O eliminiamo i lavavetri o aboliamo i semafori. Il problema discusso anche in uno strano dibattito allestito dei giovani dell’Mpa di Catania dove sono state avanzate alcune divertenti proposte per -vivere il rosso- senza esaurirsi
Ogni tanto scompaiono per poi riapparire, tutti insieme, ad ogni semaforo che incontriamo mentre ci spostiamo per la città. E si, succede in tutte le città d’Italia direte voi, ma chissà quanti pensano che i lavavetri ai semafori sono davvero una rottura. Qualche mattina capita – ad esempio ieri, i semafori della via la Farina erano stracolmi di volenterosi lavoratori – che il parabrezza sia così pulito che di più non si può, ed è proprio in quella rara mattinata che si subisce un vero assalto: quello dei lavavetri ai semafori.
Pensate che a Catania addirittura, i giovani dell’Mpa, hanno organizzato un seminario dal titolo -L’autonomia dei lavavetri ai semafori di Catania: integrazione sociale o sospensione delle garanzie costituzionali? Analisi sistematica, dai finestrini della Topolino amaranto a quelli dell’Audi A6-. Chi pensa che sia uno scherzo dico subito che è la verità; nella città Etnea per debellare il fenomeno altamente fastidioso convegni e tavole rotonde coinvolgono cittadini, politici, forze di sicurezza.
E a Messina? Andando a spulciare qualche legge sull’argomento esiste un decreto legislativo (Art. 15 Decreto Legislativo N. 285 del 30/04/1992) che parla di atti vietati sulle strade. Proprio questo articolo meriterebbe, secondo molti ossessionati dai lavavetri, una rettifica aggiungendo che è vietato a semaforo rosso qualsiasi forma di atto forzato volto verso il povero automobilista che chiuso nella sua auto poco può contro l’appoggio della lurida spugna sul vetro dell’auto.
Le puoi provare tutte: limitarsi a un banale no, non è sufficiente; il lavavetro medio interpretava il no come un -si, dai, una bella pulitina al parabrezza ci vuole.-
Puoi diventare più esperto, tanto da prendersi l’abitudine di azionare il tergicristallo ogni volta che si fiuta l’intenzione del lavavetro di violentare la propria macchina. Ma anche il lavavetri progredisce in furbizia – e arroganza – aspettando che il tergicristallo abbia finito di dondolare per iniziare tranquillamente a pulire il vetro meglio del tergicristallo e, appena finito, visto il notevole risultato, i venti centesimi son poco per lui; anche un euro, per l’impegno profuso nel battere il nemico tergicristallo, sono una miseria e basta uno sguardo per capire che il povero lavoratore quasi quasi vuole un contratto a tempo indeterminato per l’impegno prestato.
C’è chi prova, ogni volta che arriva al semaforo, di arrestarsi appositamente a tre metri di distanza dalla macchina davanti. Non appena il lavavetro supera la linea immaginaria tracciata dal cofano, mettere di colpo la prima, accelerare tre metri in avanti e lasciarlo sul posto. Ma anche questa mossa viene arginata con carattere di rapidità. I lavavetri hanno attuato una controstrategia. Ad ogni semaforo ieri erano in due: ogni volta che si esaurisce la fase premi frizione – prima – accelerata di colpo, mentre vi assicurate dallo specchietto retrovisore di aver messo il nemico alle spalle, ecco che dal portabagagli della macchina davanti esce a sorpresa un altro lavavetro che si attaccava al parabrezza come l’uomo ragno e comincia il suo -strapagato- lavoro.
A questo punto, abbiamo battagliato contro prostitute e imbrattatori, ma visto che non riusciamo a togliere dai semafori mendicati, e soprattutto lavavetri, sarebbe inopportuno chiedere l’eliminazione del rosso al semaforo?!?
