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Operazione Triade, 21 indagati finali per la droga tra i Nebrodi, Terme Vigliatore e Messina

Alessandra Serio

Operazione Triade, 21 indagati finali per la droga tra i Nebrodi, Terme Vigliatore e Messina

mercoledì 26 Ottobre 2016 - 13:03
Operazione Triade, 21 indagati finali per la droga tra i Nebrodi, Terme Vigliatore e Messina

Sono arrivate a conclusioni le indagini sfociate il 20 luglio scorso nel blitz antidroga battezzato Triade. La Direzione Distrettuale Antimafia di Messina ha siglato l'avviso di conclusione delle indagini per tutti e 21 le persone coinvolte nel blitz scattato la scorsa estate, confermando le ipotesi di accusa iniziali. L'operazione dei carabinieri era scattata dopo l'agguato al presidente del Parco dei Nebrodi, Giuseppe Antoci.

Restano tutti indagati, e le pesanti accuse nei loro confronti sono adesso cristalizzate, i 21 nomi coinvolti nell'operazione antimafia della scorsa estate, denominata Triade. La DDA di Messina ha inivato l'avviso di conclusione indagini a tutte le persone coinvolte nel blitz dei Carabinieri, da tempo a lavoro su un vasto giro di hashish e marijuana, prodotti sui Nebrodi sotto l’egida delle famiglie mafiose di Tortorici poi piazzate nella costa tirrenica da un'altra rete di spacciatori, operanti tra Milazzo e Barcellona Pozzo.

Tra loro spicca il nome di Francesco Salamone, consigliere comunale di Terme Vigliatore. Nel corso delle operazioni, i carabinieri hanno anche sequestrato circa 3 chilogrammi e mezzo tra marijuana e hashish.

Restano quindi indagati Carmelo Galati Massaro, Sebastiano Galati Massaro, Antonio Musarra Pecorabianca, Antonino Costanzo Zammataro, Nicolino Isgrò, 48enne di Condrò, Ignazio Lombardo, Salvatore Pantè, Salvatore Iannello, Filippo Biscari, Giuseppe Aricò, Luca Iannello, Roberto Greco, Giuseppe Lo Presti, Marco Coniglio, Veronica Lombardo Pontillo, Antonio Cardillo, Giuseppe Costa, Filippo Genovese, Giuseppe Cammisa, Danny Cardillo, di Venetico. Per tutti loro le accuse, a vario titolo, sono di traffico illecito di sostanze stupefacenti, porto e detenzione illegale di armi da fuoco, nonché di spendida di banconote falsificate.

Le manette erano scattate soltanto due mesi dopo l'attentato al Presidente del Parco dei Nebrodi, Giuseppe Antoci e colpisce direttamente uno dei settori di maggior interesse criminale per la mafia tortoriciana. A far scattare la maxi inchiesta, nel settembre 2013, sono state le indagini condotte dai militari dell'Arma della Compagnia di Milazzo, agli ordini del capitano Antonio Ruotolo. Attraverso corpose documentazioni, i carabinieri hanno fatto emergere l'esistenza di tre gruppi criminali distinti, quello tortoriciano, quello milazzese e quello barcellonese.

Il ruolo "cerniera" tra i fornitori e produttori tortorichiani e i pusher barcellonesi, secondo gli investigatori, era di Nicolino Isgrò, gazie ai rapporti con Carmelo Galati Massaro da un lato, e col "triunvirato" barcellonese composto da Iannello, Biscari e Aricò. Gli accordi tra i vari esponenti delle organizzazioni avvenivano sempre all'interno di un parcheggio di un centro commerciale del messinese, dove venivano concordati prezzi, quantità e modalità di consegna della droga.Tra le attività in cui operavano le tre organizzazioni criminali c'era anche quella delle armi, destinate al doppio ruolo di "protezione" dalle bande rivali e "intimidazione" nel territorio controllato.

Alessandra Serio

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