Era il giorno del sostegno da parte dei deputati regionali e nazionali della nostra provincia, solo in tre si sono presentati. Modica: -un problema senza colore politico-
Più che una vertenza, più che la classica lotta tra dipendenti e datore di lavoro, è una vera e propria tragedia formativa/occupazionale.
Bastava essere presenti all’incontro, tenutosi oggi pomeriggio nella sala consiliare di Palazzo dei Leoni ed organizzato da flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, Gilda, Snals, Cip, Sfida, Proposta Scuola e Osservatorio sulla Scuola, per comprendere un timore che assilla da tempo tanti insegnanti, che nasce dall’articolo 64 della legge 133/08, una legge che darà il “La” a tagli indiscriminati al mondo della scuola, nell’ambito della tanto discussa riforma voluta dai ministri Tremonti/Gelmini.
I numeri a livello nazionale, tra esuberi e licenziamenti, sono da bollettino di guerra e si concretizzeranno sopratutto nelle regioni del Sud (Campania, Sicilia, Puglia e Calabria).
La nostra provincia non farà eccezione: si prevedono 193 docenti di ruolo senza sede nella scuola primaria, 165 in quelle secondarie di primo grado e 177 cattedre in meno, con 132 docenti senza più posto di lavoro, per le secondarie di secondo grado.
L’incontro di oggi è stato “moderato” dall’ex assessore della giunta Genovese Liliana Modica che non ha usato mezzi termini: «se la situazione non cambia, bloccheremo l’anno scolastico, tutta l’Italia è in fermento grazie anche agli strumenti di informazione della rete e si organizzano dappertutto manifestazioni di protesta. Non possiamo che questi tagli, che adesso hanno un nome, un cognome e una storia possano andare avanti, senza logica. Contro gli sprechi c’è bisogno del bisturi, con noi stanno usando la mannaia».
Un intervento accorato e partecipato è arrivato da Maria Vitali del sindacato Sfida (Sindacato Famiglie Italiane Diverse Abilità ) che ha paragonato la situazione della scuola odierna e quella della scuola tedesca ai tempi del nazismo: «si stanno negando diritti fondamentali ai ragazzi con problemi fisici o psichici (i tagli sono previsti anche nel campo del sostegno, ndr). La disabilità non conosce colore politico, i nostri rappresentanti devono ascoltarci e portare avanti la nostra causa».
E di rappresentanti, su tutta la deputazione regionale e nazionale (22 onorevoli), ve n’erano quattro: i deputati regionali Giovanni Ardizzone, Franco Rinaldi, Filippo Panarello e l’assessore provinciale alla Pubblica Istruzione Giuseppe Di Bartolo.
E’ stato lui a parlare per primo (da politico e da professore “tagliato” dalla riforma Gelmini) assicurando l’impegno da parte dell’amministrazione provinciale sulla questione e garantendo che sotto un altro punto di vista, quello dell’edilizia scolastica, il bilancio previsionale dell’ente prevede somme tre volte superiori agli anni scorsi e che quindi, almeno in questo senso, si avranno passi avanti.
Panarello, che a Palermo è anche vicepresidente della commissione Cultura, Istruzione e Lavoro, ha sottolineato come il problema riguarda non solo la condizione personale degli insegnanti, ma anche il problema di un’offerta formativa migliore: i tagli sono così consistenti che mettono a rischio un supporto agli studenti adeguato.
Sulla stessa lunghezza d’onda Ardizzone e Rinaldi, non nuovi a questo tipo di battaglie: “il documento redatto dai sindacati e letto oggi in sala verrà presentato sottoforma di mozione alla deputazione nazionale. E’ impossibile che si spendano così tanti soldi da parte delle istituzioni e venga sacrificato un aspetto della società così delicato-.
Una possibile via d’uscita della questione potrebbe essere la bocciatura, già avvenuta, da parte dell’Ars della legge Gelmini, che non terrebbe conto delle prerogative occupazionali della Regione.
Il presidente siciliano Raffaele Lombardo ha adesso il mandato per il ricorso alla Corte Costituzionale.
Foto di Dino Sturiale
