Il filo sottile che lega le tragedie del 1 ottobre 2009 e del 22 novembre 2011

Il filo sottile che lega le tragedie del 1 ottobre 2009 e del 22 novembre 2011

Rosaria Brancato

Il filo sottile che lega le tragedie del 1 ottobre 2009 e del 22 novembre 2011

lunedì 01 Ottobre 2012 - 11:39

Il 22 novembre consiglieri comunali e provinciali erano riuniti in seduta congiunta straordinaria per varare un documento sui 160 milioni di euro destinati alle popolazioni colpite dall’alluvione del 2009, ma in quello stesso momento la tragedia si ripeteva uguale. Sul versante opposto

C’è un filo sottile che lega due tragedie: il 1 ottobre 2009 e il 22 novembre 2011.

E’ un filo che passa attraverso un’immagine, quella dell’Aula consiliare di Palazzo Zanca. Il pomeriggio del 22 novembre 2011 una cinquantina tra consiglieri comunali e provinciali erano riuniti in seduta congiunta straordinaria per varare un documento sui 160 milioni di euro destinati alle popolazioni colpite dall’alluvione del 2009 e inspiegabilmente bloccati a Roma a causa di un “sasso burocratico” finito nel binario dei rapporti Stato-Regione.

Erano le 18 ed in quei minuti il fango stava devastando la zona tirrenica, cancellando vite, case, negozi, attività, ricordi, sogni. In quei minuti, mentre maggioranza ed opposizione stavano litigando su una nota per reclamare somme destinate a sanare ferite di due anni prima, una nuova tragedia stava accoltellando la nostra provincia.

Martedì 22 novembre 2011 alle 18, dopo tre sedute e 48 ore complessive di dibattito, i due consigli, comunale e provinciale, hanno votato faticosamente un documento per recuperare 160 milioni bloccati per colpe ed omissioni equamente distribuite tra il governo regionale ed il governo nazionale. Nel mezzo: Messina, 37 morti nel 2009. In quegli stessi minuti un’altra tragedia stava attraversando Barcellona, Milazzo, Villafranca, uccidendo 4 persone a Saponara.

Sta tutta nell’immagine dell’Aula di Palazzo Zanca il fallimento e la differenza tra due tragedie uguali. Quel documento, vissuto in quegli attimi quasi come una “conquista” era in realtà una sconfitta, quella di un territorio che non riesce ad ottenere i propri diritti in due anni e di una classe politica che non sa difendere la propria gente anche a costo di battere i pugni fino a farli sanguinare, anche a costo di dire no ai vertici nazionali, anche a costo di rischiare di perdere quella fetta di potere conquistata.

In quelle settimane, mentre il maltempo devastava la Liguria e la Toscana ed il governo nazionale stanziava 65 milioni di euro ed aumentava le accise sui carburanti per destinarle a quel territorio, un’ordinanza della Protezione Civile impegnava i 160 milioni di euro per l’alluvione del 2009, ma “subordinando” le somme al mantenimento del patto di stabilità da parte della Regione. Peccato che, fatto noto a tutti, la Sicilia avesse superato la soglia di quel patto e peccato anche che, per una svista gli uffici regionali, non avessero chiesto l’utilizzo dei fondi in deroga al patto di stabilità. Così, nel novembre 2011, il Ministro dell’Economia, decise di non scongelare le somme. I Comitati dei paesi devastati dalla tragedia scrissero al Presidente Napolitano ripercorrendo le tappe di un calvario fatto di attese e amarezze, di promesse e di differenze tra popolazioni ugualmente colpite, Nord e Sud. Il 22 novembre mentre i consiglieri limavano le parole per distribuire in quota parte le responsabilità tra il governo Lombardo e il governo Berlusconi, la tragedia si ripeteva uguale, ma sul versante opposto, come se 37 morti e 2 anni fossero trascorsi senza lasciare traccia né insegnare nulla. Quel pomeriggio 160 milioni erano fermi a Roma (e vi resteranno per altri mesi ancora)e nel frattempo altre 4 persone morivano sepolte nel fango e centinaia di famiglie perdevano tutto, passato, presente e futuro. Il passato non aveva insegnato nulla. Il passato si è ripetuto, ma quel filo sottile lascia un monito: dobbiamo imparare a farci rispettare, a reclamare quel che spetta e subito, senza attese, a battere i pugni e vigilare perché quel che ci spetta non venga disperso nei rivoli delle prebende e delle consulenze o nei fiumi delle guerre tra coalizioni, perché non diventi merce di scambio oppure ostaggio tra governi amici e nemici. Dobbiamo imparare a pretendere che arrivino in fretta perché non accada mai più che mentre si aspettano 160 milioni il fango torni a sommergere tutto.

Rosaria Brancato

3 commenti

  1. leonardo santoro 1 Ottobre 2012 13:42

    Avete ricordato il filo sottile che lega gli eventi del 2009 a quelli del 2011 ma avete (non solo voi purtroppo) dimenticato la scia di sangue annunciato che lega gli eventi del 2007 che colpirono giampilieri a quelli del primo ottobre 2009.
    Dov’erano nel 2007 tutti coloro che sono rimasti impunemente al loro posto nel 2009 e fino ad oggi ?

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  2. La cosa preoccupante è che il pericolo non è cessato. Altre zone aspettano urgentissimi interventi di messa in sicurezza.. dalla zona di Mili a tutta la parte tirrenica del comune e in altre zone della provincia. Ma forse si aspettano altri morti per poter chiedere altri soldi.

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  3. C’è una strana coincidenza: il monumento a Simone Neri, l’eroe dell’alluvione morto dopo aver salvato 8 persone. Il monumento si trova a Barcellona Pozzo di Gotto……

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