Barcellona. Cutroni Zodda: Manca l’anestesista. Sala operatoria chiusa

Barcellona. Cutroni Zodda: Manca l’anestesista. Sala operatoria chiusa

Barcellona. Cutroni Zodda: Manca l’anestesista. Sala operatoria chiusa

mercoledì 17 Febbraio 2010 - 19:26

Vibranti proteste dei pazienti. Il consigliere comunale Franco Calabrò: «L’Asp ripristini la funzionalità della sala operatoria». Ma le istituzioni tacciono.

Mancano gli anestesisti e la sala operatoria resta chiusa. Interventi programmati da mesi vengono rinviati a data da destinarsi e i pazienti rispediti a casa. Succede al Cutroni Zodda di Barcellona, dove da qualche giorno, a causa dell’assenza per malattia di uno dei cinque anestesisti al momento in servizio (sugli otto previsti dalla pianta organica), gli interventi di chirurgia, urologia e traumatologia non possono essere effettuati. Sono garantite esclusivamente le urgenze. Una situazione insostenibile, che causa disagio nei pazienti e frustrazione negli operatori sanitari, privati delle risorse umane e materiali per garantire la prosecuzione del servizio chirurgico. «La direzione generale spieghi cosa vuol fare dell’ospedale di Barcellona – chiede il consigliere comunale, Franco Calabrò – perché continuando di questo passo la struttura perderà di credibilità nei riguardi dell’utenza. Così si rischia la chiusura. Se la volontà dell’Asp è questa, meglio renderla nota. Altrimenti occorre ripristinare immediatamente la funzionalità dell’unità di chirurgia dotandola del personale necessario per garantire gli interventi chirurgici programmati». Come ricordiamo, l’ospedale di Barcellona, come gli altri presidi siciliani, è interessato dal piano di riassetto imposto dall’assessorato regionale alla Sanità e adottato dai direttori generali delle Asp. Al Cutroni Zodda, dopo l’accorpamento di urologia, chirurgia e traumatologia in un’unica area chirurgica, sono previsti 12 posti letto di chirurgia. Ma l’assenza degli anestesisti, oltre a ridurre le ore di sala operatoria e dilatare le liste d’attesa, rischia di causare un progressivo ridimensionamento della struttura a causa della sfiducia che gli utenti iniziano ad avvertire per la precarietà nel garantire i servizi, nonostante la professionalità e l’impegno degli operatori sanitari. Ma né gli amministratori dei Comuni del distretto sanitario, né le forze sindacali hanno fatto sentire finora la propria voce.

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