La cooperativa -A Fulua- denuncia la strumentalizzazione della propria iniziativa imprenditoriale
Una grande accoglienza da parte delle istituzioni e dalla cittadinanza alla nascita della cooperativa -A Fulua-. Poi, il silenzio. La cooperativa, che doveva rappresentare per i pescatori di pescespada dello Stretto un segno di rinnovamento sociale ed economico, si è trasformata in uno strumento di propaganda nelle mani della politica.
Lo denunciano oggi i pescatori, in un comunicato a firma di Palmira Mancuso, portavoce della cooperativa. -A Fulua- è nata a marzo sotto i migliori auspici. A salutare la nascita di questa iniziativa è stato l’assessore regionale uscente alla Pesca Nino Beninati, da cui i pescatori si aspettavano un impegno concreto, come anche dall’assessore provinciale alla Pesca Giuseppe Martelli, che doveva fornire strumenti per risolvere i problemi reali di un settore in piena crisi.
Ma ben presto i cooperatori hanno raccolto le prime delusioni, arrivando ad uno scollamento tra le attività poste in essere dall’amministrazione della cooperativa e le reali esigenze dei soci.
«Abbiamo chiesto un approdo rifugio – dichiara Mancuso – ma abbiamo ottenuto solo la promessa di un porto, molto più oneroso e di difficile realizzazione, vista la morfologia delle nostre coste, ma probabilmente più economicamente vantaggioso nella fase di progettazione. Abbiamo presentato pubblicamente un marchio di riconoscimento del pescato, con una cerimonia pubblica che si è tenuta il 9 giugno 2008, alla presenza del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al CIPE Gianfranco Miccichè, dando nostro malgrado una vetrina ad una parte politica in piena campagna elettorale. Ebbene quel marchio non ha portato alcun beneficio ai pescatori ne ai consumatori, perché a quella cerimonia non è seguita alcuna concreta politica di riconoscimento del marchio, anzi abbiamo notato che alcuni ristoranti hanno esposto un logo di cui i pescatori non si assumono alcuna responsabilità, dal momento che nessuna della imbarcazioni della cooperativa ha fornito pesce o ha previsto di farlo.»
Quale sarà dunque il futuro della coopertiva? I pescatori hanno chiesto un passo indietro al -referente politico-, pretendendo maggiore spazio di azione. L’obiettivo è quello di riformulare il progetto cooperativo, applicandosi soprattutto per ottenere quei benefici minimi che lo strumento della cooperazione fornisce ai soci, e sviluppando una maggiore interazione con le altre cooperative per incidere sulle politiche economiche, soprattutto in rapporto all’elevato costo del carburante che non è più sostenibile e rende poco vantaggioso il lavoro del pescatore.
