Proseguono le occupazioni degli istituti Seguenza, Archimede e Basile in vista della discussione del Ddl Gelmini al Senato. Gli studenti ribadiscono la loro posizione e respingono le accuse di chi li considera nullafacenti
Dopo la manifestazione di piazza che ieri ha visto coinvolti oltre 3000 studenti degli istituti di Messina e provincia, in corteo per dire no al ddl Gelmini, in città prosegue l’occupazione dei due licei scientifici Archimede e Seguenza e dell’istituto d’arte Basile. I ragazzi che ormai da diversi giorni non abbandonano aule, banchi e cattedre, respingono con forza le critiche mosse a più riprese da chi considera la loro protesta solo un’escamotage per saltare giorni di scuola ed anticipare l’inizio delle vacanze di Natale. Anche in questa occasione, non mancano ovviamente coloro che approfittano della situazione per rimanere al caldo sotto le coperte, ma ciò non deve vanificare gli sforzi di chi spera veramente di poter ottenere qualche risultato.
Un concetto che ribadiscono a chiare lettere, in un’altrettanto esplicativa lettera, (scusate il gioco di parole), gli studenti dei liceo Sequenza. Questa la loro premessa: «Dopo dieci giorni siamo ancora qui a scuola a protestare contro questa riforma vergognosa a parer nostro. Questa lettera (vedi di seguito ndr) è stata scritta da due ragazze del nostro liceo, Simona Bruno e Martina Costantino, durante il corso di giornalismo autogestito dagli alunni del nostro istituto nelle ore di attività organizzate dal direttivo dell’occupazione in accordo con il resto della scuola. Questa lettera è l’ennesima dimostrazione dei nostri ideali, è l’ennesima risposta a chi dice che siamo a far vacanza! Vorremmo ricordare a chi ci accusa, che noi siamo rimasti nel nostro plesso per tutto il ponte dell’Immacolata, quando le vacanze erano state deliberate dal nostro consiglio d’istituto mentre potevamo starcene tranquillamente a letto».
La lettera delle studentesse del Seguenza
-Gli studenti veri stanno a casa a studiare, quelli in giro a protestare sono dei centri sociali e sono fuori corso-.
Queste le parole del nostro premier di fronte ad un’Italia in subbuglio: studenti uniti come un fiume in piena, violento, che distrugge, che trascina senza pietà i sogni di un Paese che va a rotoli; le speranze di studenti vinti dall’insensatezza di un’istruzione che decade da ormai dieci anni; un fiume che porta con se i diritti di ragazzi derubati del loro futuro. Un sussurro che si fa voce, un urlo che diviene strepitio disperato. Chi li ascolta? Eppure le loro urla sono così forti! Come una marcia, sbattendo i piedi a terra, come una marcia, instancabili, per riprendere ciò che è loro! Senza bandiere e senza confini! Ogni giorno ci chiediamo quale sarà il nostro avvenire, quale sarà il nostro posto in una società precaria che non lascia spazio a -Cervelli pensanti-, costretti -alla fuga-. Perchè è facile veicolare l’istruzione, è facile mantenere al -guinzaglio- dell’ignoranza i cittadini. Cittadini?! Quale cittadino si farebbe tenere al guinzaglio? Quale cittadino mortificherebbe la sua vera essenza per ubbidire? Nessun cittadino. Solo un suddito. Saremmo noi quindi sudditi? Ma così disse Thomas Jefferson: -Non sono i popoli a dover avere paura dei propri governi, ma i governi a dover avere paura dei propri popoli-.
Noi quindi siamo la forza. Noi quindi dobbiamo cambiare le cose. Attaccare quell’immobilismo, quell’oscurantismo che rende infinita la via verso la luce, verso il riscatto. Lo stesso oscurantismo che rende l’individuo inerte, non vagabondo: non si è erranti che hanno perso la via, ma incoscienti che non si muovono, statici, fermi.
Ecco quindi le ragioni che alimentano quel fiume, che lo spingono oltre gli argini.
Si ha sete di conoscenza, di giustizia, di verità. Allora non possiamo non provarci, non possiamo fermarci, dobbiamo continuare a lottare anche contro i manganelli, contro chi dice -basta-, contro chi non ci ritiene veri studenti, contro chi sminuisce le nostre rivendicazioni: -Proteste? Niente di nuovo-.
