Cosa accadrebbe oggi a Messina in caso di terremoto? Non dimentichiamo lo sgomento di queste ore

Cosa accadrebbe oggi a Messina in caso di terremoto? Non dimentichiamo lo sgomento di queste ore

Cosa accadrebbe oggi a Messina in caso di terremoto? Non dimentichiamo lo sgomento di queste ore

Tag:

mercoledì 08 Aprile 2009 - 14:56

Dopo l'evento devastante di cent'anni fa, come abbiamo ricostruito? Viviamo in costruzioni sicure? Possiamo stare tranquilli?

L’Italia in queste ore sta dando il meglio di sè: gare di solidarietà, aiuti, donazioni di sangue ancor prima che di soldi, offerte di ospitalità, sottoscrizioni, volontari che da ogni angolo del Paese si sono precipitati a L’Aquila per dare una mano alla popolazione colpita dal sisma e anche chi non ha fatto sentire in modo diretto il proprio contributo, dentro di sè è profondamente colpito da quanto accaduto negli ultimi giorni.

Ci troviamo di fronte alla calamità naturale più devastante, per il nostro Paese, di questo nuovo giovane millennio e la sofferenza dei cittadini Abruzzesi, che piangono 260 morti, non può assolutamente passare inosservata.

Siamo un Paese che nelle peggiori tragedie, nelle disgrazie più gravi sa unirsi: i pianti degli Abruzzesi sono pianti di nostri fratelli.

Così come siamo bravi, però, a dare il nostro meglio proprio in momenti così drammatici e struggendi, poi però siamo anche i migliori in assoluto a dimenticarcene: siamo bravissimi a mettere da parte il passato e a non fare tesoro degli insegnamenti della storia.

Gran parte del nostro Paese sorge su un territorio ad elevatissimo rischio sismico: dal nord/est a tutta la dorsale Appenninica fino alla quasi totalità della Calabria e alla Sicilia orientale.

I terremoti hanno scandito la storia millenaria della penisola in cui viviamo tanto che ormai ci sentiamo un pò tutti -terremotati- nel Dna, vuoi per motivi storici o, spesso e volentieri, per esperienze di vita.

Dopo aver fatto chiarezza sulla questione della prevedibilità dei terremoti, spiegando che in realtà Giuliani non aveva previsto il sisma che poi s’è verificato e approfondendo il tema degli studi scentifici sul gas Radon come segnale precursore dei terremoti, dobbiamo assolutamente abbandonare le sterili polemiche che in questi giorni hanno monopolizzato l’attenzione mediatica: oggi non è possibile prevederli, e quindi da questo punto di vista non possiamo individuare colpevoli nè prendercela con qualcuno.

Siamo costretti, però, a segnalare altri tipi di ‘stranezze’, altri tipi di problematiche che senza dubbio hanno dei colpevoli, seppur difficilmente individuabili: il vero problema dell’Italia che crolla sotto i colpi dei terremoti non è tanto quello della prevedibilità, ma quello dell’edilizia.

In nessun Paese del mondo, infatti, sono in grado di prevedere i terremoti e se, in altre aree del Pianeta, un sisma come quello che sta devastando l’Abruzzo non avrebbe fatto neanche il solletico, allora ci sono altri motivi che ci devono indurre a riflettere in modo molto serio e attento.

Alessandro Martelli, docente di -costruzioni in zona sismica- all’università di Ferrara, dirigente della sezione -prevenzione rischi naturali- all’Enea e presidente dell’Associazione nazionale di ingegneria sismica, ha dichiarato che -in Giappone un terremoto come quello dell’Aquila non sarebbe neanche finito sul giornale-. E, come in Giappone, anche negli Stati Uniti d’America e in Nuova Zelanda, Paesi con molte aree ad alto rischio sismico come l’Italia, non ci sarebbero stati nè crolli, nè tantomeno morti e feriti.

Ai Giapponesi, agli Statunitensi e ai NeoZelandesi della prevedibilità dei terremoti non gliene frega niente: loro non hanno questo problema. Anzi, quando la terra trema gli sembra quasi di essere in discoteca, e si divertono pure, anche perchè sanno che non gli può succedere nulla di male.

-Se si adottano tutte le tecniche dell’ingegneria antisismica, non esiste un terremoto in grado di far crollare un palazzo-: è il parere di Rui Pinho, docente di meccanica strutturale all’università di Pavia e responsabile del settore rischio sismico all’European Centre for training and research in earthquake engineering.

E noi, in Italia, che facciamo? Anzichè preoccuparci dell’edilizia antisismica, ci preoccupiamo di chiedere le dimissioni di Bertolaso e di esaltare un tale Giuliani che avrebbe scoperto un fantomatico modo per prevedere i terremoti (liberandoci così dal problema di costruire in modo antisismico, perchè tanto se lo sappiamo prima possiamo scappare di casa e salvarci anche se poi la casa crollerà!).

