Oriti (Cgil): «400 mila euro in meno, l'attività rischia di restare bloccata fino al 2010»
Va bene tagliare, nell’ottica dell’”austerity” imposta dalla crisi.
Ma perchè a dover perdere qualcosa, nel quadro regionale siciliano, è sempre Messina?
Domanda che si pone gran parte della città e anche Biagio Oriti segretario generale della Slc Cgil di Messina.
Dopo (tra le altre) Rfi, Ssr e comparto scuola a vedersi chiudere i “rubinetti” regionali è il Teatro Vittorio Emanuele.
La notizia era stata anticipata, durante la conferenza di presentazione dell’ultima opera sotto la gestione Bernava, dal sovrintendente Paolo Magaudda. Adesso è una triste realtà.
«Dalle righe della Finanziaria regionale – scrive Oriti – è emerso un taglio di 400mila euro ai 7 milioni di finanziamento che la regione eroga al Teatro di Messina. Un taglio che riguarda solo Messina. Non solo da 15 anni il nostro budget è fermo ed è appena un terzo di quello di Catania e Palermo, ma adesso viene anche ridotto».
Proprio nei mesi scorsi abbiamo assistito al commissariamento del Teatro che creò molti indignati in riva allo Stretto: ora con questo provvedimento volto al risparmio c’è il rischio che la stagione del Vittorio Emanuele, da giugno a dicembre resti ferma.
E ciò è un guaio, perché il Teatro rappresenta uno dei pochi sfoghi culturali della città, che trascina l’indotto del circuito serale, dei ristoranti, degli alberghi, dei dopocena.
Oriti si chiede perchè le istituzioni restino ferme: «Siamo sempre più stupiti da questa vicenda anche perché al Parlamento regionale siedono nostri rappresentanti che non solo non riescono a ottenere per Messina 1 euro in più ma adesso si fanno anche sottrarre fondi senza protestare. E tra questi rappresentanti ci sono il sindaco Buzzanca e pure il vice sindaco, nonché assessore alla cultura Ardizzone».
«E’ questa – conclude Oriti – una situazione davvero illuminante sulle ragioni del declino inarrestabile della nostra città».
