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Wikimede-Don’t wanna be an american idiot

Wikimede-Don’t wanna be an american idiot

giovedì 10 Novembre 2016 - 23:09
Wikimede-Don’t wanna be an american idiot

Non si fermano le notizie del giornale degli studenti che, con un occhio giovane e critico, guarda alla politica estera, in particolar modo all'elezione di Donald Trump come 45° Presidente degli Stati Uniti d'America. Il pezzo in questione arriva direttamente dal Wikimede, l'inserto di Blog34 dedicato al liceo Archimede, e la firma è di Federico Muscarà

24 giugno 2016 e 9 novembre 2016, cosa hanno in comune una calda giornata di inizio estate e una fresca giornata di autunno? In queste due date il mondo si è fatto più cupo, più tetro. E ancora: 1933, 2016 cosa hanno in comune questi due anni APPARENTEMENTE così distanti? In questi due anni il mondo ha vissuto delle svolte epocali, dalle quali non abbiamo fatto ritorno. E se provassimo a guardare dal futuro quest’anno i nostri figli e i nostri nipoti ci giudicherebbero probabilmente come degli incoscienti, come delle teste pensanti che si sono lasciate trasportare dalla loro indole più impulsiva. Il 24 giugno verrà ricordato per l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, mentre il 9 novembre verrà soprattutto ricordato per l’elezione a presidente degli Stati Uniti del multimiliardario Donald J. Trump, contro la sfidante democratica Hillary Clinton. Al di là degli schieramenti politici, al di là della ideologie come possiamo definire il 45° presidente degli stati uniti come di destra? Come si può dare una collocazione politica a una figura del genere che è più il frutto dell’ironia, di una commedia? È partito facendo un po’ ridere tutti, anche gli appartenenti al suo partito ossia quello repubblicano, e successivamente questa comicità si è trasformata in realtà; quei sorrisi stizzosi che suscitava nella gente si sono trasformati in un plebiscito per la sua elezione. Dobbiamo ammettere però che nella sua campagna è stato molto astuto, ha saputo afferrare a pieno le esigenze di milioni di statunitensi medi, ha saputo incentrare la propria campagna elettorale sull’odio e sull’antipolitica.

È un paradosso. Perché sentir parlare nel 2016, dopo anni e anni di evoluzione e dopo aver sofferto secoli e secoli di guerre, di” chiudiamo tutti gli accordi commerciali con Europa e Cina” o anche” alziamo un muro che separi Stati Uniti dal Messico affinché non possano più entrare nel nostro paese” o anche di frasi sessiste che tendono a sminuire la donna considerandola come un oggetto, sanno di terribilmente anacronistico e di parole già dette in passato d altre figure. Usare slogan come “ Make America Great Again” è indicatore del fatto che Trump basi la sua campagna elettorale inneggiando a un America ormai scomparsa, glorificando un America che predominava sul mondo schiacciando il colosso dell’URSS e che ora dopo la sua dissoluzione avrebbe dovuto avere il predominio mondiale, cosa che in parte è successa, ma che negli ultimi anni ha avuto una brusca frenata.

Tra le mire imperialistiche degli USA si è inesorabilmente messa di mezzo la globalizzazione. La ‘fottuta’ globalizzazione direbbe un cittadino medio maschio statunitense che prima delle crisi economica aveva un posto di lavoro, viveva in una della tante villette a schiera, come quelle che vediamo in pubblicità, felicemente omologato. In questi 20 anni egli si è sentito trascurato dalla politica che ha dato più peso alla tenuta dei titoli bancari che al suo posto di lavoro. E quindi perché ora quando hai la possibilità, in un solipsismo cieco e sordo, di barattare il cambiamento climatico globale, la stabilità mondiale, e il raggiungimento di sviluppi umani a livello planetario con il ritorno alla tua antica vita dovresti dire di no? “Chi se ne frega dell’Isis, del riscaldamento globale, del buco nell’ozono, dei mercati finanziari, della gente che scappa dalle guerre; io voglio tornare a spendere come il consumista che ero!” È inutile che poi si giustifica queste persone qualificandole come disoccupati che hanno perso il lavoro, perché nel 2016 la disoccupazione negli States era del 6,3 % contro il 47% di elettori ossia 59.611.678 individui che hanno votato Donald.

