«Il dissesto non è un’opzione politica». Parla l’ex Direttore generale del Comune Emilio Fragale

«Il dissesto non è un’opzione politica». Parla l’ex Direttore generale del Comune Emilio Fragale

«Il dissesto non è un’opzione politica». Parla l’ex Direttore generale del Comune Emilio Fragale

martedì 13 Dicembre 2011 - 09:27

Di seguito pubblichiamo la lettera/opinione dell’ex Dg di Palazzo Zanca che effettua una disamina sull’attuale situazione finanziaria dell’ente: «Serve uno sforzo comune da parte di tutte le forze in campo»

L’ipotesi del dissesto finanziario del Comune di Messina merita – a mio sommesso avviso – un punto di domanda. E’ evitabile? L’interrogativo, credo, impegna (o dovrebbe impegnare) tutte le forze politiche e sociali. Sterile appare, infatti, limitarsi a fotografare la situazione o a cercare di risalire alle responsabilità (per scansarle o scaricarle).

Alla fine del mese di novembre del 2007, incuriosito da un intervento del sen. Giampiero D’Alia, nel rammentare che il dissesto è misura di estrema ratio (da dichiarare solo dopo aver previamente dimostrato di avere fatto di tutto per evitarlo) invitavo – tutti – a leggere una relazione di apposita commissione del Ministero degli Interni. L’Organo (Dipartimento per gli affari interni e territoriali, Direzione centrale della finanza locale, Ufficio trasferimenti ordinari agli enti locali e risanamento degli enti locali dissestati), nel mese di aprile del 2010 è ancora intervenuto sull’argomento. Ri-invito – tutti – alla lettura selezionando sul motore di ricerca “finanzalocale.interno.it/docum/studi/dissesto/dissfinoggi.pdf.

La condizione del Comune di Messina non è dissimile da quella di altre realtà metropolitane.

Mi limito a segnalare che, statisticamente, la distribuzione degli enti dissestati all’interno delle classi demografiche dimostra che il fenomeno è particolarmente accentuato tra i piccoli comuni (non registrandosi nessuna dichiarazione di dissesto nella fascia che comprende Messina) e che la dichiarazione è stata esponenziale a cavallo del ’90 sino ad affievolirsi a una media bassissima negli ultimi dieci anni. Il motivo è semplice: le novelle legislative, susseguitesi nel tempo, hanno scoraggiato l’istituto. A fronte di negative conseguenze socialmente non stimabili … non vi è alcun ritorno “economico-finanziario”. Il dato è sufficiente per evitare la dichiarazione? Certamente no. Tuttavia, dovrebbe indurre – tutti – ad una cautela necessitata e dovrebbe indurre – tutti – ad uno sforzo necessitato al netto di ogni tatticismo pre-elettorale. Fermo restando il ruolo di chi oggi è maggioranza e governa (o dovrebbe governare) e di chi oggi è minoranza e si oppone (o dovrebbe fare opposizione per costruire alternativa) … credo indispensabile e urgente uno sforzo “in comune” operato da competenze e professionalità espresse dai partiti e dai sindacati per offrire, unitamente all’Area economico- finanziaria dell’Ente, scevra ogni preconfezionata visione di parte o di principio, una analisi trasparente, una traccia lucida, una linea tecnica-amministrativa condivisa. Il dissesto non rappresenta opinione o opzione politica. Ritengo, che ogni altro percorso (restando ad assistere ogni decisione o indecisione) sia infausto. Definito, ora, l’itinerario … si aprirà, in seguito, la contesa per la guida gestionale del Comune, sapendo che – in ogni caso – con risorse scarse, se non si vuole eccellere in demagogia, si dovranno definire i programmi introducendo meccanismi “partecipativi” per dimensionare i costi, realizzare il coerente e il sostenibile, valutare gli investimenti.

Emilio Fragale

3 commenti

  1. Da chi ha potuto vedere e studiare personalmente le carte del Comune e non per sentito dire,i messinesi si aspettavano che rendesse noti i numeri dei bilanci a sua conoscenza e li interpretasse con parole semplici e comprensibili alla generalità dei suoi concittadini.Il linguaggio dell’articolo è di stampo democristiano,invita tutti intorno ad un tavolo per evitare il dissesto del Comune,ma non dice nulla dei numeri e di chi li ha provocati,niente di come fare per evitarlo.Dopo la lettura dell’articolo di Emilio Fragale siamo più ignoranti di prima,in compenso sappiamo che non vuole il dissesto finanziario,a mio avviso l’unico provvedimento,che obbligherebbe la classe politica a rifletttere sul suo fallimento,sotto l’incalzare,con i forconi,dei messinesi di palazzo Zanca a rischio stipendio.
    Caro Fragale le ricordo due frasi significative,quella di Tomasi di Lampedusa,se tutto deve rimanere com’è, è necessario che tutto cambi,e l’altra di Boris Pasternak,la politica non mi dice niente.Non amo le persone che sono insensibili alla verità.Riassumono lo stato d’animo dei messinesi e degli italiani verso i politici in questo tempo così duro.

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  2. I dissesti finanziari in questi anni hanno colpito anche città delle dimensioni di Messina, se non ancora più grandi. In alcuni casi il Governo nazionale ha coperto il disavanzo attraverso trasferimenti apparentemente non finalizzati (vedi Catania), in altri casi invece si è lasciato il Comune cavarsela da solo (vedi caso Taranto).
    In particolare, a Taranto sono in tanti ad averne fatto le spese. I cittadini, che hanno visto aumentate le tasse locali in maniera spropositata, i fornitori, che hanno visto annullati o negoziati i propri diritti, gli operatori commerciali, che hanno dovuto sopportare l’evidente crisi economica.
    E’ vero che ogni forza politica, di governo o opposizione, deve fornire il proprio contributo per il risanamento. Ma è anche vero che occorre individuare le responsabilità, su chi ricadono. troppo facile scaricare sulla collettività gli errori di pochi…

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  3. come al solito chi parla non si capisce nemmeno lui che cosa ha detto?

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