Il rappresentante dell’associazione ambientalista spiega cosa sta succedendo nelle due regioni. Poi afferma: «Prevenzione prima di ogni altra cosa». Battuta finale sul Ponte
L’Italia è un paese geologicamente nuovo e caratterizzato da una fragilità strutturale con la quale bisogna convivere, nel quale il conseguente rischio va affrontato attraverso un’attenta prevenzione. E’ questo il pensiero di Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente ascoltato a Reggio Calabria su un tema tornato fortemente alla ribalta dopo i recenti avvenimenti franoso-alluvionali che hanno colpito Sicilia e Calabria. (IL VIDEO INTEGRALE IN BASSO)
Per Cogliati Dezza bisogna -prevedere-, cioè monitorare il territorio e il suo rapporto con le precipitazioni atmosferiche per sapere ciò che succede e salvare conseguentemente vite umane. Ma anche prevenire ossia mettere in pratica, attraverso gli enti locali, interventi ordinari di programmazione e la diffusione di una nuova cultura del territorio. La perdita di un ruolo importante dell’agricoltura nel contrasto del rischio idrogeologico, l’eccesso di antropizzazione e cambiamenti climatici sempre più violenti, improvvisi e concentrati: questi, invece, alcuni dei fattori che secondo il presidente nazionale di Legambiente rendono Calabria, Sicilia e altre regioni della penisola in pericolo in relazione ad acque e suolo. Già, Calabria e Sicilia, le regioni che dovrebbero essere collegate dal Ponte sullo Stretto. Ed è proprio sulla megaopera che, nel finale dell’intervista, Cogliati Dezza dedica un passaggio di netta contrarietà, sia in valore assoluto, sia in relazione al rischio idrogeologico.
Luca Assumma
