Addio alla storica libreria, per 58 anni riferimento culturale della città. Ma Daniela Bonanzinga non molla e sui giovani e la lettura spiega...
MESSINA – “Cari amici, questo era il nostro ultimo consiglio di lettura dalla libreria e lo abbiamo celebrato nel migliore dei modi! Nuove sfide ci attendono e siamo impazienti di abbracciarle e viverle intensamente. Si chiude un luogo fisico di magica memoria professionale, personale e familiare, resta l’impegno culturale e di vita di promuovere la lettura e far incontrare autori e lettori… in quella atmosfera sospesa che solo il ritmo delle parole e delle storie creano! Quindi continuate a seguirci, ci vediamo presto!”.
Daniela Bonanzinga annuncia così sui social la chiusura della storica libreria di famiglia, fino a ieri attiva in centro, lasciando sbigottiti i tanti amanti dei libri ma soprattutto i tanti clienti che nella sua libreria indipendente avevano trovato molto più che una rivendita di libri. La sua era infatti una libreria di servizio e Daniela ha sempre interpretato come una missione la sua professione: non vendeva libri ma dialogava con i clienti, si metteva a totale disposizione di chiunque avesse necessità, per reperire velocissimamente qualunque testo, consigliava alla lettura. Per questo in tanti sono rimasti increduli, davanti al suo addio.
Daniela Bonanzinga getta la spugna davanti la crisi nera dell’editoria, proprio dopo aver ricevuto il massimo riconoscimento del Cavalierato del Lavoro? Le cose non stanno così ed è proprio lei a spiegarlo, tracciando un’analisi di come è cambiata l’editoria, travolta dal digitale, come cambiano i consumi culturali e come si può ancora salvare il libro e l’amore per la lettura.
“Ho dedicato una vita alla libreria aperta dai miei genitori 58 anni fa. E’ una storia, non un’attività, che però non avrà eredi in famiglia perché i miei figli hanno scelto altre strade. Quindi, dopo 46 anni di lavoro quotidiano, tutti i giorni tutto il giorno in libreria, tutte le mattine tirare su la serranda e chiuderla solo a sera, credo di poter continuare a portare avanti il mio impegno con altri ritmi”, spiega Daniela.
E chiarisce che “La libreria incontra la scuola” va avanti. Il ciclo di incontri con gli autori nelle scuole è la fortunata formula che proprio Daniela ha inventato 30 anni fa e che è un esempio di quello che è l’impegno di una libraia che non smetterà mai di esserlo, anche fuori dalla fisicità di una libreria. Da oggi, però, si traccia un solco tra il prima e il dopo e in esso un bilancio.
Il punto vendita non poteva comunque continuare ad esistere?
“Tramontata l’ipotesi che mio figlio potesse succedermi in libreria, ho dialogato con i tanti marchi che potevano acquisire il punto vendita. Varie trattative non andate a buon fine”.
C’è ancora un futuro per le librerie indipendenti quindi, o la crisi dell’editoria è inarrestabile?
“Quella c’è stata, c’è da oltre un decennio. Ma non è quello che mi ha indotto a chiudere, lo ripeto. Certamente l’impatto della crisi è più duro per le librerie indipendenti. Per esempio di Inghilterra e Francia è lo Stato che protegge le librerie indipendenti . L’Italia ha invece scelto una strada diversa, favorendo il fagocitamento da parte dei grandi gruppi che acquisiscono librerie storiche indipendenti e le trasformano in franchising. Negli ultimi anni almeno a Messina, è venuto meno anche l’aiuto degli enti locali e le istituzioni culturali. Oggi chi potrebbe aiutare gli operatori locali, perché ne ha possibilità e strumenti, per regolamenti o per una esigenza di semplificazione non attua spesso quelle politiche di programmazione e acquisti che servono come l’acqua e l’aria, alle librerie indipendenti”.
I ragazzi leggono ancora? Ha ancora un futuro il libro e come ha visto cambiare i lettori, in questi anni?
“Il salto generazionale c’è stato ed è stato evidente. Oggi ci sono i nativi digitali accanto a quelli che avevano incontrato la lettura sul libro fisico. Sono lettori che hanno una soglia di attenzione sempre più bassa, distratti, abituati ad un altro tipo di fruizione del testo, per i quali un libro diventa una esperienza impegnativa. Eppure se ai ragazzi presentiamo la lettura come quella esperienza emotiva che è per noi, allora anche loro sono invogliati a consumare cultura. Se scegliamo con cura gli autori e i testi da proporgli, allora riusciamo ancora a seminare interesse per la lettura e cambiare la vita a qualcuno di loro, come solo i libri sanno fare”.
C’è un problema di consumi culturali quindi?
“E’ sicuramente un problema che dobbiamo porci. Chi orienta oggi questi ragazzi ai consumi culturali? Chi gli spiega perché è bello leggere, perché vale la pena spendere qualcosa in un biglietto del cinema o per il teatro? Chi gli insegna a scollarsi da questa attenzione maniacale, aggressiva, che il digitale esercita su di loro? Non si tratta soltanto del “mezzo”, tanto che uno dei progetti che ho è proprio quello di studiare l’AI per capire come, attraverso questa, si può stimolare la lettura. Si tratta appunto di restituire impatto emotivo alla lettura”.
