti catene della grande distribuzione. “Triscele- spiega Faranda è l’unico birrificio industriale in Sicilia-.

La società punta a rafforzare la propria presenza sul territorio siciliano e all’estero e a diventare partner, come produttore di birra a marchio, della Grande Distribuzione Organizzata. Negli ultimi due anni abbiamo compiuto passi che ci spingono solo verso il rafforzamento della nostra azienda. Negli stabilimenti di via Bonino è sorta la sala cottura che durante la gestione Heineken era stata dismessa. Con questo nuovo impianto il ciclo di produzione è completo. Compriamo le materie prime e realizziamo la birra nel nostro stabilimento dove si arriva sino alla fase finale: l’imbottigliamento. Tutto questo – conclude Faranda – se avessimo avuto intenzioni diverse non sarebbe mai stato realizzato”.

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