In casa azzurra non è piaciuto il polverone sollevatosi per la sostituzione dell’assessore al risanamento. Calabrò e Grioli: «Buzzanca ancora una volta incoerente. E di cosa si stupisce l’Udc?»
Nessuno aveva previsto che un “semplice” cambio all’interno della giunta Buzzanca, per di più all’interno di una stessa corrente politica, quella del Pdl che fa riferimento al deputato Nino Beninati, potesse creare questo trambusto. Il primo a mostrare grande amarezza è stato lo stesso Pippo Rao, il “defenestrato”, che per giunta stamani, nelle vesti di assessore al risanamento “a tempo”, ormai, inaugurerà il Cag (Centro di aggregazione giovanile) di Bordonaro, ultima bandierina del suo mandato. E al suo fianco ci sarà il sindaco Buzzanca, il “defenestratore”, seppur su indicazione dello stesso Beninati. Sta nelle retrovie, per ora, Roberto Sparso, coinvolto in qualcosa che nemmeno lui immaginava potesse prendere questa piega. Dall’Udc all’Mpa, dal Partito Liberale a Risorgimento Messinese, è stato continuo il coro di attestati di stima e di solidarietà nei confronti di Rao. Lui se li è presi tutti, gonfiando giustamente il petto e prendendosi una personale rivincita nei confronti di chi lo ha voluto fuori a metà mandato. Silenzio assordante, però, all’interno del “suo” partito, il Pdl. «Tutti sapevano che a metà mandato sarebbe stato sostituito, era deciso così», la versione che più delle altre circola a Palazzo Zanca. Che poi è la versione resa da Sparso, infastidito, anche se non in maniera dichiarata, dal polverone sollevatosi, e confermata dallo stesso Beninati. In tutto questo a non parlare è anche Buzzanca, che in privato ha rinnovato la propria stima nei confronti di Rao, allargando le braccia di fronte al volere del “dio partito” (di cui lui è co-coordinatore). Sta di fatto che Rao ancora non si è dimesso e non si sa quando lo farà, anche se si cercherà in ogni modo di evitare che debba essere Buzzanca a revocarlo “di forza”. Bisognerà poi vedere cosa farà Sparso in Giunta: raccoglierà il testimone del Risanamento o occuperà la vacante poltrona dei servizi sociali, come lui spererebbe di fare? E riuscirà a cancellare la “pesante” ombra di Pippo Capurro, capogruppo del Pdl, che tutti, consapevolmente o meno, accostano spesso e volentieri a chiunque rivesta il ruolo di assessore al Risanamento?
Intanto sulla questione, più politica che morale (anche per chi vorrebbe farla passare così), interviene anche il Pd, con il capogruppo in Consiglio Felice Calabrò ed il segretario cittadino Giuseppe Grioli. Per loro il vero dilemma non è “Rao o Sparso”. Una querelle che «non ci appassiona e che, francamente, non ci interessa, però che, nel contempo, acclara l’ennesimo dietro front del primo cittadino innanzi ai suoi stessi proclami. Non è stato il sindaco a sbandierare ai quattro venti che avrebbe provveduto, in anticipo, ad osservare la nuova normativa che, in ossequio ai principi di risanamento e di riduzione dei costi della politica, prescrive lo sfoltimento delle Giunte? Non è altrettanto vero che il primo cittadino, all’indomani della pronuncia della Consulta sul doppio incarico, dichiarò la sua intenzione di non sostituire i due assessori dimissionari (Ardizzone e Romano), per evitare di aggravare i conti del comune, trattenendo, pertanto le deleghe per sé? Non è forse vero che il detto illuminato amministratore dichiarò di voler perseguire con i fatti le reiterate raccomandazioni della Corte dei Conti circa la necessità di ridurre le spese? Che fine ha fatto, quindi, tale gravoso, oculato e coraggioso impegno?».
«Alla luce dei citati proclami, infatti – continuano Calabrò e Grioli – ci saremmo aspettati una riduzione del numero degli assessori e non, invece, una sostituzione in corsa che, peraltro, evidenzia la vigenza, nell’ambito della coalizione di maggioranza, delle più squalificanti regole della vecchia politica di corrente, basate non certamente sul merito. Con questo non voglio, nella maniera più assoluta, prendere le parti di alcuno, né tantomeno denigrare altri che verranno, anche se a Pippo Rao si deve riconoscere di aver svolto il suo incarico con impegno e passione. Sorprende, per l’ennesima volta, lo stupore dell’Udc che ancora spera di poter correggere il capo della coalizione di cui è parte fondamentale. Gli appelli, i distinguo, le posizioni politiche prese in consiglio comunale dal partito centrista non saranno sufficienti ad affrancarlo dal disastro cui Buzzanca si è reso protagonista, unitamente ai partiti che ancora oggi lo sostengono. Non c’è governo della cosa pubblica, non c’ è strategia per il futuro, solo improvvisazione. Invero, l’unica cosa in cui sperare è il veloce trascorrere del tempo, affinché il vento nuovo, che ha sferzato il Nord della nostra penisola, possa soffiare anche in riva allo stretto. Il Pd, comunque – concludono – non aspetterà inerte, già da tempo, infatti, lavora per costruire l’alternativa che, peraltro, dovrà coinvolgere tutte le forze sane della città che hanno voglia di restituire un futuro ai messinesi».
