Cas spolpato: truccare le gare uccide le imprese oneste e mina la sicurezza - Tempo Stretto

Cas spolpato: truccare le gare uccide le imprese oneste e mina la sicurezza

Rosaria Brancato

Cas spolpato: truccare le gare uccide le imprese oneste e mina la sicurezza

mercoledì 14 Marzo 2018 - 09:20
Cas spolpato: truccare le gare uccide le imprese oneste e mina la sicurezza

Il gip Mastroeni spiega in modo esemplare il meccanismo delle mazzette truccate da consulenze, ma sopratutto evidenzia le gravissime conseguenze per l' incolumità dei cittadini e per la sopravvivenza delle imprese oneste: "Creare fondi milionari per la corruzione è sottrarre denaro alle opere ed ai cittadini".

Ogni volta che percorro l’autostrada, tra deviazioni, lavori in corso perenni, rischi, file, condizioni pietose del manto stradale, interruzioni, il mio pensiero va alle casse spolpate del Cas. I primi anni pensavo che in fondo quelle condizioni di degrado erano dovute ad una serie di concause molte delle quali legate ad un carrozzone, quale appunto il Consorzio autostrade, lento a procedere e farraginoso nelle risposte. Ogni volta che pago l’assurdo e iniquo pedaggio a Orto Liuzzo mi chiedo ancora il perché dell’ostinazione del Cas a mantenere un balzello che serve solo ad arricchire casse che poi altri svuotano. Le risposte sono tutte nelle inchieste che continuano a rivoltare come un calzino il Cas.

Da tre anni inchieste di ogni genere fanno emergere uno dei peggiori spaccati della nostra società, nel quale a qualsiasi livello si scopre una furbizia, un reato, una violazione di norma. Ad ogni arresto non possiamo più neanche titolare “terremoto al Cas”, perché una scossa tellurica è un fatto raro, ma le indagini sono diventate ormai quotidiane.

Si va dalla gestione degli appalti alle furbizie sugli straordinari, dalle vicende legate ai contenziosi ed alle transazioni (vaso di Pandora dal quale prima o poi emergeranno nuovi elementi), agli stakanovisti, dalle tangenti travestite da consulenze alle richieste di risarcimento danni, dalle forniture gonfiate fino ai rimborsi spese per i consiglieri ed agli aumenti d’indennità. Non c'è angolo del Consorzio nel quale non si siano trovate ombre, nel quale non abbiano scovato nuvole sia gli inquirenti che la Regione, che l'Ispettorato del lavoro.

Davanti a noi c'è un enorme carrozzone che incassa milioni e milioni di euro che però finiscono in piccoli e grandi labirinti ognuno dei quali nasconde una violazione. La questione dei contenziosi, delle transazioni, degli incarichi legali (nonchè dell'assenza di un albo), dei risarcimenti danni è altrettanto grave delle inchieste sugli appalti. Se un'opera non si realizza o l'intero percorso della gara è minato da altri interessi che non siano quelli esclusivamente legati alla realizzazione nell'interesse pubblico, è grave. Se persino i rimborsi, le missioni e le indennità diventano terreno minato è altrettanto grave. Ma sono gravi anche le piccole furbizie, il sistema di silenzi e di omertà perchè tanto alla fine ognuno ha un piccolo o grande tornaconto. Tempostretto ha pubblicato anche vicende apparentemente meno eclatanti ma che sono la cartina di tornasole di un sistema malato fin nelle fondamenta.

Negli anni scorsi Tempostretto ha dedicato una serie di puntate ad alcuni punti oscuri nella gestione del Cas (leggi qui). Non è mia abitudine ma questa volta voglio pubblicamente ringraziare l’egregio lavoro svolto dalla collega professionista Alessandra Serio che su Tempostretto, nel 2016, pubblicò l’articolo sulla Pachira (leggi qui). Fece un gran bel lavoro e so che non fu facile.

Oggi l’inchiesta chiarisce la Pachira fosse in sostanza il “vestito” utilizzato per travestire le mazzette, una società usata per fare da “consulente per consulenze”.

Ancora una volta il gip Salvatore Mastroeni si rivela nel provvedimento attento nel definire non soltanto il reato ma il malcostume e le conseguenze che per l’intera comunità ne derivano. Dietro ogni tangente infatti c’è una minore sicurezza per chi percorre le autostrade. Quanti più soldi “svaniscono” nei labirinti delle gare d’appalto truccate quanto meno “cemento” finisce nelle strade e nei viadotti.

