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Agrumi d’oro a Capo d’Orlando, sequestro da quasi 2 mln ad Agridea, indagato Sindoni.

Veronica Crocitti

Agrumi d’oro a Capo d’Orlando, sequestro da quasi 2 mln ad Agridea, indagato Sindoni.

sabato 11 Febbraio 2017 - 07:20
Agrumi d’oro a Capo d’Orlando, sequestro da quasi 2 mln ad Agridea, indagato Sindoni.

Nel mirino della Guardia di Finanza è finito il Consorzio Agridea di Capo d'Orlando. Sigilli a beni per quasi 2 milioni di euro, Tra i 5 indagati anche l'ex sindaco del centro paladino, Enzo Sindoni.

E’ un maxi giro di fatture false che sfiora il tetto dei 70 milioni di euro, perpetrato ai danni dell’Unione Europea nel settore agroalimentare, quello scoperto nei scorsi giorni dalle Fiamme Gialle di Messina nell’Operazione Agrumi d’Oro. Cinque le denunce per truffa aggravata, violazioni penali tributarie ed emissione e utilizzo di false fatture riconducibili al consorzio Agridea di Capo d’Orlando, operante esattamente nel campo della frutta. Gli indagati l’ex sindaco di Capo d’Orlando Enzo Sindoni, Giuseppe Micale, responsabile legale di Pac e Upea, Basilio Scaffidi Chiarello, il tuttofare dei tre consorzi che hanno sede nello stesso plesso, e il contabile Leuccio Tonarelli e Santino Gori, 50 anni, rappresentante legale del Consorzio, al quale è anche stato inflitto un maxi sequestro da 1 milione e 900 euro tra beni, disponibilità bancarie, partecipazioni azionarie.

Le indagini, coordinate dalla Procura di Patti, hanno scandagliato il periodo che va dal 2011 al 2015 ed hanno portato alla luce un meccanismo “circolare” di false fatturazioni che, oltre al consorzio Agridea, coinvolgeva anche le aziende P.A.C. e U.P.E.A., entrambe con sede nella città orlandina. L’obiettivo era far lievitare la quantità di produzione degli agrumi dell’Agridea di modo da ottenere poi gli aiuti economici europei in agricoltura. Ovviamente la “lievitazione”, secondo i finanieri, era solo fittizia.

Le attività portate avanti dal Nucleo tributario della Finanza messinese avrebbero rilevato che i terreni dell’Agridea dichiarati come “superfici coltivabili” erano esageratamente “gonfiati”: circa il 62% in meno risultava, di fatto, coltivabile.

Alcuni dei macchinari posseduti dai tre consorzi per smistare gli agrumi, inoltre, erano ancora immacolati e mai utilizzati fin dalla loro data d’acquisto. Allo stesso modo le celle frigorifere, ritrovate completamente vuote.

Un meccanismoben consolidato, quello messo in atto dalle tre aziende, che comprendeva anche la falsificazione di alcuni assegni bancari stilati per avere poi indietro i rimborsi.

Il tutto per un totale di altri 2 milioni e mezzo di euro.

(Veronica Crocitti)

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