Un viaggio tra i mari e i fondali della Calabria, alla scoperta delle ricchezze dei nuovi parchi marini Regionali
Quello custodito dai fondali della Calabria è un vero e proprio tesoro naturalistico: la Regione ha istituito cinque parchi marini proprio per tutelare quest’inestimabile ricchezza. I nuovi parchi marini sono quello di Soverato, nel Catanzarese jonico; quello degli Scogli di Isca ad Amantea, nel Cosentino tirrenico; quello della famosa Costa degli Dei, nel Tirreno vibonese; quello della Costa dei Gelsomini di Brancaleone, nel Reggino jonico e quello della Riviera dei Cedri nel Tirreno cosentino.
I mari calabresi non celano solo scrigni di antiche vestigia, ma sono anche custodi di straordinarie e rare specie animali e vegetali. Un mondo sommerso tutto da scoprire che, certamente, non mancherà di affascinare quanti amano immergersi nel regno di Poseidone per scoprirne i misteri ed entrare in contatto con una realtà inesplorata e allo stesso tempo antica e che, come accade per le grotte presenti nell’isola di Dino, nella Riviera dei Cedri, offre immagini suggestive ed inimitabili.
L’isola, che è la maggiore delle due isole calabresi, presenta molte grotte, originate dall’erosione sulle rocce calcaree, tra le quali quella del ‘Monaco’, delle ‘Sardine’ dove sono presenti stalagmiti, delle ‘Cascate’, del ‘Leone’ ed infine la ‘Grotta Azzurra’ che è la più grande e conosciuta, anche se la grotta più interessante dell’isola, sebbene accessibile solo ai subacquei esperti, è la Grotta Gargiulo, che si apre a 18 metri sotto la superficie del mare e si estende nelle profondità dell’isola per alcune decine di metri, completamente sommersa, fatta eccezione per due bolle d’aria.
L’isola deve il suo nome al fatto che su di essa sorgeva un tempio dedicato a Venere, anche se l’ipotesi più accreditata è quella che fa derivare il nome dall’etimo greco ‘dina’, ovvero vortice, tempesta, in quanto le sue acque, un tempo erano pericolose per i naviganti, in giornate di mare mosso.
Immergendoci nelle acque dei mari calabresi, comunque, ci si può imbattere, tra gli altri, nel cavalluccio marino che ha scelto come suo habitat le acque antistanti la costa di Soverato.
Qui tra i fondali ama nuotare in posizione verticale, spinto in avanti dalle rapide vibrazioni della pinna dorsale, mentre la vibrazione delle pettorali e i movimenti della coda servono per gli spostamenti verticali. Caratteristica la sua lunga coda prensile, che generalmente porta arrotolata in avanti. Essa è sprovvista di pinne ed è sempre pronta ad attorcigliarsi intorno alla prima alga che incontra; dopo di che l’ippocampo esplora l’acqua circostante alla ricerca di una preda su cui lanciarsi rapidamente.
La sua alimentazione si compone di piccoli crostacei, ma mangia anche anche minuscoli animaletti che raccoglie sulle foglie di posidonia.
Ed è la posidonia oceanica, considerata un biondicatore della qualità delle acque marine costiere, un altro dei tesori custoditi dalle acque calabresi. Questa pianta acquatica, simile alle piante terrestri, ha scelto i fondali della ‘Costa degli dei’ e degli ‘Scogli di Isca’ per impiantarsi dando vita ad una vera e propria prateria sottomarina che ha un’importanza ecologica in quanto esercita una notevole azione nella protezione della linea di costa dall’erosione.
Al suo interno, poi, vivono molti organismi animali e vegetali che nella prateria trovano nutrimento e protezione. Cavalluccio marino e posidonia, però, non sono le uniche specie presenti nelle acque calabresi. Ad essi vanno affiancate, tra gli altri, la ‘palma nana’ e la ‘Pteris vittata’ della Riviera dei cedri, il ‘pesce ago’ di Soverato e la tartaruga caretta caretta della Costa dei Gelsomini).
In questo contesto, quindi, l’importanza delle istituzioni dei parchi marini diventa fondamentale per la tutela di questo patrimonio naturalistico. Il parco marino, quindi, come affermato dall’assessore regionale all’Ambiente Silvio Greco, -deve essere strumento di educazione e conservazione degli ecosistemi naturali-.
Sono molte altre, poi, le ricchezze dei mari Calabresi non compresi dalle cinque aree dei nuovi parchi marini, a partire dal raro corallo nero di Scilla.
