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A Venezia per fuggire da Trump

Pierluigi Siclari

A Venezia per fuggire da Trump

domenica 01 Agosto 2021 - 06:55

Parte dall'elezione di Trump "Il decoro", romanzo di David Leavitt con cui lo scrittore ci invita a riflettere sui paradossi del nostro tempo

Vi andrebbe di chiedere a Siri come assassinare Trump? domandò Eva Lindquist.

Si apre con un incipit di forte impatto Il decoro di David Leavitt. È il primo sabato dopo le presidenziali statunitensi del 2016, e ci troviamo nella casa di campagna di una coppia newyorkese.

Donald Trump, parte dalla sua elezione "Il decoro" di David Leavitt
la copertina del libro

La domanda della donna è provocatoria. Tra i presenti non ci sono aspiranti terroristi, appartengono tutti ad alti livelli del mondo economico, editoriale e artistico. Naturalmente, sono tutti democratici.

Preoccupazioni eccessive?

Ognuno è sorpreso dalla vittoria di Trump, ma Eva ne è letteralmente sconvolta. Gli amici non condividono l’intensità della sua preoccupazione per il futuro, anche perché, bianca e ricchissima, Eva non rappresenta certo una minoranza. La donna però è convinta che a breve verranno soppresse le libertà individuali di chiunque.

Diversi punti di vista

A renderle ancora più insostenibile la situazione, l’imminente festa che i loro dirimpettai stanno organizzando per festeggiare l’elezione di Trump. Il fatto che tali vicini siano tutt’altro che dei fanatici, abbiano votato per Trump solo perché non convinti del programma di Hillary Clinton, e per loro la festa sia solo una scusa per bere qualcosa insieme agli amici, ci fa già capire come il romanzo di Leavitt giochi sulla percezione della realtà.

Una perfetta via di fuga

Niente comunque dissuade Eva dalla convinzione che gli Stati Uniti governati da Trump diventeranno un posto invivibile, e l’occasione di acquistare un appartamento a Venezia sembra regalarle una perfetta via di fuga.

Grazie alle entrate di Bruce, il marito di Eva, consulente finanziario, la coppia può – meglio, potrebbe – sborsare un milione di dollari senza problemi. Come spiega lo stesso Bruce, del resto, superato un certo livello, è difficile anche quantificare quanto si è ricchi.

Altra spiegazione fornita da Bruce, ancora più fondamentale per capire la storia, si basa sul loro matrimonio: lui lavora, Eva organizza le loro vite. E fino a quel momento questo lo ha reso felice.

Cambiano gli equilibri

Adesso, però, l’imminente acquisto dell’appartamento veneziano, sembra alterare gli equilibri. Bruce non riesce a comprendere l’impellente desiderio di fuga della moglie, le motivazioni legate a Trump non lo convincono, e a furia di riflettere inizia a chiedersi cosa desidera davvero.

Forse stava confondendo l’effetto con la causa. Forse la verità era che aveva proceduto con il suo piano non malgrado la decisione di Eva di comprare l’appartamento, ma proprio per quello.

Non c’erano risposte a quelle domande. Non ce ne sono mai, quando le domande riguardano il modo in cui le cose sarebbero potute andare se non fosse cambiato qualcosa. E qualcosa era cambiato. Fin lì ci era arrivata anche Eva, solo che non sapeva cosa fosse cambiato.

E lui lo sapeva?

Un micro-universo in movimento

Mentre Eva è fisicamente lontana da New York (la trattativa con l’anziana proprietaria veneziana richiede numerosi incontri), continua a rimanere il centro del suo micro-universo. Non è solo il marito a pensarla spesso.

Tutti gli amici non fanno che parlare di lei e, pur rendendosene conto, non riescono a farne a meno. Del resto, l’eventuale acquisto della casa cambierebbe, ben più dell’elezione di Trump, anche la vita di alcuni di loro.

Romanzo corale

Eppure, scorrendo le pagine, ogni personaggio, dapprima sfocato all’interno di dialoghi realistici in cui ci si interrompe a vicenda e si salta da un argomento all’altro, acquista una propria identità, e si appresta a risolvere il conflitto che si porta dietro da tempo.

Senza mettere in dubbio che Eva sia il motore dell’opera, Il decoro è un vero romanzo corale, attraverso cui Leavitt, con una dose di ironia enorme eppure ben misurata, ci invita a riflettere sui paradossi del nostro tempo (non solo legati a Trump), sul punto di vista dell’altro e sulla difficoltà di capire cosa vogliamo davvero.

David Leavitt
David Leavitt

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