UniMe offre una chiave di lettura attraverso i lavori di Laura Faranda al corso del professor Mollica
Messina – Gli specialisti della cura psicologica e psichiatrica, i mediatori e le mediatrici culturali, i comunicatori pubblici e privati sono sempre più inseriti in un mondo globalizzato e sempre di più i professionisti della psiche devono relazionarsi con pazienti provenienti da culture e sistemi religiosi molto diversi dai propri. Comprendere quali sono le strutture profonde delle culture e delle religioni “altre” è essenziale per guardare alle patologie senza incorrere in bias interpretativi che possono inficiare il percorso di cura. E’ qui che antropologia e psicologia si incontrano.
La santa tunisina al centro del lavoro etnografico
Ed è questa la chiave di lettura che il professor Marcello Mollica e la professoressa Laura Faranda (antropologi rispettivamente a UniMe e a La Sapienza di Roma) hanno dato all’incontro con gli studenti e le studentesse dei corsi di laurea umanistici in cui insegna il professor Mollica. I docenti hanno così offerto agli studenti uno spaccato e un esempio in grado di fornire loro saperi e competenze da inserire nella “cassetta degli attrezzi” utile domani nel mondo professionale.
Perché è utile capire l’altro nei percorsi di cura
Una chiave di lettura che è passata dal lavoro etnografico della Faranda condensato nella pubblicazione Peripezie di una santa, edito da Museo Pasqualino e relativo al culto, nella Tunisi contemporanea, di Sayyda ‘A’isha al-Mannubiyya. Un culto riservato alle donne praticato attraverso riti e pratiche che, è questa la lettura della studiosa, consentono alle devote comportamenti di forte rottura rispetto alle pratiche islamiche accettate per la maggiore nella Tunisia contemporanea. Una santa, A’isha, che richiama alla mente figure di antica derivazione greca presente anche in culture non islamiche del mediterraneo e contempla pratiche vicine ad alcune di quelle a noi più note, in particolare nel sud Italia.
