Il Direttore della Dia esalta l'importanza del sequestro di 50 milioni di euro ai fratelli Pellegrino
L’enorme importanza del sequestro operato dalla DIA di Messina ai fratelli Pellegrino è testimoniato dalla presenza in conferenza stampa del Direttore della Direzione Investigativa Antimafia, Generale di Divisione Antonio Girone. Il Direttore ha tenuto a sottolineare l’azione che la DIA conduce incessantemente sui patrimoni mafiosi: “Questa è la nostra strategia principale –ha detto Girone- aggredire i patrimoni illeciti che strangolano le economie e sbaragliano gli imprenditori onesti. Solo con questa azione continua ed instancabile si possono depotenziare gruppi criminali che altrimenti espanderebbero la loro egemonia sul territorio. Attaccarli nelle loro risorse finanziarie è il sistema migliore per sconfiggerli. La DIA lavora in questa direzione cercando di colpire anche quei soggetti che apparentemente sembrano essersi ormai defilati. Sono coloro che hanno estinto i loro conti con la giustizia o che non hanno più grandi patrimoni perché magari hanno intestato i beni a dei prestanome. Sono soggetti che a prima vista non destano preoccupazione e, invece, lavorano sotterraneamente per curare i propri interessi mafiosi. Adesso, per fortuna, la legge ci dà la possibilità di colpire anche i patrimoni di persone defunte. E, dunque, gli eredi non possono beneficiare di beni guadagnati grazie a condotte illecite”.
–Quali erano le peculiarità dei Pellegrino?
“Direi che inizialmente erano dediti alle estorsioni e con questo sistema si sono imposti nel tessuto sociale della loro zona. Poi, naturalmente, hanno acquisito una certa “fama” per cui hanno imposto la loro impresa a quanti volevano operare nel settore del movimento terra e delle forniture di calcestruzzo. E questo senza compiere intimidazioni eclatanti perché tanto non ne avevano bisogno”.
–Fra l’altro il calcestruzzo fornito non era di primissima qualità
“No,anzi direi che era molto scadente e questo rappresenta un fatto gravissimo in un’area ad alto rischio sismico come purtroppo è Messina. Questa circostanza attribuisce ai Pellegrino una responsabilità morale molto forte perché molti edifici sono stati realizzati con il loro calcestruzzo”.
–Avete anche accertato rapporti fra i Pellegrino e Cosa Nostra?
“Si, è vero. Avevano stretto rapporti di collaborazione soprattutto con Cosa Nostra palermitana ma anche catanese. Ma ciò che appare ancor più sorprendere è che si erano guadagnati la stima e la fiducia dei clan barcellonesi. E vi assicuro che non è per niente semplice. Tutto questo ha consentito loro di compiere un salto di qualità se solo si considera che nell’ultimo anno hanno incrementato gli introiti delle loro azienda del 1000 %, percentuali assolutamente impensabili lavorando onestamente”.
Foto Dino sturiale
