Domani la prima messinese per “Giù” della compagnia Scimone Sframeli

Domani la prima messinese per “Giù” della compagnia Scimone Sframeli

Redazione

Domani la prima messinese per “Giù” della compagnia Scimone Sframeli

lunedì 20 Ottobre 2014 - 13:14

Secondo spettacolo per la sezione prosa diretta da Ninni Bruschetta dopo il successo raccolto con Toni Servillo al debutto. Sabato 25 si inaugura anche la sezione musicale con il concerto del pianista iraniano Ramin Bahrami.

Dopo il grande successo di “Toni Servillo legge Napoli”, primo emozionante appuntamento con il cartellone del Vittorio Emanuele per la sezione prosa diretta da Ninni Bruschetta, continua con la compagnia Scimone Sframeli che presenta per la prima volta nel teatro della loro città “Giù”, drammaturgia originale di Scimone, andato in scena dappertutto in Italia e soltanto una volta in Sicilia lo scorso luglio a Taormina per la rassegna monografica su tutti i lavori della compagnia. Un grande e sentito ritorno a casa per questa compagnia che muove i suoi primi passi a Messina, si forma oltre lo Stretto e esporta con orgoglio il suo teatro in tutto il mondo, soprattutto in Francia, dove Spiro Scimone e Francesco Sframeli sono molto amati, insieme agli altri componenti della compagnia, Salvatore Arena e Gianluca Cesale. Uno dei rari casi di compagnia teatrale pura, tra l’altro, che si dedica anche al cinema, col film premiato a Venezia “Due amici”, migliore opera prima.

Dal “Cortile” ai “Pali” dei lavori teatrali precedenti, i personaggi borderline della compagnia Scimone Sframeli adesso si ritrovano “Giù”, letteralmente sprofondati nel marcio che ci circonda. Un gabinetto gigante a centro scena, questi uomini che sbucano fuori e il Padre (Gianluca Cesale), mentre si rade, dà una mano come può, per tirarli su, per farli respirare un po’. Da questo grande cesso, metafora e protagonista, spuntano a giro il Figlio (Spiro Scimone, autore del testo), Don Carlo il prete “scomodo” (Francesco Sframeli, anche regista) e un Sagrestano (Salvatore Arena), ma Giù continua a esserci la fila, e non si può stare su troppo tempo, bisogna invece lasciare spazio anche agli altri per un momento d’aria, per parlare, per sbattere in faccia a tutti le colpe di tutti e rompere infine un silenzio doloroso. Giù in effetti c’è anche il “povero Cristo di Ugo”, lo si sente cantare se la finestra è aperta, canta sotto un ponte e lo fa per i suoi figli, per non perdere del tutto la dignità. Un messaggio urgente, di denuncia, violento come solo la semplicità sa essere, che pure lascia ridere delle sofferenze sulla scena e a un tratto disarma e spezza il fiato. “Giù è un invito indignato a rompere il silenzio per dare voce agli altri. È un urlo contro il marciume della nostra società che umilia la dignità e la libertà dell’individuo. Giù ci sono tante persone che, per difendere i valori umani e lottare contro il male che avanza, aspettano il loro turno per tornare su… per tornare, di nuovo, su” (dalle note della compagnia).

La prima martedì 21 alle 21, repliche in abbonamento fino a venerdì 24, con la pomeridiana delle 17.30. Prossimi appuntamenti, alla sala Laudamo “Ritratti di signore”, il 23 e 24 ottobre per l’apertura della rassegna “Laudamo aperta”, monologhi liberamente tratti da Aldo Nicolaj, con l’attore Antonio Lo Presti, la cantante Eliana Risicato e Melo Mafali al pianoforte. A seguire, il 25 ottobre al Vittorio Emanuele il concerto di Ramin Bahrami, pianista tra i più interessanti interpreti viventi dell’opera di Bach, primo spettacolo proposto dalla direzione artistica di Giovanni Renzo.

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