All’indomani della pubblicazione della notizia relativa alla richiesta di rinvio a giudizio per il rettore, c’è chi invoca le dimissioni immediate; chi si limita a una posizione neutrale in attesa di ulteriori sviluppi giudiziari; chi prende le sue difese: ecco le reazioni dei rappresentanti del mondo accademico , politico sindacale ed industriale
Solo tre giorni fa, esattamente il 27 ottobre, il rettore Francesco Tomasello “brindava” alla pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale del decreto ministeriale inerente la (auto) proroga di un anno del mandato di tutti gli organi elettivi, il suo compreso ovviamente. Ieri, l’ennesimo colpo all’immagine dell’Università e del Policlinico universitario, con la richiesta di rinvio a giudizio, per le accuse di abuso d’ufficio, falso e truffa (contestate a vario titolo) del magnifico e di altre 7 persone , tra cui la moglie Melitta Grasso, il presidente della Provincia Nanni Ricevuto, l’ex presidente del consiglio comunale, Umberto Bonanno (vedi articolo correlato)
All’indomani della notizia dei nuovi sviluppi del già noto caso giudiziario, che era costato a Tomasello la sospensione di due mesi dall’incarico, abbiamo raccolto i commenti dei maggiori rappresentati del mondo accademico , politico sindacale ed industriale su una vicenda che scuote direttamente l’Ateneo peloritano, ma che non può lasciare indifferente nessuna fetta delle istituzioni locali.
La prima persona che contattiamo è il magnifico che, con tanta educazione ed altrettanta fermezza, si limita a dire: « Non intendo fare alcun commento ».
Tra le varie dichiarazioni raccolte, spicca senza alcun dubbio quella del direttore generale del Policlinico, Giuseppe Pecoraro che – dopo aver espresso piena «fiducia nella magistratura, cui spetta il compito accertare eventuali responsabilità», afferma di non ritenere in alcun modo necessarie le dimissioni da parte del rettore «in quanto il fatto non è particolarmente rilevnte. Si trattava – dice – di un concorso a tempo determinato , per altro dal sottoscritto non prorogato , per cui l’eventuale danno patrimoniale è assolutamente limitato . E’ chiaro – conclude- che bisogna verificare eventuali comportamenti scorretti, ma questo sarà la magistratura a doverli dimostrare».
“Ermetiche” le reazioni dei rappresentanti del mondo accademico, che pesano bene pensieri e parole. Persino i tre presidi che, in Senato accademico hanno, osteggiato il provvedimento di proroga voluta da Tomasello, se ne guardano bene dal prendere una posizione netta.
Il preside di Scienze, Mario Gattuso , considerato uno dei “nemici storici” del rettore si limita a d affermare: Ognuno si comporta per come sa e come può. Non ho elementi per valutare , non ho letto le carte. Quanto alle dimissioni ognuno ha il diritto di decidere per sé».
Commento quasi fotocopia quello del preside della Facoltà di Giurisprudenza,Salvatore Berlingò , il quale attualmente fuori Messina per un Congresso, precisa di «non avere avuto modo di approfondire la notizia e, dunque, di non avere elementi per dare valutazioni».
All’insegna della diplomazia anche la reazione del preside di Medicina e Chirurgia Emanuele Scribano , secondo cui «con la richiesta di rinvio a giudizio, siamo solo in una fase di sospetto e bisogna aspettare che la giustizia faccia il suo corso. E’ovvio – sottolinea- che comunque questi fatti nuocciono all’immagine dell’Università di Messine e costituiscono un elemento di forte preoccupazione nell’ambito della comunità accademica».
Altro tono e tutt’altra durezza nelle dichiarazioni del nemico numero uno di Tomasello e professore di Diritto costituzionale Antonio Saitta, papabile candidato rettore alle prossime elezioni. «Avevo invocato le sue dimissioni già due anni fa. Non sfugge l’irreparabilità dei rischi che corre l’Università di Messina, che si prenda coscienza del male che si sta facendo al nostro Ateneo. E’ormai diventato necessario che si chiuda questa nefanda stagione di governo dell’Ateneo e l’Università si presenti a studenti, famiglie, comunità accademica, territorio e Paese, dando il senso oggettivo di voler cambiare pagina recuperando la migliore tradizione e identità della nostra Università».
