Dalla costruzione di Mediobanca ai passaggi più salienti dei grandi misteri e scandali finanziari italiani. L'onorevole La Malfa presenta il libro sul bancario siciliano. E sull'Italia di Renzi dice...
La costruzione dell’Italia finanziaria, del capitalismo industriale, lo si deve a uomini si estrazione e cultura meridionale: Nitti, Beneduce, Enrico Cuccia. Quegli anni, quegli uomini, dimostrano che l’Italia ha le risorse e la capacità per uscire dalla crisi, se la politica le imprimesse la giusta direzione. Una crisi che nasce proprio dalla politica, dal momento in cui “la politica ha cominciato ad occuparsi di affari”. Le riforme di Renzi?: “Dovevano arrivare prima, avrebbe dovuto farle Monti”.
Giorgio La Malfa, esponente della tradizione repubblicana come il padre Ugo, ha sintetizzato il suo pensiero alla a Messina, in Corte d’appello, davanti ad una platea gremita e incuriosita dai suoi racconti di mezzo secolo di storia italiana raccontata dal punto di vista di una classe di banchieri che non esiste più, come Cuccia appunto.
Ospite della Scuola di Formazione Forense, de l’Ordine degli Avvocati di Messina e della Libreria Bonanzinga, l’onorevole Giorgio La Malfa ha presentato il suo libro “Cuccia e il segreto di Mediobanca”, di Feltrinelli Editore, in libreria dalla scorsa primavera. Un libro biografia che raccontando il Cuccia meno conosciuto, la nascita e lo sviluppo di Mediobanca, racconta una parte della storia del paese appunto, quello costruito da uomini come lo schivo banchiere palermitano che, malgrado avesse creato Mediobanca, continuó fino all’ultimo suo giorno di lavoro ad attribuirsi uno stipendio più basso dei manager, che fino all’ultimo dei suoi giorni di lavoro ha continuato ad affermare e praticare che il credito si fa all’imprenditore che investe prima di tutto in proprio, e all’imprenditore vero, non allo speculatore finanziario.
Il libro, per i suoi contenuti fortemente intensi e biografici, è molto più che un saggio di economia, restituisce attraverso il rapporto intimo e privato che Giorgio La Malfa ebbe con Enrico Cuccia, un ritratto inedito di uno dei più grandi protagonisti della vita economica italiana degli ultimi cinquant’anni.
Sarà lo stesso Giorgio la Malfa a intrattenere il pubblico con il racconto inedito degli anni d’oro dell’economia italiana.
Del periodo di Mediobanca il libro racconta poi alcuni episodi e momenti salienti, quali sono stati lo scontro con l’Iri di Romano Prodi riguardo alla privatizzazione della banca, l’affaire Sindona con le minacce rivolte contro Cuccia e Giorgio Ambrosoli, il rapporto ambivalente con Raffaele Mattioli. Si evidenziano così le idee fondamentali e i principi su cui Cuccia ha via via costruito il lavoro di Mediobanca, come la distinzione tra banche di investimento e banche commerciali, l’importanza del credito industriale, la necessità dell’indipendenza dell’istituto, il valore del “nocciolo duro” degli azionisti delle imprese.
Nonostante l’estrema riservatezza del personaggio, che La Malfa rispetta, ne esce un’immagine a tutto tondo di Cuccia e del suo operato: una figura tanto autorevole e potente nel sistema economico e finanziario, non solo italiano, da rendere problematica un’eredità. Del resto, lo stesso Cuccia diceva: “Se è caduto l’Impero romano, perché non dovrebbe cadere Mediobanca?”.
