Guerra in Tribunale per il patrimonio in gioielli, soldi e appartamenti di una 80enne morta dopo anni di malattia
MESSINA – Non va avanti la denuncia di una coppia di medici nei confronti dei nipoti e del fratello di una ottantenne morta per le complicanze di un cancro ovarico morta nell’aprile del 2019. La giudice per l’udienza preliminare Monia De Francesco ha disposto il non luogo a procedere per le ipotesi d’accusa di falso e circonvenzione di incapace, contestate al fratello, i figli e al notaio che aveva redatto gli ultimi due testamenti, contestati dalla coppia di sanitari. Gli indagati erano difesi dagli avvocati Ernesto Marcianò, Pietro Giannetto e Fabrizio Ferraro, mentre i medici erano assistiti dall’avvocato Filippo Alessi. Per il giudice non ci sono elementi per ritenere falsi i testamenti.
L’eredità contesa
Appartamenti, in centro città e in zone di villeggiatura di Messina, gioielli di alto valore e un grosso deposito di denaro, almeno 250 mila euro, il patrimonio che la donna aveva accumulato. E che era rimasto intatto, in poco meno di 80 anni di vita, perché lei non si era mai sposata né aveva mai avuto figli. Malgrado le ricchezze, gli ultimi anni sono stati penosi: afflitta da una patologia risalente nel tempo, era entrata e uscita da case di cura e di degenza, fino agli ultimi mesi al Policlinico di Messina.
I testamenti sospetti
Nell’ultimo periodo ad assisterla c’erano stati anche il fratello e i nipoti. Ed è a loro che la donna avrebbe lasciato tutto, con due separati testamenti risalenti a poco prima della morte, a due settimane di distanza l’uno dall’altro. L’ultimo, una settimana prima di spirare, la donna l’avrebbe dettato recandosi dal notaio in ambulanza, dal Policlinico. Circostanze che avevano destato sospetto nei due medici che in passato l’avevano seguita e che erano i beneficiari del primo testamento, risalente a diversi anni prima, revocato con i due in favore dei parenti, più recenti. Da qui la contesa del patrimonio che, archiviato il profilo penale col provvedimento del Gup De Francesco, che ha accolto la richiesta del pubblico ministero Annalisa Siliotti, anche lei favorevole al proscioglimento, va avanti davanti al giudice civile.
