L'INTERVENTO - I consiglieri comunali si aggrovigliano nelle polemiche e i conti del comune continuano a traballare. A tutto danno della città

L’INTERVENTO – I consiglieri comunali si aggrovigliano nelle polemiche e i conti del comune continuano a traballare. A tutto danno della città

Redazione

L’INTERVENTO – I consiglieri comunali si aggrovigliano nelle polemiche e i conti del comune continuano a traballare. A tutto danno della città

mercoledì 01 Ottobre 2008 - 12:47

Era lecito attendersi di più dal dibattito consiliare sul bilancio consuntivo. Il comune è seduto su un vulcano ma qualcuno lo dimentica.

I consiglieri comunali si accapigliano sui comportamenti più o meno pilateschi dei dirigenti di palazzo Zanca rispetto a questioni invero delicate come la verifica dei conti delle partecipate; polemizzano, legittimamente, certo, sulle scelte di gestione dei lavori d’aula da parte del Presidente del consiglio comunale, Pippo Previti, ma sembrano trascurare un dato che li dovrebbe allarmare: il bilancio consuntivo che hanno appena approvato è la fotografia di una situazione finanziaria dell’ente locale che è ancora ai limiti del collasso. Alcuni autorevoli rappresentati dell’attuale amministrazione, come l’assessore Santalco l’hanno ripetuto spesso quando erano all’opposizione: meglio dichiarare il dissesto che continuare a nascondere la polvere sotto il tappeto. Si può discettare sull’opportunità di una simile scelta ma non si può nascondere che il Comune non ce la fa più, che si continua a vivere alla giornata tamponando di volta in volta le emergenze che si presentano al cospetto più o meno stizzito del sindaco Buzzanca. Inutile persino farne l’elenco. Ci saremmo aspettati, perciò, che in sede di discussione del consuntivo, i consiglieri comunali, di maggioranza e di opposizione, guardassero in faccia la realtà e ne prendessero spunto per dare vita ad un confronto con l’assessore alle finanze Miloro rispetto alle misure che bisogna urgentemente assumere per il risanamento delle casse comunali. Semplificando si parte da alcune componenti fondamentali:

1) il comune non riesce ad incassare molte delle partite attive che si iscrive in bilancio (dalla tariffa sui rifiuti, alle multe per dire solo le più eclatanti);

2) a fronte di entrate che troppo spesso sono solo sulla carta, i costi sono effettivi e, per alcuni importanti aspetti, fuori controllo. Mi riferisco in particolare al bubbone dei debiti fuori bilancio, quantificato nell’ultima ricognizione in 31 milioni di euro. In realtà le dimensioni reali del problema sono note soltanto a chi continua a praticare, con profili di responsabilità che andrebbero contestati, una modalità di spesa che sfugge al volere democratico dell’aula consiliare e costituisce spesso strumento di favoritismi e clientele;

3) il grave disavanzo di cassa tra entrate fittizie e costi reali determina un elevato indebitamento di tesoreria (221,7 milioni di euro rispetto ai 54,6 milioni preventivati) e un affanno di liquidità determinato anche dai frequenti pignoramenti per debiti fuori bilancio e altro;

4) in questo contesto è chiaro che l’avanzo di 17 milioni di euro non è affatto quel dato positivo che qualcuno improvvidamente immagina: è, piuttosto, il frutto di una situazione contabile che non rispecchia la realtà dei fatti e andrebbe utilizzato con la dovuta parsimonia;

5) la situazione delle partecipate è davvero allarmante ma ancora più allarmante è il fatto che rispetto ad alcuni parossistici centri di spesa come la gestione dei rifiuti affidati alla “allegra- accoppiata ATO3-Messinambiente e la gestione dei trasporti pubblici affidata al carrozzone ATM non emerge da parte dell’amministrazione Buzzanca una strategia effettiva di contenimento dei costi e di rilancio dell’efficienza dei servizi. In questo modo i cittadini continueranno a subire un duplice danno: come utenti giustamente insoddisfatti e come contribuenti ingiustamente tartassati, perché, come si sa, alla fine, è a loro che in un modo o nell’altro vengono scaricati i costi a piè di lista;

6) sul piano degli investimenti pubblici si assiste ad una preoccupante debolezza di iniziativa da parte dell’ente locale. Da questo punto di vista è corretto sospendere il giudizio sulla giunta Buzzanca che deve avere il tempo di programmare gli interventi in questo settore. Ma non possiamo, invece, trattenerci dall’evidenziare i limiti della precedente giunta Genovese alla quale sono da ascrivere i risultati del bilancio consuntivo appena approvato. I numeri dimostrano chiaramente che, a parte l’attivismo dell’assessore Modica e, in parte di qualche altro assessore, ben poco è stato aggiunto a quello che si era avviato con l’amministrazione precedente. In due anni non si è riusciti a dimostrare una capacità di programmazione che, intercettando fondi comunitari, nazionali e regionali riuscisse a muovere con decisione la leva degli appalti pubblici. Eppure non si può certo dire che Messina non abbia bisogno di infrastrutture e servizi e che, soprattutto, non ci sia un’economia asfittica che avrebbe potuto trovare linfa da un’efficace politica di investimento dell’ente locale. Insomma in questo campo la giunta Genovese si è meritata una bella insufficienza. Così come, più in generale, non si può dire che l’azione di risanamento tanto sbandierata dall’ex assessore alle finanze prof. Centorrino trovi una dimostrazione nei numeri. Il bilancio consuntivo appena esitato dal consiglio comunale, come ho cercato di spiegare in premessa, dimostra esattamente il contrario.

Comunque, adesso non è il tempo di additare responsabilità, rispetto alle quali, nel gioco delle parti, la litania delle parole vuote della politica può trovare praterie di argomentazioni. Adesso è necessario invece, farsi carico di una condizione la cui gravità non può essere disconosciuta, e che è stata generata da una visione distorta e sprecona della politica, in cui in molti si sono esercitati. Partendo da questa consapevolezza vanno individuate le scelte più efficaci per risalire la china. Se è necessario bisogna fare anche scelte dolorose, soprattutto sul fronte del recupero dei crediti verso i cittadini inadempienti. Ma se ad esse si assocerà un’azione forte di riqualificazione della spesa, di contenimento dei privilegi, che allignano ovunque, di richiamo alla responsabilità dei dirigenti comunali, il cui rendimento dovrebbe essere almeno pari se non superiore ai loro lauti trattamenti e se, contemporaneamente si ridarà fiato all’economia e all’occupazione con la riattivazione della spesa infrastrutturale, i sacrifici, se necessari, potranno essere meglio accettati dai cittadini. E soprattutto Messina potrà cominciare a riprendersi il ruolo che ha progressivamente perso, collocandosi sempre più ai margini delle tendenze di sviluppo e di benessere sociale.

Pippo Trimarchi

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Premi qui per commentare
o leggere i commenti
Tempostretto - Quotidiano online delle Città Metropolitane di Messina e Reggio Calabria

Salita Villa Contino 15 - 98124 - Messina

Marco Olivieri direttore responsabile

Privacy Policy

Termini e Condizioni

info@tempostretto.it

Telefono 090.9412305

Fax 090.2509937 P.IVA 02916600832

n° reg. tribunale 04/2007 del 05/06/2007

Questo sito è associato alla

badge_FED