Chiediamo che i 6 miliardi del Ponte siano distribuiti ai Messinesi
Exit, la trasmissione de la7 condotta da Ilaria D’Amico ha finalmente svelato gli inganni che si celano dietro la decisione di dare corso alla costruzione del Ponte sullo Stretto.
Grazie a un parterre scelto con grande equilibrio e alle interviste a decine di piccoli imprenditori (scelti a caso), di economisti e uomini politici pienamente rappresentativi delle diverse convinzioni dei cittadini messinesi, gli Italiani hanno finalmente compreso che il Ponte sullo Stretto non solo non serve ai Siciliani ma soprattutto causerà un grave danno al Paese.
Speriamo nasca un forte movimento d’opinione nazionale mirato a bloccare tutto.
Hanno perfettamente ragione la Lega e il partito di Roma capitale quando esternano perplessità e timori vedendo i loro sudati risparmi dilapidati nella realizzazione di questo vero e proprio collegamento tra due cosche, come acutamente lo battezzò Nichi Vendola qualche anno fa.
Contribuendo così a sospenderne l’attuazione.
E’ opportuno- si chiedono – in un momento di crisi come questo, destinare somme enormi a un’opera di difficilissima fattibilità ed economicamente insostenibile a causa della progressiva riduzione del traffico?
I dati più recenti, infatti, mostrano che non solo i Tir, ma anche i treni e persino i pendolari che attraversano lo Stretto sono diminuiti significativamente e, se la tendenza si conferma, tra qualche anno a Messina e Reggio non vi sarà più nessuno che vuole traghettare sull’altra sponda. La città, inoltre, si spopola di quasi 3.000 cittadini all’anno. Di questo passo, altro che tredicesima città d’Italia, altro che città metropolitana.
Capoluogo della provincia diverrà presto Barcellona.
Se è così, perché fare il Ponte?
A questo punto però, da Messinese, mi viene un dubbio: ma questo non dovrebbe essere un argomento a favore del Ponte? Se traffici e scambi commerciali diminuiscono significa che l’economia non tira e allora bisognerebbe ridarle ossigeno in qualche modo, per cui … Boh!
Ma è un dubbio che si risolve subito: sarebbe meglio se, invece di spenderli malamente, si distribuissero i 6 miliardi di euro ai Messinesi.
Facciamo due conti: verrebbero quasi 10 mila euro per ogni abitante della nostra provincia; un bell’aiuto per le migliaia di disoccupati! Si potrebbero attribuire ulteriori poteri speciali a Sindaco e Presidente della Provincia così da garantire un’equa distribuzione tra i cittadini, indipendentemente dall’appartenenza ai diversi schieramenti.
Però qualche altra provincia potrebbe avere qualcosa da obiettare …
Forse quella di distribuire il denaro ai Messinesi non è una soluzione condivisa a livello regionale.
Allora perché non destinare la somma a opere più utili per tutta la nostra regione? Opere che siano anche economicamente sostenibili.
Si potrebbe realizzare la terza corsia dell’autostrada Messina-Palermo – anzi, Palermo-Messina, da quando la sede è stata trasferita nel capoluogo siciliano – o della Palermo-Catania.
D’accordo che non ci passa praticamente nessuno però, vuoi mettere la comodità di avere più spazio per i sorpassi?
Qualcuno – mentendo – dirà che di strade più trafficate da allargare ce ne sono tante in Italia.
E che le nostre non sono così urgenti.
Come qualcuno non condividerà perché debbano avere priorità la riparazione dei nostri acquedotti, la messa in salvaguardia dei nostri torrenti e la costruzione di nuovi ospedali rispetto agli acquedotti, ai torrenti e agli ospedali del resto del Mezzogiorno.
Trovato! Utilizziamo i 6 miliardi per opere che risolvano alcuni tra i tanti gravi problemi del Paese!
Come, ad esempio, il Mose di Venezia, la linea C della Metropolitana di Roma, il Terzo Valico dei Giovi – che permetterà di collegare più rapidamente Genova a Milano, così che attraccare in quel porto divenga ancora più conveniente rispetto a quelli del Mezzogiorno, scongiurando il rischio di avere un fastidioso affollamento nei nostri porti -, l’autostrada Civitavecchia-Cecina, il mega tunnel del Brennero e quello del Frejus, la Pedemontana lombarda …
Strano che il Corriere della sera e gli altri grandi quotidiani nazionali non abbiano chiesto a Messinesi e Siciliani cosa ne pensassero della Civitavecchia-Cecina, mentre è stato fatto il sondaggio dei loro lettori sul Ponte!
Ah … dimenticavo, queste opere sono già finanziate … e allora?
Al di là dei dubbi, il dibattito su la7 ha svelato quali fossero le forze oscure e malefiche che hanno dato il via a questa follia del Ponte.
Una follia che Ilaria D’Amico, Marco Ponti e Sgarbi – tutti intrepidi meridionalisti – tentano coraggiosamente di sventare.
I protagonisti della truffa, finora solo tentata, sono:
1.il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che, mosso da megalomania, vuole erigersi un monumento imperituro;
2.la lobby – o è più corretto chiamarla banda? – delle grandi imprese di costruzione, capitanata da Impregilo. Che si sono enormemente arricchite vincendo le gare di appalto per le numerosissime moderne infrastrutture realizzate negli ultimi anni nel nostro beneamato Paese. Spesso inutili, anzi controproducenti ai fini della poderosa crescita economica;
3.il Governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo che – invece di realizzare nel territorio messinese un grande ed aeroporto utilizzabile dai milioni di turisti che verrebbero ad ammirare la chiesa di S. Maria Alemanna – si preoccupa di trovare il modo più rapido ed economico per trasferire misere produzioni ortofrutticole siciliane verso il Nord. E di far arrivare l’inutile Alta Velocità ferroviaria in Sicilia;
4.la società Stretto di Messina, concessionaria dell’attraversamento stabile, capitanata dal bieco Ciucci. Uno dei manager più importanti e pagati d’Italia che, ormai da anni, diffonde dati falsificati riguardo la fattibilità tecnica ed economica dell’opera. Al solo scopo di venire periodicamente a Messina e avere un po’ di visibilità sulla Gazzetta del sud;
5.Buzzanca, Ricevuto e Scoglio, i peggiori di tutti. Pronti a svendere la città in cambio della quindicina di posti di lavoro all’ANAS che il furbo Ciucci gli ha promesso. Senza capire che, col Ponte, non potranno più recarsi settimanalmente a Palermo e a Roma per reclamare soldi per Messina. Soldi finalizzati a costruire svincoli e via del mare; ad ampliare Tremestieri e restaurare la Badiazza; a manutenere i torrenti e prevenire la frana delle strade; ad assumere precari e completare il Polo Oncologico; a sistemare i locali dell’ex Margherita e sgombrare il campo nomadi; a creare nuovi posti di lavoro e rilanciare l’Ente Fiera; ad aprire la Cittadella fieristica e riparare i buchi delle strade cittadine e provinciali; a realizzare i parcheggi e assumere nuovi Vigli urbani; etc, etc.
Che stupidi!
Sapete che penso?
Questi 6 miliardi sono proprio una gran seccatura: costringono a pensare, peggio a … fare.
Che se li tengano.
