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Alloggi Iacp: famiglie che pagano da 50 anni non hanno diritto alla proprietà. Lo denuncia Gioveni

Alloggi Iacp: famiglie che pagano da 50 anni non hanno diritto alla proprietà. Lo denuncia Gioveni

giovedì 13 Settembre 2012 - 09:01

Il consigliere Udc: "Esistono alcuni alloggi di proprietà IACP che sono stati costruiti negli anni ’60 ma che, nonostante non fossero stati adibiti a civile abitazione bensì ad attività commerciali, erano stati ugualmente assegnati alle famiglie aventi diritto. Si trovò allora, in pratica, una formula contrattuale certamente anomala e bizzarra fra le parti che consisté nel far firmare ai neo inquilini una sorta di contratto promiscuo, ossia da artigiano residente”

Se è vero che le procedure amministrative risultano sempre più lunghe del previsto, questo è ancora più vero per l’Istituto Autonomo Case Popolari, spesso al centro della cronaca.
“Come è noto infatti – scrive il consigliere della terza circoscrizione Libero Gioveni – i paradossi o le “inerzie” procedurali o amministrative che hanno accompagnato nel tempo l’ente di via Ettore Lombardo Pellegrino sono davvero tanti, soprattutto in merito alla gestione o mancata vendita degli alloggi”.

Dal consigliere circoscrizionale era partita recentemente un’interrogazione all’ex commissario Vincenzo Lo Conti sul mancato trasferimento della proprietà di molti alloggi al Comune. Fatto questo che ha inevitabilmente bloccato le procedure di vendita nei confronti degli aventi diritto.

Ma non è tutto qui. Anzi, c’è del peggio. Sempre di Gioveni la denuncia di un’altra vicenda paradossale sulla gestione delle unità abitative eventualmente da far riscattare agli assegnatari.
“Esistono, infatti, alcuni alloggi di proprietà Iacp che sono stati costruiti negli anni ’60 ma che, nonostante non fossero stati adibiti a “civile abitazione” bensì ad “attività commerciali”, erano stati ugualmente assegnati alle famiglie aventi diritto – scrive il consigliere e prosegue -. Si trovò allora, in pratica, una formula contrattuale certamente anomala e bizzarra fra le parti che consisté nel far firmare ai neo inquilini una sorta di “contratto promiscuo”, ossia da “artigiano residente”.

Fra i tanti in questione che ricadono nella terza circoscrizione, Gioveni fa riferimento in particolare agli alloggi a piano terra degli isolati 26/B e 26/C di viale San Martino proprio a ridosso dell’ingresso di villa Dante e altri, sempre a piano terra, di alcuni stabili in via La Farina a ridosso dell’incrocio con via Trieste.

Fatta la legge trovato l’inganno? Quello che è sicuro, evidenzia il consigliere Udc, è che ci sono famiglie che pagano da quasi 60 anni il contratto di locazione all’Iacp, senza avere la possibilità di acquisire il diritto della proprietà maturato ai sensi di legge.

L’appello, quindi, che Gioveni rivolge al neo Commissario Sciacca è certamente quello di valutare la concreta possibilità di avviare l’iter amministrativo finalizzato alla dismissione di questa particolare tipologia di immobili alle ormai rassegnate famiglie aventi diritto.

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Un commento

  1. Non sono molto pratico della materia, ma credo che il consigliere Gioveni, chiedendo la vendita di questi locali ad uso abitazione dica una enorme castroneria.
    Questi locali, come altri in tante altre zone della città anche centrali come la via natoli, non hanno i requisiti tecnici nè quelli sanitari per essere assimilati ad abitazione. Hanno poca luce e poca aria, sono costruiti direttamente sulla terra e quindi preda dell’umidità di risalita ecc. ecc… Si tratta di quei locali che noi, che non siamo più giovani, definivamo “casa e putia”. C’era “u babberi, a sassamenteria, u tabacchinu, u scapparu” e così via.
    A parer mio, il consigliere Gioveni avrebbe fatto meglio a chiedere che le persone che da tanti anni vivono in pratica sulla strada con tutte le difficoltà correlate (rumore, polvere, rischio di rapine ecc.. ecc..), fossero sistemate in abitazioni dignitose e non in quei tuguri.

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