Non ci sarà stato quindi anche un po’ di egoismo e di nostalgia nel voto americano? Infatti la maggior parte della gente qui sopra citata hanno votato un multimiliardario completamente estraneo alla politica, evasore di tasse e accumulatore di debiti per ristabilire la loro situazione sociale non capendo che Donald Trump è tutto quello che loro hanno sempre odiato; lui è la casta che sulle spalle della gente prolifera la propria ricchezza. Trump si è buttato nelle profonde lacune lasciate dai democratici da quasi 30 anni, i quali si sono sempre di più allontanati dai bisogni della gente, si sono allontanati dalla difesa dei meno abbienti nei confronti dei ricchi e anche loro ormai fanno parte della casta, sono appoggiati dai grandi mercati finanziari, sono appoggiati dai media e dalle grandi personalità come quelle di Hollywood. Esemplare il caso che negli stati più ricchi come New York o California vincano sempre i democratici mentre negli stati delle grandi pianure, dove veramente si può entrare in contatto con i danni della globalizzazione nella struttura sociale americana, il sostegno a questa forza politica da ormai tanto tempo vacilla. Infatti nelle elezioni di ieri uno stato come il Winsconsin, che si trova nella regione dei grandi laghi, una delle più profondamente colpite dalla recessione degli ultimi anni la quale ha intaccato l’industria, che dal 1988 votava democratico, e che da quando la Clinton ha vinto le democratiche (ossia 6 mesi) non è stato più visitata dalla candidata democratica, ha deciso di ribellarsi votando a favore di Trump. È così il partito democratico si fa portatore di grandi ideali, di grandi visioni che vengono presi in considerazione da quella fetta di ‘radical chic’ che non ha problemi economici e sostiene idee astratte, non facendo un raffronto concreto con la situazione attuale. La sinistra deve ritornare alle origini, deve asserire al compito che aveva di voce del popolo ma anche quello di serbare i principi universalmente riconosciuti dall’uomo. In questa ottica quindi la vittoria di Trump è sia frutto di demeriti della stessa Clinton, una candidata troppo contestata, a causa dei molti scandali in cui è coinvolta,, per essere posta come avversaria di un Trump che ,questo si deve ammettere, è stato per lungo tempo della campagna elettorale sottovalutato da tutti; sia frutto dell’abilità di Trump nel destreggiarsi nel risentimento americano, nonostante anch’egli fosse coinvolto in scandali ben più fondati di quelli che hanno investito la Clinton.

Quello che sarà della politica di questo guerrafondaio, misogino, sessista, xenofobo anti-ambientalista, si vedrà nei prossimi mesi, già però si intravedono le sue alleanze planetarie che andrebbero a indebolire le organizzazione internazionali come la NATO, ma che rafforzerebbero il rapporto tra stati come USA, Russia e Turchia, questi ultimi con una democrazia stuprata dai rispettivi capi di stato, che causerebbero un forte indebolimento dell’Unione Europea, che potrebbe concedere una Brexit morbida alla Gran Bretagna di Theresa May, alleata di Trump. In conclusione vorrei accentuare come gli Stati Uniti, nonostante siano primi al mondo per ricchezza pro capite e siano la patria che tutti vorrebbero avere, abbiano una parte di popolo che ancora si aggrappa con gli artigli al mito del “sogno americano” facendosi facilmente abbindolare dalle fantasmagoriche proposte di un multimiliardario, giustificandolo nella sua posizione solo per la sua ricchezza, ereditata per la maggiore dal padre, che pare essere il principale indicatore per il livello della persona.

Federico Muscarà

Redazione Blog34

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2 commenti

  1. Ho letto con attenzione l’articolo e devo riconoscere che, pur essendo scritto bene, traspare forte quello che tremendamente e, forse, tragicamente, la “sinistra” non vuole proprio capire o accettare. O entrambe le cose. Ovvero che quel “fastidio” verso gli altri che non la pensano come loro è la loro peggiore cosa. Loro sanno tutto, sanno chi è Trump (e quasi certamente hanno ragione) ma non si sforzano neanche un po’ di capire chi veramente rappresentava la Clinton… Fino a quando sarà così il mondo sarà sempre peggiore!

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  2. Ho letto con attenzione l’articolo e devo riconoscere che, pur essendo scritto bene, traspare forte quello che tremendamente e, forse, tragicamente, la “sinistra” non vuole proprio capire o accettare. O entrambe le cose. Ovvero che quel “fastidio” verso gli altri che non la pensano come loro è la loro peggiore cosa. Loro sanno tutto, sanno chi è Trump (e quasi certamente hanno ragione) ma non si sforzano neanche un po’ di capire chi veramente rappresentava la Clinton… Fino a quando sarà così il mondo sarà sempre peggiore!

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