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Crocetta: “Il Cas era sede di misfatti. Oggi è rinato ed ha progetti esecutivi per 500 milioni”

Marco Ipsale

Crocetta: “Il Cas era sede di misfatti. Oggi è rinato ed ha progetti esecutivi per 500 milioni”

mercoledì 16 Dicembre 2015 - 16:50
Crocetta: “Il Cas era sede di misfatti. Oggi è rinato ed ha progetti esecutivi per 500 milioni”

Il presidente della Regione in visita a Messina per l’ormai consueto bilancio di fine anno di un ente che ritiene di aver salvato dal fallimento. Focus anche sul dissesto idrogeologico. Il presidente del Cas, Faraci, e il direttore generale Pirrone fanno il punto sugli interventi in corso e su quelli in programma

“Il Consorzio Autostrade Siciliane era un luogo in cui si celebrava qualsiasi tipo di misfatto, con incredibili perdite di denaro e appalti alle ditta mafiose. Oggi ha circa 500 milioni di progetti esecutivi che possono andare subito in gara per migliorare l’intera rete”. Il presidente della Regione, Rosario Crocetta, arriva a Messina per l’ormai consueto bilancio di fine anno di un ente che ritiene di aver salvato dal fallimento. Eppure il Ministero ne ha di nuovo contestato la gestione, anche di recente. “Ma appena abbiamo fornito i risultati hanno cambiato idea – prosegue -. Le strade gestite dall’Anas, che è un ente nazionale, hanno molti più problemi delle nostre e anche lì non sono mancati scandali per corruzione, tangenti, crolli e cemento depotenziato. Il Cas ha, invece, una struttura di pregio che mette in campo grandi progetti, come la chiusura dell’anello autostradale Gela-Mazara, per la quale faremo ricorso ai privati visto che l’Unione Europea non dà più fondi allo scopo, tanto loro le autostrade ce le hanno, né li dà lo Stato perché ritiene che i servizi a tariffa debbano autoremunerarsi. Eppure c’è un gap enorme rispetto al centro nord; con la Lombardia, ad esempio, di almeno 20 miliardi. In ogni caso, abbiamo già fatto degli studi sui costi e sul rientro economico che può essere valido per i privati, dobbiamo solo stabilire le modalità dell’appalto e lo faremo in tempi brevi. Il Cas è un ente che sta dando risultati, come ad esempio l’avvio dei cantieri dell’autostrada Rosolini-Modica, nonostante le carenze di personale che cercheremo di colmare in finanziaria anche ricorrendo a lavoratori di altre partecipate. E’ una politica di trasparenza e legalità in netta discontinuità col passato”.

I problemi della viabilità siciliana non riguardano solo le autostrade ma anche le strade secondarie. “Negozieremo col Governo nazionale una serie di interventi che abbiamo inserito nel Patto per lo sviluppo siciliano, come ad esempio la strada Santo Stefano Camastra-Gela – prosegue Crocetta –, perché qui i privati non hanno convenienza ad investire. Migliorare le reti viarie e ferroviarie fa crescere l'occupazione, il commercio, il pil, la vivibilità e il turismo. Abbiamo progetti esecutivi sulle piccole strade per 350 milioni e altrettanti per contrastare il dissesto idrogeologico. La frana di Letojanni è uno degli esempi di ciò che doveva essere evitato prima che accadesse ma lì ci sono delle responsabilità del Comune che non ha inserito la zona tra quelle di protezione ambientale, anzi era prevista come edificabile”.

Al presidente del Cas, Rosario Faraci, il compito di fare un bilancio del 2015 e delle opere da “cantierizzare” nel 2016. “Abbiamo fatto tanto – afferma – anche se gli utenti possono pensare il contrario. Il problema è che c’è tantissimo da fare ma contiamo di migliorare già col programma dell’anno prossimo, che prevede in bilancio 63 milioni, e con quello triennale, da 151 milioni. In realtà non potremo rispettarlo pienamente perché, se dovessimo fare tutte le opere, dovremmo chiudere le autostrade e non è possibile. Il programma sarà scaglionato durante l’anno e prevede molti interventi di manutenzione su pavimentazione, guard rail, gallerie e viadotti. In questo conteggio non sono inserite altre opere: la realizzazione della Rosolini-Modica; la frana di Letojanni, dove stiamo consolidando il costone ed è stato dichiarato lo stato di emergenza, gestito dalla Protezione Civile; il viadotto Ritiro, per il quale andremo avanti perché non possiamo attendere le lungaggini giudiziarie e attendiamo la validazione del progetto prima dell’avvio dei lavori; le gallerie Tindari e Capo d’Orlando, i cui lavori sono in corso e termineranno tra un anno. E’ il massimo che abbiamo potuto fare col personale a disposizione, visto che chi è andato in pensione non è stato finora rimpiazzato. Dobbiamo fronteggiare anche un contenzioso per una cifra compresa tra 80 e 100 milioni, sono arrivate alcune sentenze di primo grado sfavorevoli anche su alcune pratiche che risalgono addirittura al 1996”.

Un accenno all’annosa questione del pedaggio di Villafranca: “Siamo in regime di concessione ministeriale – conclude Faraci – e non possiamo fare scelte sui pedaggi a nostro piacimento. Abbiamo fatto richiesta al Ministero per l’esenzione nell’estate 2014 ma non ci hanno risposto, sicuramente faremo un sollecito”. Ed anche Crocetta si è detto disposto ad affrontare il tema.

L’ultima parola spetta al direttore generale del Cas, Salvatore Pirrone, che si è soffermato sugli aspetti tecnici degli interventi: “Contiamo di finire entro il 2016 gli interventi sulle gallerie Tindari e Capo d’Orlando, dove sono stati impiegati circa 20 milioni, e di iniziare entro marzo i lavori sul viadotto Ritiro. Anche a Letojanni serviranno ancora tra sei mesi e un anno per riaprire la carreggiata lato monte. Stiamo ultimando la messa in sicurezza dello scivolamento della frana e facendo sondaggi geotecnici per avviare la progettazione ed eliminare il materiale franato. Poi faremo una paratia che fungerà da barriera paramassi a sostituzione del muro e, a monte, un’altra per fermare il terreno. Per evitare altri casi simili c’è in corso un monitoraggio ambientale lungo tutta la fascia jonica, soprattutto nel tratto Messina-Taormina, che è quello più a rischio. Sono già in corso interventi di consolidamento su un muro a Taormina e altri di pulizia dei cavidotti per non fare scivolare acqua in autostrada, che può essere pericolosa ancor più della pavimentazione imperfetta”.

(Marco Ipsale)

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