Mastroeni spiega come sia avvenuto al Cas quanto già accaduto con l’inchiesta sul Pio Albergo Trivulzio, cioè tangenti pagate attraverso consulenze, una strada meno “pericolosa” e meno individuabile dietro teste di legno.

"Una delle cose che più colpisce – scrive il giudice Mastroeni nella misura cautelare – è la creazione di un fondo, con i soldi pubblici degli appalti, per consulenze e contatti, una riserva per tangenti e corrompere funzionari alla luce del sole e, ancor di più, che tale fondo sia stato autorizzato dall'amministrazione pubblica e come un subappalto, con un tasso di illegalità neanche facilmente immaginabile. Una illiceità tanto alla luce del sole da sbalordire per la mera spregiudicatezza basata evidentemente su un senso di impunità”.

I soldi non appaiono nell’appalto iniziale, ma strada facendo quando entra in scena la Pachira per la quale offrivano consulenze sia Polizzotto che lo stesso Gazzara che del Cas è (ed era al momento della vicenda) vice presidente. La corruzione, secondo gli inquirenti, avveniva attraverso il sistema di “maxi consulenza delle consulenze” che coinvolgeva i vari soggetti: il Cas, quale ente appaltante, indiceva la gara, la Condotta spa la società aggiudicatrice, poi la Pachira, società di consulenza alla quale, in sub appalto (quindi non attraverso importi indicati nella prima fase) venivano stanziate somme (un milione e 650 mila euro) da destinare ai consulenti finali, cioè Gazzara e Polizzotto. Consulenze che, secondo quanto emerso, venivano indicate “pubblicamente” come necessarie per snellire il rapporto tra Condotta e Cas.

E’ proprio Gazzara– prosegue Mastroeni nel provvedimento- nei suoi continui rapporti con gli altri protagonisti dei fatti ad assumere il ruolo principale in tutte le vicende, il collante dell’appalto illecito e degli illeciti a catena. Incassare denaro e vendere una funzione pubblica, pur a fronte di stipendi e di indennità va assumendo sempre maggiore gravità rispetto ad un contesto economico difficile e di aumento della povertà. Alterare gare d’appalto è minare la sopravvivenza delle imprese oneste. Inserire fondi milionari per la corruzione è sottrarre il medesimo denaro alle stesse opere e ai cittadini. Fare tutto ciò in Sicilia dove notoriamente in alcune tratte le condizioni di abbandono giungono al livello di rischio per l’incolumità pubblica, con frane, crollo di ponti, strade dissestate, è particolarmente grave. Sono soldi sottratti ai lavori, sono rischio di materiali scarsi o depotenziati, di controlli superficiali o di favori. Il danno oltre quello economico ha spesso proiezione in tragedie in cui la responsabilità per le opere restano remote ed impunite”.

Continueremo a percorrere autostrade “impercorribili”, con tratti dissestati, cantieri aperti per anni, strutture a rischio, continueremo a pagare con i soldi pubblici contenziosi e transazioni creati ad hoc, i soldi assurdi del pedaggio di Orto Liuzzo finiranno nelle casse senza fondo del Cas, ormai definitivamente spolpate.

Negli anni scorsi l’ex assessore regionale Giovanni Pizzo aveva avviato un’ispezione interna poi finita nel nulla perché fu sostituito in giunta.

Il nuovo governo Musumeci dovrebbe ripassare il “gran libro” delle inchieste sul Cas e iniziare una serie riflessione e avviare una profonda opera di rifondazione dalle fondamenta, sperando anche almeno quelle fondamenta non siano state realizzate con i sistemi che hanno portato a decine di arresti negli ultimi anni.

Oggi più che mai servono uomini coraggiosi e liberi.

Rosaria Brancato

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Un commento

  1. Percorrendo tutti i giorni la Messina-Catania, davanti a me assorto nei miei pensieri, mi compare spesso un’immagine: “All’altezza della frana di Letojanni tutti i personaggi di cui sopra del CAS e company, che a mani nude notte e giorno, puliscono la carreggiata dalla frana”……Sarebbero queste le giuste punizioni che si meriterebbero!!!

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