In realtà anche in Italia dovremmo portare avanti le regole antisismiche che in modo molto ferreo e rigido sono applicate in Giappone, negli U.S.A. e in Nuova Zelanda.

Le costruzioni antisismiche le conosciamo bene, tanto che proprio i nostri scenziati del Cnr sono all’avanguardia nella progettazione e nella realizzazione di edifici resistenti a terremoti fino al 7,2° della scala Richter!

Gli edifici antisismici sono composti dai cuscinetti antisismici disposti alla base degli edifici, dall’uso di acciai molto più elastici del normale, da una fibra di carbonio che avvolge i pilastri e li rende più resistenti alle fratture, da apparecchi detti -dissipatori- che assomigliano agli ammortizzatori di un auto e vengono disposti tra un piano e l’altro degli edifici più a rischio, dall’uso di travi in legno (materiale elastico e deformabile) che aumenta la resistenza delle costruzioni e dal cemento armato rinforzato nei pilastri verticali, che impedisce il crollo dell’edificio.

Non è fantascienza, anzi sono stati gli Italiani a progettare per primi questo tipo di strutture e a venderne i brevetti agli altri Paesi del mondo che hanno voluto dotarsi di questi accorgimenti.

Nelle nostre Regioni, com’è la situazione?

Per capirlo, abbiamo provato a reperire un censimento degli edifici antisismici, per notare innanzitutto cosa si intende per -antisismico- e per reperire poi la percentuale di costruzioni realizzate con queste norma rispetto alla totalità di edifici esistenti.

Dopo molti sforzi, abbiamo scoperto che il censimento esiste ed è in mano alla Protezione Civile.

Ma è considerato tra quei ‘dati sensibili’ che non possono essere resi pubblici. -Divulgarlo potrebbe generare paure ingiustificate tra la popolazione- spiega sempre il prof. Rui Pinho.

Ma siamo sicuri che quelle paure della popolazione sarebbero poi così -ingiustificate- ?

Alla luce di quanto accade ogni volta che si verifica un terremoto, sono invece paure assolutamente comprensibili e condivisibili.

Nello Stretto di Messina, ad esempio, nelle città che hanno celebrato pochissimi mesi fa il centenario di uno dei fenomeni tellurici più violenti dell’intera storia d’Italia, siamo pronti ad affrontare un eventuale nuovo sisma?

Quali palazzi di Reggio e di Messina rimarrebbero in piedi, e quanti crollerebbero? Quante persone morirebbero sotto le macerie?

Nello Stretto, come in tutte le altre aree ad alto rischio sismico del Paese, bisogna essere doppiamente colpiti da quanto sta accadendo in Abruzzo perchè è bene che ognuno abbia coscienza di quant’è alto il rischio di fenomeni sismici simili, o anche più violenti.

Oltre alla responsabilità di enti e istituzioni, che dovrebbero assolutamente far verificare lo stato delle costruzioni pubbliche e far rispettare ai costruttori privati le normative vigenti (vedi approfondimento), ognuno di noi s’è mai interrogato sull’antisismicità del palazzo in cui vive ?

Se non parte dalla popolazione la voglia di mettersi al sicuro, non se la si può prendere, poi, sempre con le solite ‘figure franche’: il Sindaco, il Presidente della Provincia, il Presidente della Regione, il Governo, la ‘classe dirigente’ in genere sono facili bersagli in queste circostanze.

Noi cittadini abbiamo la cultura e la sensibilità a questo tipo di tematiche?

Noi cittadini, oggi afflitti per i nostri fratelli Abruzzesi, quando domani sarà passato lo sgomento per la tragedia di L’Aquila, dimenticheremo di nuovo tutto come abbiamo fatto dopo il Friuli, dopo l’Irpinia, dopo l’Umbria, dopo San Giuliano di Puglia oppure questa sarà la volta buona che ci rimboccheremo le maniche iniziando ad imporci di vivere solo ed esclusivamente in costruzioni che rispettano le normative antisismiche ?

Il nostro Paese ha assoluta esigenza che, giunti a questo punto, anche la magistratura si occupi della questione interessandosi dei catasti e dei cantieri, magari usufruendo dell’aiuto dei vari assessorati all’urbanistica delle Regioni e delle sovrintendenze.

Ma, al tempo stesso, ha bisogno di una nuova coscienza e una nuova cultura popolare.

Quella della prevenzione.

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Premi qui per commentare
o leggere i commenti
Tempostretto - Quotidiano online delle Città Metropolitane di Messina e Reggio Calabria

Salita Villa Contino 15 - 98124 - Messina

Marco Olivieri direttore responsabile

Privacy Policy

Termini e Condizioni

info@tempostretto.it

Telefono 090.9412305

Fax 090.2509937 P.IVA 02916600832

n° reg. tribunale 04/2007 del 05/06/2007

Questo sito è associato alla

badge_FED