La vecchia ferrovia Messina - Catania si potrebbe mantenere? I nodi dietro l’addio alla linea storica

La vecchia ferrovia Messina – Catania si potrebbe mantenere? I nodi dietro l’addio alla linea storica

Marco Ipsale

La vecchia ferrovia Messina – Catania si potrebbe mantenere? I nodi dietro l’addio alla linea storica

giovedì 12 Marzo 2026 - 09:30

Ecco perché il vecchio binario è diventato un peso da scaricare

Ma il vecchio binario non potrebbe essere trasformato in una metropolitana leggera costiera invece di distruggerlo? L’ipotesi è affascinante ma la realtà tecnica svela una serie di ostacoli che rendono il mantenimento della linea storica un’operazione fuori mercato e dai rischi elevati.

1. La trappola del segnalamento unico (Ertms)

Il primo grande ostacolo è tecnologico. La nuova ferrovia in galleria sarà dotata del sistema Ertms (Sistema europeo di gestione del traffico ferroviario), un cervello digitale che gestisce via radio la sicurezza e la frenata automatica dei treni. Mantenere la vecchia linea obbligherebbe a una scelta: o spendere decine di milioni di euro per installare l’Ertms anche sui vecchi binari (un investimento sproporzionato per una linea “lenta”), oppure costringere i treni a cambiare sistema di bordo ogni volta che passano da un tracciato all’altro. Questo causerebbe rallentamenti burocratici e tecnici incompatibili con gli standard di efficienza che il raddoppio promette di raggiungere.

2. Il “collo di bottiglia” delle interconnessioni

Anche lasciando i collegamenti a Giampilieri e Fiumefreddo, la linea storica rimarrebbe un’isola lunga 41 km senza interconnessioni intermedie. Oggi è così, è vero, ma il raddoppio nasce proprio per eliminare questo limite. In caso di guasto a un treno sulla linea costiera, l’intera tratta rimarrebbe bloccata senza possibilità di “sorpasso” fino alla stazione successiva. Per Rfi mantenere un sistema così fragile all’interno di una rete moderna da 9 miliardi di euro è considerato un controsenso gestionale che abbasserebbe l’affidabilità di tutto il corridoio Messina-Catania.

3. L’incubo della manutenzione costiera

Questo è il motivo economico più pesante. La ferrovia jonica è una linea “sotto attacco” costante da parte del mare, come dimostra il recente ciclone Harry. Rfi ha dovuto investire grosse cifre per riparare i danni delle mareggiate e rinforzare i muri di protezione. Con il raddoppio in galleria, i treni viaggeranno al sicuro dentro la montagna. Mantenere la linea storica significherebbe per le Ferrovie continuare a pagare la difesa di una costa fragile solo per far passare pochi treni locali. Smantellando i binari, Rfi scarica questo onere sugli enti locali.

4. Raddoppio dei costi di gestione

Gestire due ferrovie parallele significa raddoppiare tutto: personale nelle stazioni, squadre di manutenzione per i binari, sistemi di alimentazione elettrica e centri di controllo. In un’epoca di ottimizzazione dei costi, la Regione Siciliana e Rfi hanno stabilito che il bacino d’utenza della zona jonica non giustifica la spesa per due infrastrutture. Meglio una linea sola, velocissima e sicura in galleria, che due linee di cui una a rischio in caso di forte maltempo.

5. Il conflitto con il recupero urbano

Non va dimenticato l’aspetto urbanistico. In centri come Scaletta o Itala, la ferrovia è un muro che separa il paese dal mare. Mantenere i binari significherebbe rinunciare alla possibilità di creare un lungomare o una via di fuga per le emergenze. Molti sindaci hanno spinto per la dismissione proprio per poter finalmente “abbattere il muro” e restituire ossigeno ai centri abitati, preferendo il rischio della pista ciclopedonale alla certezza dell’ingombro ferroviario.

2 commenti

  1. La scelta di lasciare il vecchio tracciato sarebbe una scelta stupida soprattutto per quei paesi come Itala e Scaletta che potrebbero approfittare di recuperare l’affaccio al mare oggi precluso dalla linea ferrata. E’ giusto che quei luoghi possano avere un lungo mare come tutti gli altri paesi che si affacciano sullo Ionio.

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  2. Enrico Librino 16 Marzo 2026 12:31

    Forse, ripeto: forse, sarebbe possibile un uso ciclopedonale senza grandi spese.

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