I Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale della Sicilia, unitamente a quelli del Comando Provinciale e del Nucleo Subacquei di Messina, grazie ad una segnalazione di un’attività di scavo clandestino nello specchio di mare antistante l’isola di Filicudi, località Capo Graziano, hanno recuperato cinque anfore romane del I secolo d.C., verosimilmente appartenenti ad un relitto naufragato a breve distanza dal punto del rinvenimento, subito portate a bordo della motovedetta CC 810 “Gangi” di Milazzo.
Un dettaglio ha però allarmato i militari ed i funzionari della Soprintendenza del Mare che operavano congiuntamente: le anfore erano state prelevate dal relitto giacente ad una quota di 57 ametri e portate in un punto meno profondo, a 38 metri, occultate in un anfratto naturale, pronte per essere trafugate ed immesse sul vasto mercato clandestino dei reperti archeologici di provenienza marina. Ogni anfora può infatti essere venduta dai 3 mila euro in su a secondo se il mercato clandestino è quello nazionale o internazionale.
Tutti i reperti sono poi stati consegnati alla Soprintendenza del Mare per lo studio e la futura musealizzazione. Anche questo recupero si colloca nell’ambito di una più vasta azione di tutela e monitoraggio svolta dall’Arma a difesa dell’immenso patrimonio culturale sommerso che, recentemente, ha portato al recupero di altri importanti reperti archeologici dai fondali di Gela.
(foto Dino Sturiale)
