Alle urne in 148 comuni, i partiti danno carta bianca senza un’apparente strategia. Tutti gli occhi sono puntati sul capoluogo siciliano, anche per il possibile voto anticipato per le regionali
Il 6 e 7 maggio saranno oltre 2 milioni i siciliani che dovranno recarsi alle urne. Una tornata elettorale che fa da anticamera ad una stagione particolarmente ricca, che prevede fra un anno anche le regionali (che potrebbero essere anticipate in autunno qualora Lombardo si dovesse dimettere prima) e le nazionali. Ciò che emerge è un quadro politico fortemente confuso, in cui i partiti hanno sostanzialmente dato carta bianca ai reggenti locali nelle scelte relative alle singole alleanze. Questo è sempre accaduto nei piccoli comuni, dove a fare la differenza sono i rapporti personali quando non parentali, più raramente nei centri più grandi, compresi i capoluoghi. Ombelico del mondo, nelle prossime amministrative, sarà Palermo, dove i candidati sono dodici e le alleanze hanno assunto queste sembianze: Pdl e Udc sono affiancate, insieme a Grande Sud, nel sostenere Massimo Costa, il Pd corre insieme a Sel, dopo le burrascose primarie, per lanciare la volata a Fabrizio Ferrandelli, ma ha perso per strada Idv e altri partiti della sinistra, che appoggiano Leoluca Orlando; quindi c’è Alessandro Aricò, che potrà contare sul Terzo Polo (Mpa, Fli e Api) e sul Mps (Movimento popolare siciliano), mentre tra gli altri otto meritano una menzione “new entry” assolute come il Movimento dei Forconi, che candida Rossella Accardo, ed i grillini, che corrono da soli per Riccardo Nuti. In entrambi gli schieramenti, centrodestra e centrosinistra, il rischio di dispersione del voto è piuttosto alto.
Sette i candidati a Trapani, dove a differenza di Palermo l’Udc lascia solo il candidato del Pdl Damiano per allearsi con Udc, Fli, Mpa e Mps nel sostenere Maurici, con il Pd che al suo fianco si ritrova nuovamente Vendola nel candidare Sabrina Rocca. A pochi chilometri di distanza, invece, l’Udc cambia ancora alleato per Marsala: stavolta è il Pd e la candidata è la “big” Giulia Adamo. I centristi corrono da soli ad Agrigento, dove prova a riconfermarsi Marco Zambuto: l’Udc si ritroverà contro un’alleanza Pd-Mpa-Fli, a sostegno dell’ex sindacalista Cgil Mariella Lo Bello, e l’asse Pdl-Grande Sud con Totò Pennica, col Pd che ha perso un pezzo, Arnone, che proverà da solo la scalata alla fascia tricolore. E a proposito di Pd che perde pezzi, curioso il caso di Niscemi. Qui il Partito Democratico si è letteralmente spaccato in tre, tanti quanti sono i candidati che provengono dall’ex maggioranza: il sindaco uscente Giovanni Di Martino, un suo ex assessore Viviana Stefanini e l’ex capogruppo in consiglio comunale Massimo Di Bennardo. Uno contro l’altro, in una sfida da fratelli coltelli. A Cefalù, invece, a spaccarsi è stato l’Udc. Una parte “non ufficiale”, infatti, sosterrà Vittorio Sgarbi, che dopo l’esperienza conclusasi non proprio felicemente a Salemi, ci riprova in un altro piccolo gioiello siciliano. L’Udc “ufficiale”, invece, seppur commissariato, sosterrà insieme al Pd e al Mpa Lapunzina, con Pdl e Grande Sud ancora una volta alleate per Croci, il Pid che corre da solo con Guercio. Si vota anche nel ragusano: a Scicli, ad esempio, gli assetti sembrano più regolari: un candidato per il Pdl (Padua), uno per il Pd (Cannata), uno per il Terzo polo, Mpa-Udc-Fli (Susino) e uno del Grande Sud (Catera). Tutt’altra storia nella vicina Pozzallo, dove ad allearsi sono stati Pd e Pdl a sostegno del parlamentare regionale Roberto Ammatuna.
Tornando alla provincia di Messina, qui le sfide a cui guardano con maggiore interesse i partiti sembrano essere quelle di Barcellona e Lipari. A Barcellona Pdl e Udc, così come a Palermo, sono alleate a sostegno di Catalfamo, Mpa, Fli e Pd hanno trovato una convergenza dell’ultima ora su Marte, mentre la “scheggia” è Santi Calderone, nome venuto fuori dalla corrente Picciolo del Pd, sempre più “ammiccante” nei confronti del Mpa. A Lipari una “grande alleanza” appoggia Marco Giorgianni, con Pd, Udc, Fli e una costola del Mpa, Art. 1 Autonomia e Libertà, decisi nel far fronte comune contro il candidato di Pdl e Mpa, Grasso, che potrebbe disperdere voti a causa della discesa in campo in solitaria di Ciccio Rizzo (ex An). Tutti contro tutti, invece, a Villafranca Tirrena, dove a spaccarsi sono stati sia il Pdl che l’Udc: Matteo De Marco è “lanciato” da una parte del Pdl (vicina a Formica e Garofalo), da una parte dell’Udc (la corrente Naro), da Fli e Pd; Pietro Costagiorgiano, invece, è espressione di un’altra costola del Pdl (quella che fa riferimento al duo barcellonese Nania-Buzzanca) e dall’ala dell’Udc che fa riferimento a D’Alia e Ardizzone. Nella zona ionica il grande protagonista è Cateno De Luca, presente su più piazze direttamente o indirettamente: è candidato a sindaco a Santa Teresa Riva (dove ha “abbandonato” Lo Schiavo dopo averlo lanciato e sfida l’uscente Morabito, sostenuto da Pdl, Pd e Udc), è assessore designato a Nizza da Mimma Brigandì (che al suo fianco ha anche Fli e parte dell’Udc, capolista tra i candidati al Consiglio lo zio di De Luca, Carlo Gregorio) ed è “padrino” politico di due dei tre candidati della “sua” Fiumedinisi, Rasconà e Sentineri, dove il terzo incomodo Repici rischia di finire “stritolato” e il consiglio comunale viaggia verso un “assolutismo” targato De Luca.

Certo che con tutto questo “spezzatino” non viene assolutamente voglia di andare a votare….. cmq “la sciarra è sempre per la cutra”. Se dalla politica si cancellassero i bei soldoni o i privilegi sarebbe molto difficile trovare candidati disponibili a mettersi in gioco….