Attendisti, ma al contempo preoccupati per come queste vicende vengono recepite all’esterno sono i rappresentanti degli studenti e dei dottorandi. Mauro Prestipino, che siede in Senato accademico affida il suo pensiero ad un comunicato in cui scrive: « Sinceramente, da messinese, fa sempre male leggere certe notizie legate alla nostra città. Spero che si riesca a fare in breve tempo piena luce sulla vicenda, in quanto diritto della comunità, ancor più perché sono coinvolti professionisti, istituzioni ed amministratori messinesi. In qualità di rappresentante degli studenti posso affermare che il sentimento comune è un forte quanto ovvio bisogno di chiarezza e verità, non solo relativamente a questo episodio, ma anche su tutte le vicende e le incongruenze della nostra città proprio perché, ribadisco, è interesse non solo dei soggetti coinvolti ma anche e soprattutto della comunità».
Anche il collega Danilo Merlo preferisce mettere nero su bianco la sua riflessione e a nome dell’associazione Università Eclettica dice: «Rispetto alla vicenda abbiamo piena fiducia nell’azione della magistratura ed auspichiamo che la vicenda venga chiarita al più presto ed in ogni suo apsetto».
Quasi una dichiarazione d’amore nei confronti di Tomasello quella del rappresentate dei dottorandi al Senato accademico, Antonio Centofanti: «Non esistono i presupposti per le dimissioni, siamo ancora alle fasi preliminari delle indagini e comunque sono convinto che Tomasello saprà fare la cosa più giusta e decidere per il bene dell’Università di Messina».
Sin qui le reazioni dei rappresentanti della comunità accademica, adesso quelle del mondo sindacale, industriale e politico. Insolitamente vicine le posizioni dei sindacati Cgil e Uil.
Il segretario generale della Cgil di Messina LilloOceano ed il segretario generale della Uil di Messina Costantino Amato, escono allo scoperto e chiedono le dimissioni del rettore.
Oceano: «La quantità di implicazioni e la gravità dei fatti renderebbero consigliabile che Tomasello si mettesse da parte, pur nel rispetto di tutte le garanzie previste dallo stato di diritto. E’una ragione di opportunità in relazione ai fatti, sia per salvaguardare l’istituzione universitaria sia per avere la possilità di difendersi con pi meno pressioni»
Amato: «Credo che le dimissioni a questo punto sarebbero opportune. Pur non esprimendo alcun giudizio di condanna e fermo restando la presunzione di innocenza sino al terzo grado, per il bene dell’Ateneo e anche per potersi difendere con più serenità Tomasello dovrebbe lasciare l’incarico. Sarebbe un gesto d’amore nei confronti dell’istituzione universitaria e della città».
A spegnere il fuoco acceso dalle due sigle sindacali ci pensa la Cisl, con il segretario generale Tonino Genovese che afferma: «Io mi astengo dal commentare. Eventuali dimissioni attengono alla sensibilità e responsabilità personale dei soggetti interessati».
Dai rappresentanti dei lavoratori al rappresentante degli imprenditori messinesi,Ivo Blandina, presidente della Confindustria Messina, che spende parole di grande stima nei confronti di Tomasello per il suo «profilo di grande rispetto istituzionale. Quella delle dimissioni – ci dice al telefono- è una scelta che spetta esclusivamente a lui e qualsiasi sarà la sua decisione io la rispetterò , perché ha in questi anni ha dato prova di grande sensibilità istituzionale. Sono sicuro che avrà già avviato una riflessione molto seria e starà mettendo in conto anche di presentare le dimissioni, per poter eventualmente meglio tutelare la sua persona».
L’ultimo commento lo affidiamo al massimo rappresentante della città, il sindaco Giuseppe Buzzanca, anche lui in questi ultimi due mesi da più parti sollecitato a dimettersi per la questione del doppio incarico, sui cui dovrà esprimersi il prossimo 17 novembre (salvo ulteriori rinvii) il Tribunale. Lapidario il primo cittadino che, forse pensando anche al suo caso personale, così afferma: «Dobbiamo aspettare che magistratura faccia il suo corso, è solo una richiesta di rinvio a giudizio. Mi sembra eccessivo parlare adesso di dimissioni, un’eventuale scelta dovrà avvenire al momento della sentenza».
