Applausi per la pianista Valentina Lisitsa "star di you tube" al Palacultura - Tempostretto

Applausi per la pianista Valentina Lisitsa “star di you tube” al Palacultura

Giovanni Franciò

Applausi per la pianista Valentina Lisitsa “star di you tube” al Palacultura

venerdì 16 Novembre 2018 - 06:16
Applausi per la pianista Valentina Lisitsa “star di you tube” al Palacultura

La grande pianista, star di You tube, attira il pubblico delle grandi occasioni

Attesissimo concerto quello tenuto per la stagione musicale dell’Accademia Filarmonica, da Valentina Lisitsa, la prima artista, almeno nell’ambito della musica classica, ad essere divenuta celebre attraverso i nuovi canali di comunicazione (You Tube), per un Palacultura gremito come rare volte lo si è visto. La pianista ucraina non ha deluso le aspettative, anche se alcune scelte interpretative o esecutive hanno destato qualche perplessità. Differente, pare per un disguido, il programma presentato dalla pianista rispetto a quello illustrato nelle note distribuite in sala. Al posto della Sonata Appassionata, la Lisitsa ha eseguito l’altrettanto popolare, ma molto meno complessa, sonata op. 27 n. 2 di Ludwig Van Beethoven “Al chiaro di luna” Proprio l’esecuzione del primo famosissimo movimento “Adagio” non è apparsa convincente per via dell’andamento eccessivamente lento impresso al brano dalla pianista; Beethoven ha indicato per questo primo movimento della celebre Sonata dedicata alla Contessina Giulietta Guicciardi, sua amata allieva, un tempo “Adagio sostenuto”, che la Lisitsa ha invece trasformato in un adagio molto, scelta assolutamente non giustificata, che ha nuociuto all’unitarietà del brano.

Anche l’esecuzione del tempestoso terzo movimento – Presto agitato” – uno sfrenato susseguirsi di rapidissimi arpeggi e accordi spezzati, ha mostrato qualche pecca, quanto a limpidezza di suono, ma soprattutto per difetto della necessaria potenza. Altra musica, in tutti i sensi, quella relativa al secondo brano eseguito: Gaspard de la nuit di Maurice Ravel. Si tratta di una delle composizioni pianistiche più importanti del 900, ispirata dai versi del poeta Bertrand, una raccolta di tre brani che esprimono simbolicamente gli omonimi versi del poeta in maniera straordinariamente efficace. Il primo “Ondine”, è un brano connotato da una meravigliosa fluidità sonora, libera nella forma, che rende appieno i versi del poeta rappresentanti una ninfa che, ondeggiando morbida nelle acque di un lago, tenta di sedurre, non ricambiata, il narrante. A questa atmosfera leggera ed irreale fa da contrasto il secondo brano, “Le gibet” (il patibolo), una musica inquietante che si sviluppa staticamente attorno ad una nota ossessivamente ribattuta, che simboleggia il rintocco delle campane dopo l’esecuzione di un condannato a morte. Segue infine “Scarbo”, uno gnomo infernale, dispettoso, reso attraverso guizzi sonori, prodotti tramite trilli, accordi aspri e dissonanti, ritmo frenetico.

La pianista ha reso mirabilmente le diverse atmosfere del capolavoro di Ravel, esibendo la leggerezza di un tocco delicatissimo e cristallino nel fraseggio di “Ondine”, per passare all’atmosfera statica e allucinata di “Le gibet”, concludendo con i mirabolanti passaggi virtuosistici di “Scarbo”. La seconda parte ha visto l’esecuzione, come da programma, dei “Quadri di un’esposizione”, di Modest Mussorgski Scritto dal compositore in ricordo del suo amico Viktor Hartmann, architetto e pittore russo morto in giovane età, questo capolavoro è forse più popolare nella trascrizione per orchestra di Maurice Ravel, tuttavia anche l’originaria versione pianistica è molto eseguita nelle sale da concerto di tutto il mondo. La composizione si ispira ad una collezione di quadri del pittore esposti a Pietroburgo dopo la sua morte. Si tratta di una musica tipicamente russa, come tutte le opere dell’autore del Boris Godunov, e presenta una straordinaria ricchezza di invenzione: una passeggiata “Promenade”, filo conduttore di tutta l’opera, ci conduce da un quadro all’altro, tutti splendidamente “dipinti” in musica da Mussorgski, Molto efficaci, in particolare, “Il vecchio castello” brano misterioso e intriso di tristezza, “Bydlo” – un grande carro di contadini, con enormi ruote, trainato dai buoi – brano impressionante che raffigura la fatica e pesantezza del gesto faticoso del traino, e “La grande porta di Kiev” che conclude trionfalmente il brano, ma tutti i quadri, nella loro varietà espressiva, rappresentano un brano straordinario, prezioso nel repertorio di ogni pianista. La Lisitsa, pur eseguendo il brano con intensità e grande personalità, a volte è sembrata ancora una volta indugiare troppo nei tempi lenti, in particolare ne “Il vecchio castello”, e non affrontare con la necessaria energia i brani più solenni, come “La grande porta di Kiev”, mentre è sembrata impeccabile laddove è richiesto il fraseggio leggero, la morbidezza del tocco, come “Tuileries, “Balletto dei pulcini nel loro guscio”, “Limoges”, brani interpretati splendidamente. Al posto della Grand Sonata op. 37 di P. I. Ciaikovsky, prevista nel programma, la pianista ha invece eseguito una serie di brani dal balletto “Lo Schiaccianoci” trascritti per pianoforte, a partire dall’Overture, per finire con il celebre “Valzer dei fiori”. Molto generosa nei due bis concessi: “Standchen” (Serenata), il famosissimo lied di Schubert, appartenente alla sua ultima raccolta “Schwanengesang”, trascritto per pianoforte da Franz Liszt, eseguito con grande sensibilità e raccoglimento, e la altrettanto famosa Rapsodia Ungherese n. 2, sempre di Liszt, un brano popolarissimo, appartenente al repertorio dell’artista, ove Valentina Lisitsa ha ancora una volta dato il meglio di sé nelle parti più caratterizzate dall’alato fraseggio che non in quelle dove è richiesto il tocco marcato e potente.

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