"Ragazzi" in scena al carcere: cose meravigliose accadono nei luoghi più impensati FOTO

“Ragazzi” in scena al carcere: cose meravigliose accadono nei luoghi più impensati FOTO

Rosaria Brancato

“Ragazzi” in scena al carcere: cose meravigliose accadono nei luoghi più impensati FOTO

mercoledì 27 Marzo 2019 - 12:38

Al "Piccolo Shakespeare" del carcere di Gazzi è andata in scena l'integrazione

Tutto cambia, tutto può cambiare. Non importa volare alto, l’importante è volare insieme”. E se tutto cambia e se si vola insieme accadono cose meravigliose, come i tesori che vanno in scena al “Piccolo Shakespeare“, Teatro realizzato all’interno della casa Circondariale di Gazzi e che vede i detenuti portare sul palcoscenico spettacoli di grande valore artistico e grande valenza sociale.

Ragazzi” tratto dai Fratelli Karamazov di F. Dostoevskij è andato in scena ieri in occasione della VI Giornata nazionale del Teatro in carcere e 57esima Giornata mondiale del Teatro.

Chi ha potuto assistere allo spettacolo ha applaudito con convinzione “un’opera sinfonica”, perché questa è stata grazie alla bravura del regista Dino Parrotta, con l’aiuto regista Antonio Previti e grazie alla passione e all’impegno degli attori della Libera Compagnia del Teatro per Sognare, detenuti del circuito di alta sicurezza maschile ( allievi dell’istituto Minutoli). Con loro in scena il giovanissimo e talentuoso Paolo Arigò, 10 anni di entusiasmo e amore per il teatro e l’attore Pippo Venuto, anche lui messinese e componente della Compagnia della Fortezza di Volterra.

Dentro “Ragazzi” c’è tutto, ci sono i sentimenti universali come l’amicizia e l’amore, c’è quel confine tra il male ed il bene che spesso si fa sottile quando la codardia ci rende complici. C’è la malattia e la morte, ma anche la forza della vita che diventa motore del cambiamento.

Dostoevskij è attuale nelle sofferenze del piccolo Iljuša, vittima e carnefice, ribelle e “assetato d’amore”, e dei suoi compagni di scuola e di giochi. Le lacrime del bambino ci ricordano le cronache delle vittime del bullismo oggi e le ingiustizie sociali di sempre.

Alëša Karamazov, il cui cuore e la cui coscienza s’incontreranno-scontreranno col bambino è interpretato dagli attori-detenuti che a turno usando l’espediente scenico di una croce in mano per contraddistinguere il personaggio, si alternano in scena.

E’ però veramente un’orchestra, perché le voci si armonizzano anche quando svettano gli “assoli” nei momenti più intensi dello spettacolo.

Applausi quindi per chi attraverso il Teatro ci sta mandando un grande messaggio di cambiamento, crescita ed integrazione: gli “storici” (perché hanno iniziato il progetto lo scorso anno) Luciano, che è stato anche direttore di scena, Teodoro, Cece’, Antonio,Giovanni. Poi i “nuovi”, che hanno iniziato a settembre a riprova che il cambiamento è “contagioso”: Angelo, Domenico, Mariano, Vincenzo, Pasquale, Salvatore, Angelo, Antonio, Giovanni. Per la prima volta lo spettacolo è stato fatto anche per la parte audio luci interamente da detenuti e cioè i tecnici Giuseppe, Enzo, Paolo. Con loro l’attore messinese Pippo Venuto.

Il “cucciolo” della compagnia è Paolo Arigò che ha impersonato il ruolo del piccolo Iljuša. Arigò da tre anni studia teatro presso l’Accademia di recitazione e Musical “ One Stage” diretta da Paride Acacia, Sarah Lanza e Cristian Gravina.

L’ adattamento del testo di “Ragazzi” è a cura di Marinella Anaclerio, con le scene e i costumi di Francesca Cannavò con il supporto realizzativo del Liceo Artistico “E. Basile”, , con le classi III, IV e Va dell’ indirizzo di scenografia, coordinate dai docenti, Prof. Antonio Ciancio, Patrizia Donato, e Carmelo Geraci. A fare da supervisore audio-video ai tecnici è stato Dino Privitera.

Lo spettacolo è inserito nel Progetto “Teatrali – percorsi d’integrazione e libertà” sostenuto dalla Caritas Diocesana di Messina Lipari e Santa Lucia del Mela.

Cose meravigliose possono accadere nei luoghi più impensati– ha commentato la direttrice del carcere Angela Scavicco– In scena oggi abbiamo visto persone che sono cadute, spesso rovinosamente. Si sono fatti male. Tutti noi cadiamo, l’importante è rialzarsi e riprovarci. Ringrazio anche i genitori di Paolo per la fiducia che hanno dato a questo progetto”. In sala, i genitori di Paolo Arigò hanno raccontato che è stato accolto come un figlio (infatti quando è andato via lo hanno salutato con un lunghissimo applauso) e che tornerà presto a trovarli.

Soddisfatto il Presidente del Tribunale Nicola Mazzamuto: “la forza di un gruppo è quando diventa esempio e si amplia, come in questo caso. Anzi, speriamo che Ragazzi diventi un cult…”. La forza di un gruppo che si è messo in gioco in prima persona è stata evidenziata anche dal comandante della Polizia Penitenziaria Antonella Machì. Emozionato il regista, Dino Parrotta: “Questa di Messina è un’esperienza unica in Italia perché al teatro in carcere ha aggiunto l’elemento dell’integrazione, con il lavoro insieme alle scuole ed agli attori esterni, un processo d’inclusione esemplare. State facendo la storia”.

E Daniela Ursino, direttrice artistica e promotrice del progetto, sta già pensando al prossimo capitolo della “storia” che si sta facendo a Gazzi: “Questo non è un punto di arrivo ma di partenza, abbiamo realizzato tanti sogni con lo sforzo di tutti e il prossimo passo sarà uno spettacolo che vedrà insieme i detenuti di media sicurezza uomini e donne, oltre ovviamente al nostro Paolo Arigò….”

L’auspicio è che prima o poi lo spettacolo “esca” anche al di fuori del Piccolo Shakespeare per completare davvero il percorso d’inclusione, perché, per usare le parole di Cecè: “Il teatro ci sta facendo fare un cammino tra ciò che eravamo e ciò che vogliamo essere. Tutto cambia, tutto può cambiare”.

A fine spettacolo sono stati letti i messaggi del regista Carlos Celdran e del sottosegretario alla Giustizia Morrone.

Rosaria Brancato

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