Il superamento della condizione di tifosi dell'una o dell'altra parte politica, l'analisi scrupolosa da parte dei cittadini di ogni giudizio espresso da politici e media rappresentano un grande passo avanti verso una democrazia matura. Perché sono troppi i casi in cui la crescita anche morale del nostro Paese è stata bloccata da un'informazione asservita agli interessi di pochi. Il miglior rimedio però resta sempre il "buon senso" e scegliere politici "per bene".
Tra le tante cose importanti che mancano al nostro Paese e ci auguriamo si realizzino nell’anno appena iniziato, ce n’è una che ci appare fondamentale per sperare in un futuro migliore.
Eleggere persone per bene che siano anche dotate di semplice buon senso.
Che non si lascino influenzare da quel “senso comune”che tanti danni ha fatto e continua a fare nel mondo, Italia in prima fila.
Troppo spesso, la difesa degli interessi personali di pochi è stata spacciata per “senso comune”. Per orientare l’opinione pubblica. Infatti, è sufficiente indurre pochi “guru” del pensiero mediatico (direttori di grandi media; pseudo intellettuali militanti; giovani generosi, ancorché privi del dubbio liberale) ad abbracciare una Santa Causa per scatenare vere e proprie campagne mirate a spiegare all’opinione pubblica da che parte sta il Male.
Bastano poche settimane perché il mantra sulle vili intenzioni del demonio di turno penetri nelle menti degli ascoltatori – o dei lettori – e si diffonda capillarmente, fino a diventare, appunto, “senso comune”.
Il che porta, spesso, a prendere colossali cantonate, degradando i cittadini al livello di ottusi tifosi, impedendo il varo di riforme sacrosante o inducendo a farne di deleterie per il Paese.
Qualche esempio? I referendum sull’acqua, l’articolo 18, la tracciabilità fiscale, l’ICI sui beni della Chiesa, l’età del pensionamento, le intercettazioni telefoniche, la riforma della Giustizia. Ed è solo l’inizio dell’elenco.
Ognuno di questi argomenti – che meriterebbero analisi approfondite e decisioni serene – diventa, quasi improvvisamente, oggetto di vere e proprie crociate.
Facciamo l’esempio del tanto discusso conflitto d’interessi derivante dal mantenimento di attività e proprietà rilevantissime – soprattutto nel settore dell’informazione – da parte di chi è titolare di un’importante carica pubblica.
Indubbiamente è un ostacolo al corretto svolgimento della vita democratica ma, a differenza che nei Paesi anglosassoni, in Italia non è mai stato affrontato in modo equilibrato.
Così, per metà degli Italiani era legittimo, ritenendolo dettato dal senso comune, danneggiare le proprietà di Berlusconi – ricordate quanti boicottavano la Standa e si rifiutavano di sintonizzarsi sulle reti Mediaset? -, mentre l’altra metà trovava assolutamente naturale negare protervamente la gravissima anomalia della situazione italiana.
Col risultato di lasciare irrisolto il problema.
Diciamo subito che i conflitti d’interessi non possono essere completamente eliminati: chiunque abbia un potere sarà portato a esercitarlo in modo da favorire – o quantomeno da non danneggiare – i propri interesse personali. Dal sindaco, che è spinto a chiudere per prime le buche davanti alla sua abitazione o a consentire la sosta davanti al negozio della moglie; al magistrato, diventato ministro, che farà di tutto per impedire che siano sanzionate le responsabilità degli ex colleghi.
Quanto pesa nell’aumento del numero delle farmacie e nella liberalizzazione della vendita dei prodotti di fascia C, richieste pressantemente dal leader del PD, il fatto che la moglie sia farmacista?
E’ inevitabile che gli interessi personali di un politico giochino un ruolo nel suo comportamento, ma ciò non vuole affatto dire che egli sia intellettualmente disonesto.
In un momento in cui gli uomini politici sono (giustamente) divenuti bersaglio di ogni accusa, il buon senso parla una lingua diversa dal senso comune.
Se un Ministro o un Sottosegretario sono proprietari di un numero rilevante di beni immobili – cosa possibilissima, essendo tutti o quasi abbastanza ricchi -, non deve certo vendere tutto o tapparsi la bocca se si parla di catasto o IMU!
In carenza di una normativa realmente efficace non si può fare a meno di notare come l’applicazioni di semplici regole dettate dal buon senso – eccolo che ritorna – e l’essere “persone per bene”, culturalmente adeguate a ruoli di grande responsabilità pubblica, costituisca il più saldo baluardo contro le accuse dei (mai troppi) mastini a guardia di un corretto uso del potere.
Convinta di vivere ancora ai tempi del berlusconismo, Milena Gabanelli – conduttrice di Report e grintosa esponente del giornalismo d’inchiesta – ha rimediato una figura barbina invitando, sulle colonne del Corriere della sera, il Ministro dello Sviluppo, delle Infrastrutture e dei Trasporti Corrado Passera a liberarsi delle sue tante partecipazioni azionarie.
In nome della trasparenza e del senso dello Stato.
Per sentirsi il giorno dopo rispondere, con molta umiltà e senza polemica, dal Superministro comasco che, pur non essendone legalmente obbligato, … l’aveva già fatto, in obbedienza al suo concetto di etica pubblica.
Diceva Beckett: “Essere consapevoli vuol dire anche essere ben attrezzati”.
