Barcellona. Biblioteca comunale: preziosi volumi a rischio. La denuncia del Centro Studi -Balotta-

Barcellona. Biblioteca comunale: preziosi volumi a rischio. La denuncia del Centro Studi -Balotta-

Barcellona. Biblioteca comunale: preziosi volumi a rischio. La denuncia del Centro Studi -Balotta-

giovedì 18 Febbraio 2010 - 14:01

Oggetto di un contenzioso tra il Comune e un privato, l'edificio non può essere messo in sicurezza

Il patrimonio librario cittadino, che comprende numerosi testi antichi e preziosi, deve essere tutelato e messo a disposizione della collettività. Si torna a parlare della ormai nota vicenda della biblioteca comunale “Nannino di Giovanni” di via Regina Margherita, oggetto di un contenzioso tra l’ente pubblico e i privati che impedisce non solo la fruizione dei volumi, ma anche i necessari interventi di recupero del materiale librario e di parte dell’edificio che lo contiene, dichiarato inagibile. A riproporre la questione all’attenzione dell’amministrazione comunale è il Centro Studi “Nino Pino Balotta”. «Il risultato del contenzioso relativo all’eredità di Nannino Di Giovanni – scrive il direttore Antonino Catalfamo – è che il prestito al pubblico e la consultazione di buona parte dei libri sono resi impossibili a tempo indeterminato e che i numerosi volumi interessati, tra cui incunaboli e cinquecentine di pregio, rischiano di deteriorarsi». Il Centro Studi chiede che l’amministrazione comunale «riprenda immediatamente possesso dei locali situati all’interno del centrale giardino dell’ “Oasi”, sfrattando le numerose associazioni che, nel corso degli anni, le hanno occupate, e sistemi in detti locali la biblioteca comunale, che ha priorità assoluta». Il Centro Studi denuncia, inoltre, «la penuria dei mezzi finanziari sinora riservati, dalle varie amministrazioni comunali succedutesi nel tempo, alla biblioteca comunale, mentre, nel contempo, beneficia di cospicui finanziamenti la miriade di associazioni che sorgono come funghi. E’ necessario – scrive Catalfamo – che i servizi pubblici non vengano abbandonati a se stessi, a vantaggio di strutture private o di strutture che sono state istituzionalizzate per fini clientelari». Il Centro Studi chiede, infine, «che vengano attuate appieno le volontà testamentarie dell’avv. Di Giovanni, che aveva lasciato i suoi beni ad enti pubblici per fini ben precisi, affinché anche in questo caso non succeda quel che sta accadendo all’eredità di Nino Pino».

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