"Il Pianoforte Sinfonico": applauditissimo il concerto di Roberto Cappello - Tempostretto

“Il Pianoforte Sinfonico”: applauditissimo il concerto di Roberto Cappello

Giovanni Franciò

“Il Pianoforte Sinfonico”: applauditissimo il concerto di Roberto Cappello

lunedì 22 Ottobre 2018 - 11:00
“Il Pianoforte Sinfonico”: applauditissimo il concerto di Roberto Cappello

Il musicista ha eseguito al pianoforte brani composti e concepiti per orchestra sinfonica.

Sabato è stata inaugurata al Palacultura la stagione musicale delle Associazioni musicali riunite Accademia Filarmonica, V. Bellini, con l’esibizione del pianista Roberto Cappello, già in passato ospite presso le nostre sale.

IDurante il concerto, dal titolo “Il Pianoforte Sinfonico” , Cappello ha eseguito al pianoforte brani composti e concepiti per orchestra sinfonica. Solo con questo strumento infatti è possibile in qualche modo riprodurre brani destinati all’orchestra, per via soprattutto della possibilità di usare le due mani in maniera autonoma e indipendente, consentendo all’una di eseguire la melodia e all’altra di accompagnare armonicamente il canto (non per niente Chopin, durante le lezioni ai suoi allievi, soleva definire la mano sinistra “il direttore d’orchestra”).

Nella prima parte del concerto il pianista ha eseguito la celeberrima Sinfonia n. 5 op. 67 di Ludwig Van Beethoven, nella trascrizione per pianoforte di Franz Liszt. Liszt è stato autore di innumerevoli trascrizioni per pianoforte di opere, sinfonie, lied di musicisti a lui contemporanei o antecedenti, e tale meritoria attività, in un’epoca in cui la musica poteva essere ascoltata solo dal vivo, ha contribuito notevolmente alla diffusione della stessa. Ha trascritto fra l’altro tutte le nove sinfonie di Beethoven. Oggi molte di queste trascrizioni, se pur sempre piacevoli, anche se talora appesantite da un eccesso di ornamentazioni virtuosistiche, possono sembrarci datate, ed in effetti molte di esse si ascoltano raramente nelle sale da concerto, essendo venuta meno l’esigenza primaria di divulgazione che ha indotto diversi musicisti, Liszt in primis, a trascrivere brani orchestrali per pianoforte.

La quinta di Beethoven è relativamente poco eseguita, l’adattamento per pianoforte, seppure realizzato con grande maestria dal compositore ungherese, non può sostituire lo straordinario sinfonismo beethoveniano, che proprio nella Quinta si sprigiona in tutta la sua magnificenza. L’esecuzione di Cappello è stata energica e appassionata, di grande forza nell’esecuzione impeccabile degli innumerevoli accordi e ottave, presenti in “fortissimo” nella partitura. Forse qualche imperfezione si è avvertita durante l’esecuzione dell’ultimo movimento Allegro, sembrato troppo affrettato e poco nitido nel suono, tra l’altro il movimento più travolgente e imponente sotto il profilo sinfonico, e per questo il meno convincente nella trascrizione pianistica.

La seconda parte è stata dedicata interamente a George Gershwin, di cui Cappello si è dimostrato un vero specialista. Prima “Un americano a Parigi”, in un adattamento per pianoforte, poi la celebre “Rapsodia in Blu” hanno allietato i numerosi spettatori, brani interpretati in maniera eccellente da Cappello. La musica di Gershwin, probabilmente, come ha scritto il Manzoni, “Il massimo prodotto che la cultura musicale degli Stati Uniti abbia dato fino ad oggi”, risulta sempre suggestiva e amabile all’ascolto, per la sua prodigiosa capacità di fondere, in un connubio naturale e sorprendente, la musica colta europea e la musica ritmica (jazz, blues) dei neri d’America.

In realtà altri musicisti prima di lui si erano avventurati in ambiti jazzistici nella loro produzione musicale: si pensi ad es. all’”Ebony Concerto” di Igor Stravinsky; forse il primo a sperimentare in tal senso fu però Claude Debussy, con due squisiti brani scritti per pianoforte: “Golliwogg’s cake-walk” dai “Children’s corner” e “The little nigar”. Si trattava però di esperimenti isolati, mentre in Gershwin il connubio classic/jazz diventa elemento connotante di tutta la sua poetica musicale. “Un americano a Parigi”, la cui musica è stata resa immortale anche grazie all’omonimo film di Vincente Minnelli, consiste in un poema sinfonico che racconta la giornata di un turista americano nella capitale francese. Ha carattere brillante, ma talora nostalgico e malinconico, con una splendida – oltre che famosissima – parentesi “blues” nella seconda parte. La “Rapsodia in Blu”, probabilmente il capolavoro più famoso del musicista americano, composta per pianoforte e orchestra a soli 26 anni, è il perfetto connubio fra la musica nera americana e quella colta europea. Un brano dal carattere ora energico e brillante, ora sognante, comunque amatissimo e irresistibile.

La mancanza dell’orchestra ha nuociuto meno alla resa di questo brano, la cui partitura originale riserva una notevole parte al pianoforte. Roberto Cappello, evidentemente a suo agio nel suonare Gershwin, ha eseguito i due brani con grande vigore, ritmo e precisione, palesando una consumata perizia tecnica. Applausi entusiasti, ai quali il pianista ha risposto con un bel bis: il “Liebeslied” di Schumann/Liszt.

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