Presentata l'indagine del sindacato sugli istituti pubblici e privati della Sicilia
«Strumenti in mano a ladri e grassatori per derubare i cittadini.» Così definisce, senza usare giri di parole, le case di riposo della nostra regione il segretario regionale della FNP-Cisl, Carmelo Raffa. Un giudizio basato sui dati emersi dall’indagine, presentata stamattina, promossa dallo stesso Raffa, che ha portato alla luce una realtà di grande degrado, oltre che di illegalità.
443 strutture censite in tutta la regione, 45 solo nella provincia di Messina, probabilmente solo una piccola parte dell’esistente, ma comunque un numero statisticamente rilevante. Delle 45 messinesi, ben 10 hanno rifiutato di collaborare all’indagine, mentre le restanti 35 hanno mostrato carenze e inadeguatezze enormi, sia sotto il profilo strutturale (spazi disponibili, igiene e possibilità di spostamento), sia sotto quello funzionale (assistenza infermieristica e psicologica, ma anche animazione).
Superfici inferiori ai minimi stabiliti dalla legge, cucine non a norma, servizi igienici fatiscenti, sporcizia, mancanza di separazione tra ospiti autosufficienti e non, assenza di offerta ricreativa e socializzante. In alcuni casi ubicazione al secondo o terzo piano di palazzi senza ascensore. Assistenza infermieristica minima o assente. «Insomma – ha commentato Tonino Genovese, segretario provinciale Cisl -, queste strutture funzionano solo da accompagnamento alla morte.». Tutto ciò a fronte di rette sborsate dagli ospiti, e dalle famiglie, che vanno dai 500 ai 2000 euro mensili.
Nel panorama siciliano Messina non si distacca dalla media delle condizioni di tutta la regione, come ha ricordato Carmelo Muscolino, segretario provinciale della FNP-Cisl, anzi, «il Comune spende appena l’8% del bilancio per la protezione sociale, mentre, ad esempio, il Comune di Villafranca spende il triplo». A Messina non è mai decollato il servizio di assistenza domiciliare integrata, mentre l’assistenza domiciliare per le piccole esigenze è riservata ad una stretta minoranza. Il peso degli anziani, ma anche dei giovani non autosufficienti ricade, quindi, tutto sulle famiglie, che spesso non hanno la forza per sostenerlo e abbandonano la persona in uno di questi istituti.
«E il peggio è che tutti sanno, ma nessuno parla – ha rincarato Genovese -. I comuni e la Regione concedono le autorizzazioni, ma nessuno fa i controlli, neanche l’Asl. E soprattutto nessuno sanziona le illegalità.» Non stupisce che molti approfittino di questo clima di deregolamentazione.
