In un'area ad alto rischio come quella dello Stretto di Messina i forti terremoti che nelle ultime settimane hanno colpito in modo devastante l'America centro/meridionale dovrebbero far riflettere
Sabato scorso un violentissimo terremoto ha colpito il Cile, con una magnitudo di 8,8 gradi della scala Richter: è stato il settimo sisma più violento del mondo negli ultimi 350 anni, ben trentamila volte più forte di quello che lo scorso 6 aprile devastò L’Aquila, in Abruzzo. Addirittura sono state oltre dodici le scosse di assestamento più forti rispetto al sisma Abruzzese. Nonostante questo, però, gli effetti – pur drammatici – non sono così catastrofici come ci si poteva aspettare da una prima osservazione limitata all’intensità del fenomeno.
A causa dei crolli sono morte circa 250 persone; il bilancio è aggravato dallo tsunami che nella città di Constitution ha provocato oltre 350 vittime. Ma è un’altra storia, relativa alla furia del mare.
Tornando al terremoto in sè, tra Concepción e Santiago del Cile vivono sei milioni di persone con un’altissima densità nei centri urbani.
Eppure, se pensiamo che un terremoto così mostruosamente forte e devastante abbia provocato 250 vittime, non possiamo che sorprenderci rispetto ai numeri cui solitamente ci ha abituato la storia sismica del nostro Paese.
Ci sono stati più morti addirittura a L’Aquila, dove il numero delle vittime accertate è di 309 a causa della scossa di 5,8 gradi della scala Richter lo scorso 6 aprile. Per non pensare al terremoto dell’Irpinia, dove i morti furono tremila il 23 novembre 1980 a causa di una scossa di magnitudo 6,9 della scala Richter. E, ancora, mille morti in Friuli il 6 maggio 1976 per un terremoto di 6,5 gradi della Scala Richter, e 370 morti nel Belice il 15 gennaio 1968 per un sisma di magnitudo 6,5 Richter.
Certo, nulla a che vedere con i 220 mila morti di Haiti dello scorso 12 gennaio a causa di un terremoto di magnitudo 7,3 Richter, ma comunque dati e numeri allarmanti.
Quanto accaduto nelle ultime settimane, prima ad Haiti e poi in Cile, ci dimostra come gli effetti dei terremoti non dipendono solamente dalla loro intensità naturale ma anche e soprattutto da come le popolazioni vivono e si insediano sui territori sismici.
Sappiamo che i movimenti tellurici non si possono prevedere, ma conosciamo bene quali sono le aree a rischio e per questo motivo sarebbe opportuno che in queste zone di costruisse con tutti quei criteri antisismici tali da garantire, grazie alle nuove tecnologie, che le abitazioni non crollino.
Haiti è il Paese più povero di tutto il continente Americano, e ha pagato con il recente terremoto lo scotto di arretratezza e sottosviluppo.
Il Cile, al contrario, è uno dei Paesi più ricchi e sviluppati di tutta l’America Latina: la popolazione è giovane e istruita, l’economia è brillante e anche in termini di prevenzione antisismica il Paese ha dimostrato un’eccezionale preparazione. I Cileni sono oggi -orgogliosi- del basso numero di vittime provocato dal terremoto. In Cile si costruisce in modo antisismico, con tutti i criteri previsti dalla legge e forniti dalla scienza.
Anche lì ci sono polemiche relativamente al ritardo della marina militare cilena nell’allerta tsunami, che ha pesantemente aggravato il bilancio complessivo della catastrofe, ma l’Italia ha senza dubbio molto da imparare dal sistema di prevenzione del Cile che è il Paese a più alto rischio terremoti dell’intero pianeta e che ha il merito di aver saputo affrontare questo rischio nel modo migliore possibile.
Stessa cosa non possiamo dirla per il nostro Paese, che – per conformazioni tettoniche delle placche – non rischia fenomeni così violenti come quelli che possono avvenire tra le sue sponde dell’oceano Pacifico, ma che è ad altissimo rischio sismico da nord a sud.
Nel 2010 sarebbe anche giunto il momento di ragionare in prospettiva e, con lungimiranza, applicare le normative antisismiche in tutto il Paese utilizzando le più avanzate tecnologiche fornite dalla scienza, affinchè quando si riproporranno fenomeni sismici come quelli cui la nostra storia ci ha abituato, gli effetti drammatici sulle popolazioni saranno limitati e – come oggi il Cile – potremo orgogliosamente sbandierare al mondo intero la nostra serietà, attenzione e il nostro sviluppo.
