I venti dello Stretto, dalla legge di Buys Ballot all'effetto "Venturi" - Tempo Stretto

I venti dello Stretto, dalla legge di Buys Ballot all’effetto “Venturi”

I venti dello Stretto, dalla legge di Buys Ballot all’effetto “Venturi”

mercoledì 08 Ottobre 2014 - 22:04
I venti dello Stretto, dalla legge di Buys Ballot all’effetto “Venturi”

Grazie alla sua peculiare morfologia lo Stretto di Messina è una delle aree più ventose di tutto il Mediterraneo, sede di correnti d'aria che presentano dinamiche davvero uniche al mondo e che rispondono alle specifiche caratteristiche del territorio

Una delle caratteristiche che rende lo Stretto di Messina uno dei luoghi più “puliti” sul Mediterraneo è senza ombra di dubbio la ventilazione, immancabile su questo bacino. A causa della sua peculiare conformazione morfologica, a forma di “imbuto” rivolto verso nord, lo Stretto di Messina è una delle aree più ventilate del mar Mediterraneo. Il profilo morfologico che lo contraddistingue costringe i flussi eolici, attivi nei bassi strati, ad incanalarsi e amplificarsi notevolmente, scorrendo parallelamente all‘orientamento della linea di costa. Le coste dello Stretto di Messina essendo spalleggiate da importanti montagne, come i Peloritani sulla riva messinese, e il massiccio dell’Aspromonte sulla riva reggina, rendono questo braccio di mare come una grande e lunga vallata fra Sicilia e Calabria. Proprio per queste pecularietà, spesso, i venti che soffiano lungo l’area dello stretto di Messina non rispondono alla nota legge di Buys Ballot, secondo la quale se ci mettiamo con le spalle al vento e ruotiamo verso destra di circa 40° troviamo l’area di alta pressione al traverso di destra e una bassa pressione al traverso di sinistra (questo vale per l‘emisfero boreale). Ecco perché molte volte, all’interno di questo bacino, la direzione del vento, e la velocità, può risultare significativamente diversa rispetto a quella riscontrata sulle località limitrofe ad esso, fra costa ionica e costa tirrenica.

Ad esempio, in estate capita spesso che mentre sulla costa tirrenica spira una moderata ventilazione di maestrale, sullo Stretto i venti si dispongono prevalentemente da N-NE e NE. I venti che investono il tratto di mare, fra Messina e Reggio Calabria, possono avere delle origini del tutto diverse. Ciò spiega perché è necessario costruire un modello a piccola scala per riuscire a capire e prevedere le complesse dinamiche eoliche di quest’area. In Italia statisticamente solo le Bocche di Bonifacio, il Canale d’Otranto e il Canale di Sicilia, riscontrano una ventilazione media mensile più forte rispetto al braccio di mare fra Reggio e Messina. Ma in nessuno di questi bacini sono cosi rare le bonacce, o le giornate senza vento, come sullo Stretto di Messina. Inoltre la ventilazione che spira sullo Stretto, come già anticipato, viene fortemente influenzata dalla presenza di ben quattro sistemi montuosi di una certa imponenza, come i Nebrodi, i Peloritani, l’Etna e l’Aspromonte, che ne modificano spesso la direzione e la velocità, costringendo i previsori a ridisegnare le carte del tempo su scala locale, con i necessari aggiustamenti per evitare un invalidamento delle previsioni meteorologiche. Data la particolare “conformazione” ad imbuto rovesciato verso nord, ogni qual volta che spirano gli umidi venti dai quadranti meridionali, che dalle coste africane risalgono verso il Canale di Sicilia e lo Ionio, sullo Stretto di Messina le correnti aeree possono divenire particolarmente furiose negli strati bassi, dando luogo a intense burrasche e nei casi più estremi ad autentiche bufere, con venti che possono superare lo stadio di uragano, con raffiche di oltre i 130-140 km/h.

Basta ricordare che nel Marzo del 1991 gli anemometri del Pilone raggiunsero un picco ragguardevole di 171 km/h, un valore degno di un uragano di 3^ categoria Saffir-Simpson. I flussi sciroccali vengono rafforzati dal cosiddetto “effetto Venturi” che con il graduale restringimento della sezione, man mano che ci avviciniamo all’imboccatura nord, causa una conseguente e netta intensificazione del flusso eolico che raggiunge i picchi di velocità proprio nell’estrema parte nord della strettoia, fra Capo Peloro e Cannitello, dove non di rado le fortissime raffiche che risalgono da Sud, per piegare più verso S-SO attorno Capo Peloro, raggiungono o superano abbondantemente la soglia dei 100-120 km/h, mentre lungo l’imboccatura sud e nella parte centrale non si superano neppure i 70-80 km/h. Da notare pure come nell’imboccatura nord, proprio a ridosso di Capo Peloro, i venti da S-SE e da Sud che risalgono l’area dello stretto, subito dopo aver impattato con la penisola di Ganzirri, tendano a ruotare più da S-SO e SO, venendo avvertiti con una maggiore componente di Libeccio (da 200° 220°) dagli anemometri collocati sul Pilone dal Centro Meteo della Società dello Stretto di Messina.

Daniele Ingemi

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4 commenti

  1. Bell’articolo! Dovreste farne di più di questo genere per sensibilizzare coloro che non le conoscono pienamente alle particolarità e le potenzialità del territorio messinese. Magari facendo un pensierino al poterle sfruttare nel rispetto dell’ambiente stesso che le produce (turismo, rinnovabili,ecc.)

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  2. Bell’articolo! Dovreste farne di più di questo genere per sensibilizzare coloro che non le conoscono pienamente alle particolarità e le potenzialità del territorio messinese. Magari facendo un pensierino al poterle sfruttare nel rispetto dell’ambiente stesso che le produce (turismo, rinnovabili,ecc.)

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  3. CastorinaCarmelo 9 Ottobre 2014 11:28

    L’articolo è di notevole fattura e legge in modo preciso le dinamiche e i flussi ventosi in riva allo stretto. Faccio i miei complimenti alla redazione e la invito e reiterare questi scritti.

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  4. CastorinaCarmelo 9 Ottobre 2014 11:28

    L’articolo è di notevole fattura e legge in modo preciso le dinamiche e i flussi ventosi in riva allo stretto. Faccio i miei complimenti alla redazione e la invito e reiterare questi scritti.

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